Papa Francesco e “l’intervista” su mafia, pedofilia e celibato

di Tommaso Caldarelli | 14/07/2014

Papa Francesco di nuovo a colloquio con Eugenio Scalfari per un’intervista, preciserà la sala stampa vaticana successivamente alla pubblicazione, sostanzialmente ricostruita dal giornalista: anche se i contenuti si possono ritenere fedeli, quella pubblicata come “un’intervista tradizionale”, in realtà, non lo sarebbe. Il pontefice, nel nuovo incontro con il giornalista di Repubblica, ha parlato diffusamente di due problemi di importanza assolutamente capitale: la mafia, la sua potenza e il rapporto con la chiesa e, sopratutto, la pedofilia nel clero.

PAPA FRANCESCO E LA PEDOFILIA – “La corruzione di un fanciullo è quanto di più terribile e immondo si possa immaginare specialmente se, come risulta dai dati che ho potuto direttamente esaminare, gran parte di questi fatti abominevoli avvengono all’interno delle famiglie o comunque d’una comunità di antiche amicizie”, dice il Papa, proprio nei luoghi dunque in cui si dovrebbe cementare l’educazione che poi la religione può provare a collocare su un piano superiore: ” Spesso si trasforma in fede, ma comunque lascia un seme che in qualche modo feconda quell’anima e la rivolge verso il bene”. Nella Chiesa, questa corruzione di minori quanto sarebbe diffusa?

PAPA FRANCESCO, QUANTI I PRETI PEDOFILI? – “Molti miei collaboratori che lottano con me mi rassicurano con dati attendibili che valutano la pedofilia dentro la Chiesa al livello del due per cento”, dice il Pontefice, che continua: “Questo dato dovrebbe tranquillizzarmi ma debbo dirle che non mi tranquillizza affatto. Lo reputo anzi gravissimo. Il due per cento di pedofili sono sacerdoti e perfino vescovi e cardinali”, niente sconti, insomma, da parte del Papa, secondo la ricostruzione di Repubblica. Secondo il Papa, anche Gesù, se necessario, non rinunciava ad usare il bastone, se necessario: “Gesù amava tutti, perfino i peccatori che voleva redimere dispensando il perdono e la misericordia, ma quando usava il bastone lo impugnava per scacciare il demonio che si era impadronito di quell’anima”.

 

Foto: LaPresse/AP/Salvatore Laporta
Foto: LaPresse/AP/Salvatore Laporta

 

PAPA FRANCESCO, LA MAFIA E LA CHIESA – Per quanto riguarda la mafia, Bergoglio confessa la sua sostanziale ignoranza in materia, nonché la sua ferma intenzione di informarsi a dovere: “In Argentina ci sono come dovunque i delinquenti, i ladri, gli assassini, ma non le mafie. È questo aspetto che vorrei esaminare e lo farò leggendo i tanti libri che sono stati scritti in proposito e le tante testimonianze”. E’ Scalfari per primo a informarlo puntualmente della natura della criminalità organizzata italiana: “La mafia sia calabrese sia siciliana sia la camorra napoletana  –  non sono accolite sbandate di delinquenti ma sono organizzazioni che hanno leggi proprie, propri codici di comportamento, propri canoni. Stati nello Stato. Non le sembri paradossale se le dico che hanno una propria etica”. Il Papa ricorda la scomunica di papa Wojtila ai mafiosi, e Scalfari fa notare che, con ogni probabilità, in quella folla c’erano anche dei mafiosi, che d’altronde frequentano assiduamente le chiese e sono perfettamente inseriti nei rituali cattolici, come dimostra il recente ossequio della statua della Madonna delle Grazie ad Oppido Mamertina.

PAPA FRANCESCO, MAFIA E CELIBATO – “Il mafioso, lo ripeto, applica un suo codice e una sua etica: i traditori vanno uccisi, i disobbedienti vanno puniti, a volte l’esempio viene dato con l’omicidio di bambini o di donne. Ma questi per il mafioso non sono peccati, sono le loro leggi. Dio non c’entra, i santi protettori tantomeno”, precisa Scalfari: e Bergoglio da l’impressione di aver colto il concetto: “Pedofilia, mafia: la Chiesa, il popolo di Dio, i sacerdoti, le Comunità, avranno tra gli altri compiti queste due principalissime questioni”. Ma il giornalista, prima di andarsene, non rinuncia a chiedere altro riguardo una questione che gli sta particolarmente a cuore: “Lei, Santità, sta lavorando assiduamente per integrare la cattolicità con gli ortodossi, con gli anglicani” – “anche con i Valdesi”, aggiunge il Papa: “Molti di questi sacerdoti o pastori sono regolarmente sposati. Quanto crescerà col tempo quel problema nella Chiesa di Roma?”, gli chiede Scalfari.

 

eugenio scalfari


PAPA FRANCSCO, LA PRECISAZIONE DELLA SALA STAMPA – Il Papa risponde: “Forse lei non sa che il celibato fu stabilito nel X secolo, cioè 900 anni dopo la morte di nostro Signore. La Chiesa cattolica orientale ha facoltà fin d’ora che i suoi presbiteri si sposino. Il problema certamente esiste ma non è di grande entità. Ci vuole tempo ma le soluzioni ci sono e le troverò”. Ebbene, proprio questa è una delle due frasi non smentite, ma contestualizzate dalla sala stampa vaticana a posteriori: “Si può ritenere che nell’insieme l’articolo riporti il senso e lo spirito del colloquio fra il Santo Padre e Scalfari,ma  occorre ribadire con forza quanto già si era detto in occasione di una precedente “intervista” apparsa su Repubblica, cioè che le singole espressioni riferite, nella formulazione riportata, non possono essere attribuite con sicurezza al Papa. Ad esempio e in particolare, ciò vale per due affermazioni che hanno attirato molta attenzione e che invece non sono attribuibili al Papa. Cioè che fra i pedofili vi siano dei “cardinali”, e che il Papa abbia affermato con sicurezza, a proposito del celibato, “le soluzioni le troverò”, scrive Padre Federico Lombardi, che poi rincara: “Curiosamente – le virgolette vengono aperte prima, ma poi non vengono chiuse. Semplicemente mancano le virgolette di chiusura…Dimenticanza o esplicito riconoscimento che si sta facendo una manipolazione per i lettori ingenui?”.