Napoli: non si ferma all’alt, carabiniere uccide ‘per sbaglio’ un 17enne

di Redazione | 05/09/2014

Si chiamava Davide Bifolco ed è morto per non aver rispettato uno stop. Non si sono fermati all’alt dei carabinieri e, durante la fuga, uno dei fuggitivi, Davide Bifolco di 17 anni, e’ stato ucciso da un carabiniere che, secondo la ricostruzione degli stessi militari, ha sparato in maniera accidentale un colpo con la pistola di ordinanza. E’ successo la scorsa notte nel quartiere Traiano di Napoli. Il giovane era insieme ad un 23enne identificato dalle forze dell’ordine ed ora latitante e un 18enne portato dai militari in caserma. Secondo quanto dichiarato dal fratello della vittima, Tommaso Bifolco, le cui parole sono state raccolte dal Mattino, la vittima non si è fermata all’alt perché era alla guida di un motorino non suo senza assicurazione e lui era privo di patentino.

IL VIDEO DEL LUOGO DELL’INCIDENTE (Youreporter.it)

I FATTI – Nel corso di un servizio per il controllo del territorio che i carabinieri del Nucleo Radiomobile di Napoli hanno notato tre persone in sella ad uno scooter che stavano percorrendo, secondo la ricostruzione dei militari, con fare sospetto il viale Traiano. Secondo quanto riferito dai carabinieri i tre non si sono fermati all’alt ed è nato un inseguimento che si e’ concluso su via Cinthia, quando il conducente dello scooter in corsa ha preso un’aiuola perdendo il controllo del mezzo, urtando la “Gazzella” e cadendo a terra. Subito dopo la caduta uno dei sospetti, inseguito da un carabiniere, è riuscito a fuggire a piedi facendo perdere le tracce. Mentre l’altro militare stava procedendo a bloccare e a mettere in sicurezza gli altri due, ha accidentalmente esploso un colpo con la pistola d’ordinanza che ha raggiunto uno dei sospetti, un ragazzo di 17 anni. Il giovane e’ stato soccorso e portato all’ospedale San Paolo, dove e’ deceduto. L’Autorita’ Giudiziaria, subito intervenuta sul posto, sta sentendo alcune persone per ricostruire l’esatta dinamica dei fatti. Lo riporta l’Ansa.

LA RABBIA – Un’auto della Polizia e’ stata completamente distrutta e un’altra danneggiata dopo la morte di un ragazzo di 17 anni che la scorsa notte, a Napoli, e’ stato ucciso da un carabiniere durante un inseguimento. Secondo quanto si e’ appreso ci sono state dure proteste da parte della gente durante le quali sono state distrutte anche le due auto.

LA VITTIMA – Si chiamava Davide Bifolco il 17enne ucciso dopo un inseguimento dei carabinieri a tre persone in sella a uno scooter a Napoli che non si erano fermate all’alt di una pattuglia. In caserma, fermato dai militari dell’Arma, c’è un secondo occupante del mezzo, il 18enne Salvatore Triunfo, precedenti per reati contro il patrimonio e danneggiamento. I carabinieri invece hanno identificato e ricercano il terzo occupante dello scooter, un latitante, secondo quanto si è appreso, ha precedenti per reati contro il patrimonio ed è evaso dai domiciliari a febbraio scorso.

IL DOLORE DELLA MADRE – La mamma della vittima, Flora, ripresa dal Mattino, non si dà pace:«Davide è venuto poco dopo le 2 di notte a casa, a prendere un cappellino e un giubbotto. Mamma, mi faccio un ultimo giro e torno, mi ha detto così. Dopo qualche minuto degli amici sono venuti a chiamarmi: prendi i documenti che Davide è stato fermato dai carabinieri. Sono arrivata, ho visto Davide a terra, era già morto, lo scuotevo e lo chiamavo, Davide, Davide, ma non si muoveva, era già morto. Quando gli ha sparato non l’ha visto in faccia? Quel carabiniere non ha visto che Davide era un bambino? Ora, se ha il coraggio, quel carabiniere deve uccidere anche me, perchè mi ha ucciso mio figlio».

IL FRATELLO: «OMICIDIO» – «È stato un omicidio, non s’inventassero scuse. È stato un omicidio». Lo dice, tra le lacrime nel rione Traiano, Tommaso Bifolco, fratello di Davide, il ragazzo di 17 anni ucciso da un Carabiniere durante un inseguimento la scorsa notte a Napoli. «Non è caduto durante l’inseguimento – aggiunge – è stato speronato e ucciso». Il fratello ha poi aggiunto che Davide Bifolco non si è fermato all’alt «perchè guidava uno scooter non suo, non era assicurato e non aveva il patentino. La mia famiglia non aveva soldi per comprare un motorino a Davide. Forse si è spaventato, forse voleva evitare il sequestro del mezzo e per questo non si è fermato davanti alle forze dell’ordine».

IL RACCONTO DELL’AMICO – Repubblica ha raccolto la voce di Enrico, un amico di Davide, che racconta cosa ha visto la notte scorsa: «Stavamo percorrendo un viale quando ad un certo punto una macchina dei carabinieri è andata contro lo scooter di Davide. È iniziato l’inseguimento, è stata puntata la pistola e Davide è stato ucciso l’hanno ammanettato come il peggior dei criminali, nonostante fosse già stato colpito. Davide era un bravissimo ragazzo per me era un fratello. Giocavamo a calcio, scherzavamo tra di noi. Non eravamo delinquenti, stavamo soltanto facendo un ultimo giro prima di tornare a casa».

IL FUGGIASCO UN LATITANTE? – Secondo quanto raccolto dal Corriere del Mezzogiorno, la persona che è scappata a piedi riuscendo a sfuggire ai Carabinieri sarebbe un latitante, evaso a febbraio dagli arresti domiciliari ai quali era stato condannato per una rapina.

IL PRECEDENTE – Lo scorso 31 luglio un uomo di 27 anni, Antonio Mannalà, napoletano residente ad Afragola, morì dopo essere stato colpito alla schiena da un colpo di pistola sparato da un carabiniere che lo aveva inseguito intimandogli di sdraiarsi faccia a terra. L’uomo, un rapinatore, aggredì un automobilista insieme a due complici. Anche in quel caso si parlò di un colpo «accidentalmente» partito dalla pistola d’ordinanza dopo la cattura del malvivente.