|

Stadio della Roma, dopo il via ancora ostacoli e polemiche

Stadio della Roma, ieri la giunta di Roma Capitale ha deliberato l’ok all’interesse pubblico: la delibera ora passerà all’Assemblea Capitolina – il presidente Mirko Coratti ha detto che il tutto si chiuderà “nel più breve tempo possibile”. Un deciso passo avanti nella vicenda che ha infiammato le pagine della cronaca romana per tutta l’estate e che, però, non riesce a fermare le polemiche nemmeno il giorno dopo la chiusura della delibera in Campidoglio.

STADIO DELLA ROMA, ANCORA POLEMICHE – Ancora moltissime le perplessità da parte di esponenti politici e ancora moltissime le parole di fuoco sulla stampa della Capitale. Oggi il Messaggero che nelle scorse settimane si è distinto per la sua opposizione dura, secca e pura al progetto dello stadio a Tor di Valle esce con un’editoriale non firmato intitolato “Sì allo Stadio, no ai regali di Stato” in cui il quotidiano romano pone 5 domande all’amministrazione capitolina: il quotidiano chiede garanzie riguardo “la corrispondenza fra l’entità dei costi dichiarati per la realizzazione del complesso sportivo-immobiliare e quello dei costi effettivamente sostenute”, la corrispettività fra “il valore delle aree e le cubature da realizzare”, il rispetto della normativa antitrust e i “rischi di danneggiamento della comunità” che verrebbe lesa nella sua quotidianità da “i 25mila impiegati che affluirebbero, ogni giorno, negli uffici”. Insomma il Messaggero parla esplicitamente del rischio di un “regalo di Stato” nei confronti di un privato.

STADIO DELLA ROMA, TUTTI GLI OSTACOLI – Questo perché, scrive ancora il Messaggero, i terreni su cui sorgerà lo stadio sono (parzialmente) proprietà di Parnasi, che lo costruirà, e che li ha pagati 42 milioni di euro; le stime sostengono che grazie alla città dello Stadio della Roma i terreni potranno fruttare fino a 800 milioni di euro, “al netto dei 900 necessari per costruire l’impianto”. E’ un fatto che la strada dello stadio della Roma è ancora lunga: la palla passa ora alla conferenza dei Servizi in Regione, poi servirà una delibera di giunta regionale e l’ultima parola da parte di quella capitolina: dalla Regione arrivano forti perplessità sulle cubature che sarebbero “il triplo di quelle permesse” ma secondo l’assessore Caudo a via Cristoforo Colombo sullo specifico punto non potranno mettere bocca. “C’è poi la grana degli espropri”: Parnasi possiede la zona al 40%, per l’8% è pubblica e il rimanente è di privati – si dice, di altri costruttori, rivali di Parnasi – che dovranno essere espropriati e che, non stupisce, realisticamente affolleranno il Tar di ricorsi. Insomma, i tempi si potrebbero allungare.

DIVISIONI NEL PD – Nonostante la riunione di maggioranza e l’azione di coordinamento effettuata dal coordinatore Fabrizio Panecaldo – che ieri era raggiante: “Credo che il lavoro fatto sia stato buono” – il Pd, la maggioranza e la giunta sono tornate ieri sera a mostrare le crepe interne. Un minuto dopo la conferenza stampa di Ignazio Marino, il consigliere Umberto Marroni ha definito il passo del comune “insufficiente”: “La legge sugli stadi prevede la perequazione di cubature a favore dei privati per garantire la costruzione degli stadi e la ricapitalizzazione dei club, cosa che qui non c’è”. Lionello Cosentino, segretario del Pd di Roma, ha replicato a stretto giro: “La sua non è la posizione del Pd”, ma altri consiglieri, come la popolare-gasbarriana Daniela Tiburzi, sono tornati a proporre l’area di Tor Vergata. L’assessore Guido Improta ha lasciato la riunione di giunta prima del suo inizio, molto in ritardo, ufficialmente per una visita medica; ma secondo il Corriere della Sera il progetto non lo convincerebbe, sopratutto sul lato trasporti: la derivazione della linea B verso Tor di Valle rischierebbe di fare la fine della metro B1 per Conca d’Oro, poco efficace e afflitta da costanti problemi.