Iraq alla riscossa, ISIS in ritirata

di Redazione | 03/09/2014

Dopo la liberazione di Amerli e di altre cittadine minori, gli jihadisti allentano la presa anche su Tikrit e sono in ritirata un po’ ovunque, dovranno scegliere tra fuggire verso la Siria e rimanere in un Iraq dove i loro spazi di manovra si stanno restringendo vistosamente.

(Photocredit Video CNN)
L’emergere dell’ISIS ha mobilitato le donne irachene, non solo quelle del Kurdistan (Photocredit Video CNN)

TUTTI CONTRO L’ISIS – Da Mosul e Tikrit sono partiti molti uomini dello Stato Islamico, lo riferiscono fonti locali e la notizia conforta l’impressione che lo Stato Islamico non abbia intenzione di difendere casa per casa le città irachene conquistate poco più di un mese fa. Si ritirano di fronte all’avanzata dell’alleanza tutti-contro-il-califfato che finora ha dato buona prova di sé, riuscendo ovunque ad avere ragione della resistenza degli uomini del califfo, anche grazie al supporto aereo americano.

I PRIMI SUCCESSI – Ora che gli uomini sono radunati e che tra sunniti, sciiti e curdi si è trovata unità d’intenti contro quello che in Iraq è percepito un corpo estraneo più o meno da tutti, il governo di Baghdad annuncia un’imminente grande offensiva per liberare le città più grandi, su tutte Mosul e Tikrit, dove oggi le truppe irachene sono entrate da tre direzioni e da dove gli islamisti sembrano avere in maggior parte sloggiato prima dell’arrivo dei soldati. La città era da mesi controllata dagli islamisti, anche da prima della proclamazione del califfato, che in città avevano l’appoggio dei sunniti nostalgici di Saddam e della loro supremazia sugli sciiti.

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LA RITIRATA SOTTO LE BOMBE – Non tutto fila liscio, nella notte sulla strada che conduce a Tikrit è stata bombardata la cittadina di al-Alam, dove però secondo quanto lamentano fonti locali non c’erano uomini dell’ISIS, ma profughi erroneamente scambiati per jihadisti in movimento. Anche da Kirkuk giunge notizia che i 400 uomini dell’ISIS che tormentavano la città se ne sono andati, una ritirata disordinata che ha lasciato dietro di sé armi e munizioni. Secondo il ministro della difesa è stato ucciso anche un leader islamista,  Faris Abdo al-Afri, colpito nei pressi di Mosul da un raid aereo che ha anche fatto strage dei suoi uomini.

CI STANNO ANCHE I SUNNITI – Un segnale ancora più positivo è dato dall’appoggio delle tribù sunnite all’azione di repressione, pare che persino nella roccaforte antigovernativa di Falluja i sunniti abbiano finalmente deciso di unirsi a chi vuole sloggiare l’ISIS. Il sostegno sunnita è fondamentale se si vogliono veramente liberare dall’estremismo le città nella provincia di Anbar senza farne delle città fantasma com’è ora Sulaiman Bek, dalla quale prima o poi sono fuggiti tutti.

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