Gli errori dell’Fbi che hanno “ucciso” 45 persone

di Maghdi Abo Abia | 30/07/2014

E se centinaia di processi negli Stati Uniti si fossero basati su prove imperfette o errate? Un’indagine iniziata nel 2012 e finalizzata a scoprire gli errori condotti nei laboratori forensi dell’Fbi negli ultimi 20 anni sta portando alla luce numerosi casi di processi compiuti e conclusi sulla base di prove non conformi in grado di viziare il giudizio finale delle varie corti.

 

L'esterno del laboratorio dell'Fbi di Quantico, Virginia (PAUL J. RICHARDS/AFP/Getty Images)
L’esterno del laboratorio dell’Fbi di Quantico, Virginia (PAUL J. RICHARDS/AFP/Getty Images)

 

LE CONDANNE DI INNOCENTI – L’indagine, ripresa dal Washington Post, sta facendo tremare i vertici dell’agenzia tanto da spingerlo a fermare i processi in appello giù lo scorso agosto. L’indagine è iniziata grazie ad un articolo pubblicato sempre dal Washington Post nel quale si affermava che delle prove imperfette usate nel confronto di parti microscopiche di capelli avrebbero portato alla condanna di centinaia di persone potenzialmente innocenti. Anzi, alcune di queste persone non sarebbero mai state consapevoli di essere oggetto di un caso giudiziario. Per dare un’idea dei numeri in ballo, basti sapere che l’indagine riguarda 2.600 condanne, di cui 45 alla pena capitale, pronunciate negli anni ’80 e ’90.

IL CONFRONTO DI CAPELLI – Questi sono i casi in cui l’Fbi ha cercato prove della colpevolezza degli imputati attraverso il confronto di capelli, tecnica usata prima della diffusione su larga scala dell’esame del Dna. L’Fbi ha analizzato 160 casi prima d’interrompere le indagini. Indagini riprese dopo che l’ispettorato generale del Dipartimento di Giustizia ha criticato l’agenzia per i ritardi e l’inadeguatezza del lavoro svolto. L’ispettorato generale ha scoperto poi che tre condannati sono stati giustiziati mentre un quarto è deceduto nel braccio della morte nei cinque anni in cui gli esperti dell’agenzia sono stati impegnati nell’analizzare le prove di sessanta condanne alla pena capitale potenzialmente viziate da un lavoro non corretto da parte degli agenti.

 

LEGGI ANCHE: Gli americani spiati dalla NSA

 

LO SCONTRO TRA AUTORITÀ – Michael R. Bromwich, ispettore generale dal 1994 al 1999 ed oggi partner della Goodwin Procter, ha spiegato che dopo 18 anni i risultati del lavoro dell’Fbi sono stati insoddisfacenti, tanto da rendere difficile un eventuale rimedio agli errori commessi. Da parte dell’agenzia i ritardi nelle indagini sono dovuti a vigorosi scontri condotti tra loro ed il Dipartimento di Giustizia riguardo ai metodi scientifici da usare in sede di analisi delle prove molti anni dopo il fatto, aggiungendo però che grazie all’impegno delle parti ora è possibile analizzare gli altri casi.

I DUBBI SULL’EFFICACIA DELLE PROVE SCIENTIFICHE – Negli 11 mesi di stop all’analisi delle prove voluto dall’Fbi, la Corte suprema della Florida ha negato un appello di un condannato a morte, James Aren Duckett, giudicato nel 1988 grazie ad un’analisi del cuoio capelluto condotta dagli agenti dell’Fbi. Il caso degli errori condotti nel corso dell’analisi del cuoi capelluto ha incentivato il dibattito negli Stati Uniti su come le prove scientifiche possano essere passibili di errori nell’analisi e nell’acquisizione. Secondo Erin Murphy, professoressa alla New York University ed esperta di prove scientifiche.

LE QUESTIONI IRRISOLTE – «Secondo me tale questione rappresenta la punta dell’iceberg di un grave problema». Secondo l’esperta «la questione non rappresenta solo una mela marcia nella giustizia bensì si tratta di una tra le tante discipline ricche di problemi. E se si analizzano i singoli casi ci si rende conto della presenza, in molti campi, di affermazioni gonfiate o dichiarazioni infondate». Secondo David H. Kaye, professore di legge alla Pennsylvania State University, la questione sta aumentando le preoccupazioni riguardo ad una possibile limitazione nella presentazione di prove scientifiche nei processi. Lo stesso professore, coinvolto dal Dipartimento di Giustizia in una ricerca sull’efficacia delle impronte digitali nel 2012, si è chiesto però cosa sia possibile fare contro il proliferare di prove sbagliate.

I NUOVI ESAMI – I tribunali sono recalcitranti all’idea di produrre appelli nei confronti di condannati con prove scientifiche attraverso nuovi sistemi più accurati ed infallibili. Dal canto loro Fbi e Dipartimento di Giustizia potrebbero dare una mano ai condannati offrendo un nuovo test del Dna nei casi non chiari, sempre se l’esame è chiesto da un pubblico ministero. Il governo dal canto suo sta cancellando le obiezioni procedurali per l’appello. Qualcosa quindi si muove nonostante i problemi emersi da parte dell’Fbi che ha bloccato le procedure di analisi e ricerca dei casi discussi. Con la ripresa del lavoro da parte dei laboratori sarà possibile per il Dipartimento di Stato notificare gli errori. Al momento le autorità hanno inviato la comunicazione a 136 condannati, di cui due alla pena capitale. Entro il prossimo ottobre valuteranno altri 98 casi.

GLI ERRORI DELL’AGENTE MICHAEL P.MALONE – E dire che nel 1999 il Dipartimento di Giustizia aveva abbastanza informazioni su tutti i casi discussi di condanne basate su analisi errate del cuoio capelluto e non solo sui casi prodotti dall’agente Michael P. Malone, responsabile del maggior numero di errori. Ed in tutto questo tempo sembra che nessuno nell’Fbi abbia deciso di agire, neanche dopo l’allarme lanciato nel 2002. E 12 anni dopo in Florida il caso di James Aren Duckett dimostra quanto ci fosse di sbagliato nell’azione dell’Fbi. L’uomo, ex agente, fu condannato per aver stuprato e strangolato una bambina di 11 anni, Teresa McAbee e di aver gettato il corpo in un lago. Era il 1987.

IL CASO DUCKETT – Nonostante la polizia della Florida non fosse in grado di analizzare il pelo pubico trovato negli slip della vittima, l’agente Malone dichiarò al processo che c’era un alto grado di probabilità che questo fosse di Duckett. Oggi secondo gli standard dell’Fbi questa prova non è scientificamente valida in quanto non esclude gli altri sospettati. La giustizia dello stato però ha negato un secondo interrogatorio di Malone in quanto sostiene di avere altre prove della colpevolezza di Duckett con l’Fbi che non ha ancora rinunciato alla comparazione visiva dei capelli. L’avvocato dell’uomo,  Mary Elizabeth Wells, ha confermato che il caso è stato preso in carico proprio dall’Fbi con anni di ritardo rispetto all’apertura garantita nel 1996 per tutti i casi che implicavano l’azione forense dell’agente Malone.

(Photocredit copertina: Chip Somodevilla / Getty Images)