Ristoranti Hi-Tech, la sfida del futuro

di Alessio Barbati | 01/09/2014

Se ci interrogassimo sul mestiere più antico del mondo, probabilmente molti di noi penserebbero a “quello”. In realtà esiste un bisogno primario ben più impellente al quale, sin dall’antichità, gli imprenditori del passato offrivano soddisfazione: il cibo. Nell’antica Roma si chiamava thermopolium, ed era quel luogo di ristoro dove era possibile acquistare pietanze pronte per il consumo. Possiamo immaginarlo come il primo fast-food della storia. I thermopolia erano piccoli locali con un bancone contenente anfore di terracotta in cui venivano conservate le vivande.

INNOVAZIONE – Tutto questo per dire che il mondo della ristorazione dai tempi di Ostia Antica e Pompei non è cambiato granché. Sebbene la tecnologia sia progredita di migliaia di anni il servizio offerto ai clienti è rimasto piuttosto immutato. Questa situazione di stallo millenario è destinata a smuoversi. L’innovazione hardware e software ha fatto sì che la nuova concorrenza della ristorazione si giochi sul campo dell’hi-tech. Qualche giorno fa McDonald’s ha creato una figura professionale completamente nuova per il gruppo, nominando la manager Julia Vander Ploeg Vice President of Digital. Secondo la catena di fast-food ““la nuova posizione di Julia farà progredire gli sforzi di McDonald nell’orizzonte digitale”.

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SMART DINING – La nuova era dello “smart dining” è già iniziata. La definizione tra virgolette è stata coniata da ElaCarte, azienda americana che produce tablet da ristorante che hanno iniziato ad avere grande successo in molti ristoranti a stelle e strisce. Perché proprio ora? I computer esistono da 30 anni e internet da ormai un ventennio, siamo in ritardo? Se la tecnologia era già pronta ad un salto di qualità i consumatori non lo erano. Il cambio di direzione è avvenuto nel 2007, con la commercializzazione di massa dei primi smartphone che hanno insegnato agli utenti a prendere la giusta confidenza con il mondo del “touch”. Se le verie “app” hanno invaso le nostre vite per le azioni di tutti i giorni era solo questione di tempo prima che entrassero anche nel mondo dei ristoranti.

IN ITALIA – Fino ad oggi l’Italia ha compiuto solo piccoli passi verso la completa digitalizzazione dei nostri pasti, ma qualche ristorante si è già portato avanti con il lavoro. Alcuni locali mettono a disposizione di ogni cliente un tablet dal quale è possibile “costruire” i propri piatti. Questo significa che chi volesse ordinare un hamburger potrebbe scegliere dal menù interattivo il tipo di carne, la cottura, i condimenti, seguire i consigli dello chef ed avere una lista sempre aggiornata. In alcuni casi è possibile anche ordinare da casa attraverso l’app dedicata, in modo da arrivare al ristorante evitando inutili attese.

…E IL LATO “UMANO”? – Se qualcuno già storce il naso scongiurando un impoverimento dei rapporti umani con il cameriere non c’è nulla di più sbagliato. I dipendenti non saranno più costretti a ricordare quali dolci sono rimasti in dispensa, focalizzando l’attenzione sulle interazioni con il cliente, rendendo la relazione più personale e lasciando alla tecnologia il lavoro prettamente “meccanico”.

LA SFIDA – La concorrenza del futuro viaggerà quindi sul binario dei servizi aggiuntivi, come le informazioni nutrizionali che i tablet saranno in grado di fornire sulla scelta del cibo o l’adeguatezza di un certo piatto a particolari tipologie di avventori, come vegetariani e vegani, il cui numero è sempre in aumento. Come accoglierà l’Italia tale sfida? Saremo in grado di rimanere al passo con l’innovazione?

Photo Credit: Getty Images