Il MoVimento 5 Stelle e la storia delle mozioni con le firme false

di Stefania Carboni | 27/02/2014

Alzare il tiro, anche a costo di perdere qualche tassello, anche a costo di sbagliare mira. Nel MoVimento 5 Stelle al Senato si è raggiunto un limite. E quel limite è segnato dalle parole del capogruppo Vincenzo Santangelo, da una assemblea post congiunta passata tra lacrime e urla. Una scissione che mina non solo le voci critiche del gruppo ma anche chi, fedelmente, ha sempre seguito la linea dettata da Genova. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è la firma, che sarebbere stata falsificata, sopra la mozione di sfiducia verso i ministri Guidi e Poletti. A denunciare l’atto, senza mai citare il colpevole, è il senatore Mario Michele Giarrusso in riunione e in rete: «Oggi è successo un fatto gravissimo. Sono state presentate due mozioni di sfiducia contro i ministri in carica, anche a mio nome, senza che le stesse siano mai state discusse ed approvate in assemblea e senza che nessuno dei colleghi, tranne il responsabile, le avesse mai viste. È un atto che viola le regole che avevamo sottoscritto al momento della candidatura e che prevedevano la condivisione in assemblea delle scelte del gruppo. Purtroppo era già successo una volta ed il responsabile era stato duramente richiamato. Inutilmente, però. È evidente che il responsabile non ha nulla a che fare con il Movimento 5 Stelle ed avendo violato regole fondamentali ho chiesto che venga deferito alla assemblea congiunta per la sua espulsione. La mia firma sui documenti in questione non c’era e quindi chi si è reso responsabile ne risponderà nelle sedi giudiziarie preposte. Io credo che il Movimento vada difeso da quanti lo vogliono snaturare, violentandone la natura democratica e partecipativa, per non parlare della violazione delle semplici regole della buona fede. A riveder le stelle». E chi è il primo firmatario? Santangelo, il capogruppo.

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(I quattro senatori espulsi)

LA MOZIONE A LORO INSAPUTA – Succede tutto in giornata, quando le agenzie confermano le prime gesta 5 Stelle: “Conflitto d’interesse: subito a casa i Ministri del lavoro Giuliano Poletti e quello allo Sviluppo Economico Federica Guidi”. Qualcuno a Madama trasale. Mentre alcuni colleghi conducono la loro battaglia in attesa della chiusura del voto alle sette di sera, ecco che arriva un atto deciso senza una modalità del MoVimento. Se ne è parlato in assemblea? Qualcuno inizia a rivedere lo stesso percorso fatto per l’impeachment. Così le cartucce a Madama sono cariche e nella assemblea che ha sancito lo scontro e avvicinato le dimissioni di altri senatori sul tavolo c’erano anche quelle mozioni. Giarrusso, contrario anche lui all’espulsione dei suoi quattro colleghi, non ci sta. Ad unirsi al coro di chi ha chiesto motivazioni è anche la collega Serenella Fucksia: «Oggi – spiega a SkyTg24 – siamo arrivati in aula e non sapevamo che sarebbe stata presentata, non è stata condivisa dal gruppo, l’avrà decisa il capogruppo ma non sappiamo con chi. Insomma, non ci è piaciuta questa cosa. Non siamo qui per accusare nessuno, ma vogliamo dare speranza ai cittadini». Dopo il polverone sollevato si sarebbe cercato di rimediare mandando una mail per richiedere le firme.

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IL DOCUMENTO (NON CALENDARIZZATO) – Nella mozione contro Poletti si riassume il peso economico di Legacoop e Alleanza delle Cooperative, che «rappresentano aziende attive in tutti i settori e in tutte le regioni italiane. Emergono, tra le altre, il colosso delle polizze assicurative leader nel ramo danni in Italia Unipol-Sai, la Cooperativa Muratori e Cementisti di Ravenna che si occupa della realizzazione del tunnel Tav Torino-Lione, la Nova Coop e la Coop Adriatica». Secondo il Movimento 5 stelle «il profilo soggettivo del Ministro Poletti è, pertanto, palesemente incompatibile con l’incarico affidatogli, stante non solo un personale intreccio politico ed imprenditoriale in ambiti attigui a quelli della pubblica amministrazione, ma riferito ai poteri di vigilanza e di controllo del Ministero da egli attualmente guidato su enti da egli precedentemente amministrati». Altra questione quella che tocca il ministro Guidi, anche se «si è formalmente dimesso da tutte le cariche operative e rappresentative ricoperte nella società di famiglia e, contestualmente, ha lasciato l’incarico di consigliere delegato nel Fondo Italiano d’Investimento», il gruppo sottolinea che «la dottoressa Guidi e la sua famiglia sono proprietari di azienda – la Ducati energia – in rapporto economico con le pubbliche amministrazioni (centrali e periferiche), nonché con grandi aziende di proprietà erariale (tra cui: Enel, Ferrovie dello Stato, Terna, Poste, società municipalizzate)». «Altresì fatto notorio – si legge nel documento riportato dalle agenzie – che la dottoressa Guidi, nonché la sua famiglia, sia in rapporto personale e politico col dottor Silvio Berlusconi, maggior proprietario – tra l’altro – del sistema radiotelevisivo privato italiano. Segnatamente, la stessa dottoressa Guidi ha pubblicamente affermato (Corriere della Sera, 24 febbraio 2014, pag. 6) di aver ricevuto formale proposta di entrare nelle liste del Popolo della Libertà per le elezioni politiche del febbraio 2013». Il report è a prima firma del capogruppo e sottilenea i legami del ministro con il superpartes dovuto da chi gestisce il Ministero dello Sviluppo economico: «La situazione soggettiva della dottoressa Guidi è – secondo il Movimento 5 stelle – del tutto incompatibile con la delicatezza dell’incarico ministeriale affidatole». Peccato però che il MoVimento 5 Stelle abbia presentato “via mail”, come rende noto il presidente del Senato Pietro Grasso, la mozione di sfiducia nei confronti dei ministri Federica Guidi e Giuliano Poletti chiedendo l’esame a breve da parte di Palazzo Madama. L’Aula ha respinto l’inserimento delle mozioni nel calendario dei lavori.

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QUESTIONE DI METODO – Il problema non è la mozione di per sé ma il metodo. Perché agire a sopresa senza discuterne tutti? Perché mettere ora altra carne sul fuoco mentre il gruppo è impegnato in un amaro rendiconto trasversale? Il capogruppo in serata replica e smentisce: «Si faccia consegnare l’atto depositato. Non c’è alcuna foto falsificata. Spero sia solo un fraintendimento». E ancora: «Le mozioni sono state presentate nel pomeriggio e tra le 32 firme non c’è la sua in quanto non era a Roma», ha precisato Santangelo. La linea del capo è dura. Sta tutta racchiusa in quel letale «Sai che c’è? Vattene!» rivolto al dissidente Battista in mattinata quando il critico lo sfidava a chiamare Beppe per potergli dire che la riunione congiunta non era valida.

SE NE FARANNO UNA RAGIONE – Un ultimo tentativo lo si è fatto ieri sera a Madama, quando da più parti le dimissioni da 4 passavano a 9. Divisi anche nelle riunioni. Da una parte i quattro espulsi con gli altri senatori pronti a rassegnare le dimissioni, dall’altra il resto dell’assemblea pentastellata. Ieri al Senato si sono palesati anche il vicecapogruppo alla Camera, Giuseppe Brescia e il capogruppo Federico D’Incà, accompagnato da Laura Castelli e Roberta Lombardi. Obiettivo dei senatori è non far dimettere Maria Mussini, Cristina De Pietro, Alessandra Bencini e Maurizio Romani. Quest’ultimo però sembra non muoversi di un passo ed è fermo su un addio irrevocabile. Così come sembra sicura anche Mussini. «Stiamo cercando di ricucire, io sono ottimista, ma se non va, ce ne faremo una ragione», precisa secco Santangelo. Non ti va bene? Quella è la porta. Ora il pulsante è stato avviato. La macchina delle europee, che secondo alcuni sta diventando la grande ossessione di Beppe, è in moto. Più puri, meno contraddizioni, meno casini. Così anche alla Camera si riflette se seguire Alessio Tacconi o meno. In cinque. Tutti contro tutti, con dimissioni che, se presentate, dovranno esser ratificate dall’aula. Un bel meccanismo che si intoppa. Apriscatole incluso.

—EDIT—

Santangelo pubblica su Facebook un link del blog nazionale smentendo le parole di Giarrusso: «Ieri l’Espresso ha pubblicato una non notizia. Secondo quanto riportato dal periodico di De Benedetti, un portavoce M5S, Mario Giarrusso, avrebbe dichiarato che io avrei falsificato la sua firma sotto alle mozioni di sfiducia ai ministri Giuliano Poletti e Federica Guidi. Chiunque può verificare che si tratta di una falsità: basta infatti consultare i due atti depositati al Senato per verificare che la firma del portavoce Giarrusso non c’è».

MoVimento 5 stelle mozioni sfiducia

Qui link delle mozioni Guidi e Poletti. Come replicherà Giarrusso?