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La ricerca del volo MH370 ha portato grandi scoperte oceanografiche

La ricerca dei resti del volo MH370 dell’Air Malaysia, misteriosamente scomparso l’otto marzo scorso insieme ai suoi 239 passeggeri, ha portato alla mappatura di una vasta area di fondale oceanico in precedenza ignota.

mh370  02NON TUTTO IL MALE VIEN PER NUOCERE  – L’ Australian Transport Safety Bureau (ATSB), che da mesi guida le ricerce dei resti del volo MH370, ha diffuso alcune mappe dei fondali oceanici ricavate dalle ricerche con le quale navi e aerei hanno setacciato un’area di oceano vasta come l’intera Croazia. La ricerca non ha rintracciato l’aereo, ma ha permesso di mappare una regione del nostro pianeta prima ignota, scoprendo vulcani sconosciuti e una profonda depressione di cui non si sospettava l’esistenza.

UNO SFORZO INTERNAZIONALE – Le ricerche sono costate finora 63 milioni di dollari e hanno compreso uno sforzo internazionale condotto dagli australiani con la collaborazione di cinesi, sudafricani, americani e altri per un totale di 26 paesi che hanno collaborato alla ricerca. La mappatura è stata sistematica e condotta con mezzi in grado d’identificare anche parti del velivolo, quindi in grado di registrare dettagli molto particolareggiati della morfologia del fondale oceanico.

UN’AREA ENORME – Il problema di questa ricerca è che la flebile eco registrata da un satellite l’ha indirizzata in un’area estremamente vasta, che non può essere ristretta, ma solo esplorata palmo a palmo. Così il Search Strategy Working Group è stato impegnato a rifinire i confini dell’area di ricerca mentre almeno due imbarcazioni hanno per mesi fotografato il fondale con i loro sensori.

LE NUOVE CONOSCENZE – L’Australian Transport Safety Bureau ha dovuto focalizzare le ricerche lungo un arco che rappresenta l’area dove teoricamente l’aereo potrebbe essersi inabissato, dopo aver invertito la rotta che l’otto marzo lo avrebbe dovuto portare verso Nord e verso la Cina, dove il volo doveva atterrare. Ora l’ATSB ha pubblicato le mappe ricavate da questa intensa attività di ricerca, che da sole rappresentano comunque un notevole contribuito alla conoscenza di quella regione del pianeta e dell’Oceano Indiano meridionale. Si sono così scoperti antichi vulcani e anche una profonda depressione di cui non si sospettava neppure l’esistenza.