Antonio Sollazzo e Marino Marsicano: i due operai del suicidio a Sanremo 2014

di Alberto Sofia | 19/02/2014

Senza stipendio da sedici mesi, pur lavorando ogni giorno, hanno scelto il Teatro Ariston e l’inizio della 64esima edizione del Festival di Sanremo 2014 per una protesta drammatica. Antonio Sollazzo e Marino Marsicano, due operai campani del Consorzio di bacino delle province di Napoli e Caserta hanno minacciato di gettarsi nel vuoto, urlando la loro frustrazione, aggrappati all’impalcatura della galleria del teatro Ariston. Hanno sventolato una lettera della balconata, poi letta dal conduttore della kermesse musicale, Fabio Fazio, che li ha poi convinti a non fare sciocchezze e a scendere.

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SANREMO 2014: I DUE OPERAI CAMPANI CHE HANNO MINACCIATO DI GETTARSI NEL VUOTO – Come ha spiegato lo stesso Fazio, leggendo la missiva rivolta alle istituzioni, i due operai sono lavoratori di Pompei, Napoli e Caserta: «Hanno problemi di lavoro e reclamano il diritto alla loro dignità. Non c’è niente di più importante di questo», ha ricordato il conduttore, una volta tornata la calma all’Ariston. Il direttore di rete, Giancarlo Leone, ha aggiunto: «Temevano che Fazio non avrebbe letto la loro lettera, ma poi li abbiamo riaccompagnati in galleria ad ascoltare il conduttore ed erano commossi, avrebbero anche voluto ringraziare». Accompagnati poi fuori dal teatro, hanno gridato di provenire dalla Terra dei Fuochi e di non venire pagati ormai da sedici mesi.


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SANREMO 2014: LA RICOSTRUZIONE DEL GESTO DRAMMATICO E LA LETTERA – Attimi di tensione quando, durante il monologo del conduttore, si sono sentite urla provenienti dall’impalcatura del Teatro Ariston. I due lavoratori, chiedendo l’attenzione della sala e del conduttore, hanno urlato di «non potere più mangiare». Il conduttore si è fermato, facendo accendere le luci in sala e invitando i due uomini a non fare sciocchezze. Dopo averli convinti a scendere dalle impalcature, Fazio ha spiegato: «Non so se questi due lavoratori stiano dicendo il vero, ma cosa facciamo? Ci interrompiamo? Siamo chiamati a far bene il nostro mestiere e ad aggiungere un segno positivo. Il nostro lavoro è un momento di spensieratezza. Credo che la bellezza, per quanto sembri paradossale, abbia un ruolo importante perché quello che siamo dentro lo dobbiamo cercare nel contesto. Se fuori è bello, forse diventiamo più belli anche noi». Così il conduttore ha letto la missiva, rivolta alle istituzioni: da sedici mesi ormai i due operai vanno al lavoro ma non ricevono alcun salario. Non sono i soli: sono circa 800 le persone nella loro condizione. Fanno parte del Consorzio unico di bacino delle province di Napoli e Caserta (Cub), un soggetto pubblico che si occupa della gestione del ciclo integrato dei rifiuti. Già in passato gli operai del Cub hanno dato vita a proteste drammatiche per richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla loro condizione, salendo sulle gru e sui tetti, così come bloccando le attività dello stesso Cub. Nella missiva letta da Fazio è stato spiegato come tra i lavoratori del Consorzio ci siano già stati tre suicidi e come la situazione finanziaria stia portando via le abitazioni a chi le possedeva. Nella parte finale della lettera si spiegava: «Mi scuso per lo spiacevole intervento, ma la disperazione è tanta che fa pensare di farla finita. Vi chiediamo di restituirci la nostra dignità».

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SANREMO 2014: CHI SONO I DUE OPERAI – Il Mattino ha ricostruito la vicenda, svelando chi sono i due operai campani che hanno minacciato il suicidio, dopo essere saliti sulle impalcature del Teatro Ariston di Sanremo. Il quotidiano campano ha poi intervistato Antonio Sollazzo, uno dei due lavoratori: ha ricostruito al telefono la protesta dalle impalcature, prima dell’arrivo delle forze dell’ordine. Ha poi spiegato di essere stato condotto nel commissariato di Sanremo «per quelle cose, che non ci pagano da 16 mesi, tutte cose che voi sapete molto bene». Insieme al collega, è arrivato nella cittadina ligure grazie ad una colletta raccolta da alcuni amici che hanno racimolato alcuni soldi per pagare le spese del viaggio. L’altro uomo, Marino Marsicano, ha spiegato di voler rilanciare la protesta: «Non è finita qui, andremo a Bruxelles». Non erano soli. Con loro c’era anche una donna – Maria Rosaria Pascale – che ha spiegato però di essere svenuta, così da non essere riuscita a partecipare alla protesta con i due colleghi. Dopo la protesta, gli uomini sono stati portati in questura per la necessaria identificazione.

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Photocredit: La Repubblica

IL PRECEDENTE – La protesta di Sollazzo e Marsicano ha richiamato alla memoria il precedente dell’edizione 1995. Fu allora un disoccupato quarantenne di Bologna, Pino Pagano, a minacciare di suicidarsi gettandosi da una balaustra della galleria del teatro Ariston perché senza lavoro e disperato. Fu “salvato” in diretta televisiva dal conduttore Pippo Baudo, che conduceva la rassegna. «Pippo mi perdoni, sono stato consigliato male», scrisse cinque anni dopo Pagano in un fax, rivelando di essere gravemente ammalato e di vedere tutto in una luce diversa. «Mi sono molto pentito delle cretinate che ho fatto, solo per guadagnare una manciata di milioni e un pò di pubblicità in più. Ora vedo tutto sotto un’altra luce, provo altre emozioni». L’uomo dopo quell’episodio incise anche un disco e fece, sulla scia di quella breve notorietà, alcune serate in locali pubblici.