La rimozione del treno deragliato ad Andora

di Maria Teresa Mura | 24/02/2014

In bilico sul precipizio a Capo Mimosa dal 17 gennaio scorso, dopo la frana nel comune di Andora (in Liguria) e il deragliamento, era stato ribattezzato come una «nuova Concordia», tra le polemiche per la lentezza delle operazioni di rimozione e le proteste dei sindaci. Poi, l’auspicata accelerazione: dopo lo spostamento di tre vagoni la settimana scorsa, l’Intercity 660 finito fuori dai binari sarà ora completamente rimosso. Le attività di recupero della motrice e dell’ultimo vagone sono iniziate questa mattina.

Al via rimozione del treno deragliato ad Andora

A sollevare il convoglio, bloccato da una frana, per rimetterlo sui binari, sarà una chiatta, partita ieri sera dal porto di Genova ed arrivata ad Andora all’alba. L’obiettivo è quello di terminare i lavori entro la giornata, anche se resta complicato fare previsioni, considerato anche come non esistano precedenti.

IL TRENO IN BILICO AD ANDORA E LA RIMOZIONE – È stata necessaria qualche ora per ancorare la megachiatta, arrivata all’alba, con a bordo le 5 gru della ditta Vernazza che solleveranno il locomotore e la prima carrozza dell’Intercity. Questi verranno poi trainati via da una motrice, per permettere al personale di Rfi di ripristinare i binari e la linea di alimentazione elettrica. Proseguiranno così le attività di messa in sicurezza del versante franato, mentre entro la prima decade di marzo dovrebbe essere riaperta la tratta della linea ferroviaria Italia-Francia, da allora bloccata. Oggi si lavorerà fino a notte fonda, anche attraverso le fotocellule, per completare l’operazione. Il motivo? A causa del peggioramento delle condizioni climatiche, previste per domani, si rischierebbe di non completare le operazione.

LA CHIATTA – La chiatta, un superpontone della Mariotti di Genova, è grande come un campo di calcio: lungo 90 metri, largo 27, alto 6,5, con una portata di 9700 tonnellate. In questi giorni sono state caricate cinque gru della Vernazza di Varazze. La più potente è di 800 tonnellate, un’altra di 400, mentre le altre sono di 100 e 150 tonnellate. Il pontone, che può viaggiare ad una velocità massima di 11 chilometri all’ora, è stato trainato da tre rimorchiatori. Per coprire le 55 miglia marine che separano Genova da Andora sono state necessarie quasi 15 ore di navigazione.

In base al piano tecnico, due delle gru poseranno sui binari una terza macchina, che lavorerà da terra. A causa delle numerose gallerie che caratterizzano la linea ferroviaria, non è stato infatti possibile trasportare le gru attraverso i binari. Una volta ancorate le gru, sarà possibile sollevare il locomotore.Poi sarà la volta della carrozza rimasta. Dopodiché non resterà che recuperare la gru posizionata a terra, riportare il mezzo sul pontone, staccare gli ormeggi e ripartire alla volta di Genova. Un’operazione mai effettuata prima nel nostro Paese.  «Stiamo lavorando per concludere tutto in giornata», ha spiegato anche l’amministratore delegato di Rfi, Michele Mario Elia, che sovrintende i lavori. «Questa operazione è delicata e difficile, provata per la prima volta. Ma ci sono i presupposti perché tutto si possa concludere in giornata, anche in considerazione del fatto che le condizioni meteorologiche sono ottimali». Nel giro di qualche giorno, ha aggiunto Elia, verranno «risistemati i binari e riaperta la linea Genova – Ventimiglia». Soddisfatto il sindaco di Andora, Franco Floris, che si trova a Capo Mimosa per assistere all’avvio delle operazioni.

IL COSTO DELL’OPERAZIONE – L’intervento di recupero del treno Intercity 660 deragliato a causa della frana del 17 gennaio scorso costerà circa 2 milioni di euro e 500mila euro, secondo le stime di Rfi. Un ammontare che comprende, come hanno spiegato i tecnici, «l’operazione chiatta, l’allestimento della superpiattaforma con le cinque gru, la messa in sicurezza del versante e la bonifica strutturale dei binari, insieme alla probabile perdita del locomotore, danneggiato e difficilmente recuperabile». Si aggiungeranno poi i costi sostenuti da Trenitalia legati ai mancati introiti e alle spese per i bus sostitutivi, ancora però da quantificare.