Perchè ci facciamo i tatuaggi

di Redazione | 28/07/2014

I tatuaggi sono molto diffusi nella maggior parte dei paesi industrializzati. Una tendenza che dipende dalla volontà di comunicare con il nostro corpo, visto che avere raffigurazioni sul proprio braccio o la propria gamba ha come principale motivazione lanciare un messaggio agli altri.

 

Dean Mouhtaropoulos/Getty Images
Dean Mouhtaropoulos/Getty Images

 

I TATUAGGI COME MEZZO DI COMUNICAZIONE – Il portale svizzero 20 Minuten ha intervistato il sociologo ed esperto di tatuaggi Tobias Lobstädt sul significato delle decorazioni che arricchiscono il corpo di sempre più persone. Secondo Lobstädt per la maggior parte delle persone che hanno deciso di farseli fare i tatuaggi rappresentano un mezzo di comunicazione. « Le immagini devono esprimere ciò che chi li porta non riesce a dirlo con le parole. Chi invece si fa un tatuaggio per evidenziare una parte specifica del proprio corpo è piuttosto un’eccezione».  La ragione principale del tatuaggio è un principio che accomuna tutti gli uomini, ovvero dare una determinata immagine della propria personalità. « Molti di noi vogliono avere un buon Look, e i tatuaggio offrono una possibilità di ottenere questo tipo di primo impatto».  Il tatuaggio offre una maggior durata e solidità al proprio messaggio esterno rispetto ad un nuovo taglio di capelli oppure un diverso capo di abbigliamento. « I tatuaggi aiutano ad aumentare la propria autostima. Ma questo non funzionerebbe senza gli altri. Alla fine non possiamo valutarci nel modo giusto, senza ottenere una risposta dalle persone che frequentiamo».

I TATUAGGI E LA LORO DIFFUSIONE – Diversi anni fa i tatuaggi, in particolar modo in Italia, erano portati da una netta minoranza di persona, una nicchia che è gradualmente cresciuta così come la loro accettazione sociale. I tatuati ora si trovano in tutti i ceti sociali, senza particolari distinzioni di sorta, dal disoccupato in cerca di lavoro al bancario sempre in giacca e cravatta. La fascia d’età dove si concentra il maggior numero di tatuati è però quella tra i 16 e i 40 anni, ovvero la più giovane. Siccome il tatuaggio è una modifica permanente del proprio corto, la giurisprudenza italiana impone il consenso dei genitori per i minori.  Tra gli adolescenti i tatuaggi crescono di conseguenza col passare dell’età, accelerando in particolar modo dopo dei 18 anni, e la maggior parte dei nuovi tatuati si concentra nella fascia d’età più giovane. « Da una parte questo si spiega con il fatto che chi frequenta la scuola superiore oppure l’università ha più tempo per farsi tatuare. Dall’altra parte tra i 15 e i 25 anni è il momento della vita dove maggiore è l’attenzione per il proprio corpo. In questa prospettiva è l’età migliore per farsi tatuare», rimarca Tobias Lobstädt. Un altro motivo della concentrazione dei tatuaggi nelle fasce d’età più giovani è l’accettazione sociale così come la diffusione di questa forma di decorazione del proprio corpo. In Italia fino agli anni ottanta questa pratica era pressochè sconosciuta, prima di conoscere un vero e proprio boom che ha reso ora normale il tatuaggio.

(Foto copertina:  Bethany Clarke / Getty Images)