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I negozi «dimenticati» all’interno della metro di Milano

Il Comune di Milano contro i negozi, ed i proprietari, degli esercizi commerciali all’interno dei mezzanini delle stazioni metropolitane del capoluogo lombardo. Palazzo Marino vorrebbe rilanciare gli spazi nella speranza di aprire le porte a grandi gruppi, a ristoranti ed a famose griffe per rilanciare l’appeal di questi spazi ma deve fare i conti con gli esercenti che non vogliono lasciare i negozi.

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22.000 METRI QUADRI DI SPAZI – La situazione è molto più complessa di quanto non appaia in realtà. Perché gli spazi commerciali all’interno delle metropolitane milanesi non sono mai stati accatastati. Quindi non si sa effettivamente quanti siano né quanto sono grandi. C’è una percezione a spanne ma che non può essere certificata in quanto mancano i documenti. Gli spazi a disposizione sotto il manto stradale sono 317 per una superficie complessiva di 22.000 metri quadrati. Palazzo Marino vorrebbe sfruttare queste zone in ottica Expo ri-definendo i contratti e sperando di poter fare altrove ciò che è già nato alla fermata di San Babila, dove ha aperto un negozio di elettronica della catena Trony.

SERVONO SOLDI – Ma questo al momento non è possibile perché di questi spazi commerciali ne sono stati censiti solo 10. Il Giorno riprende la voce dell’assessore ai trasporti ed alla mobilità, Pierfrancesco Maran, per il quale «Le stazioni della metropolitana devono diventare luoghi più vivi ed accoglienti. Gli spazi commerciali dei mezzanini devono essere valorizzati come gli spazi della Galleria». E per fare cassa. Alberto Rho, direttore affari legali di Atm, ha presentato il 12 febbraio una relazione nel quale ha invitato Palazzo Marino a valutare la possibilità di rivedere la modalità di assegnazione degli spazi commerciali nel tentativo di aumentare gli introiti per il servizio pubblico sfruttando gli spazi commerciali nella metropolitana.

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IL BANDO DELLA DISCORDIA – Per questo si può puntare allo sfruttamento dei 284 spazi commerciali. Ma ci sono tre problemi, per Atm: i canoni di servizio sono inadeguati, il 20 per cento degli assegnatari sono morosi e mancano le garanzie. I morosi secondo alcune stime sono 60, per altre 72. E nel frattempo 114 negozianti hanno ricevuto una lettera di sfratto da Atm al termine del contratto di locazione, previsto per il 30 luglio 2014. Il 70 per cento di questi, come riportato da Confcommercio, sono edicole. L’obiettivo è quello di assegnare questi spazi tramite un apposito bando. Ma gli attuali esercenti non potrebbero partecipare. Anzi, non possono. Perché i negozi non esistono in quanto non sono accatastati. L’obbligo è arrivato solo nel 2010 ed è per questo che le uniche stazione con esercizi commerciali conosciuti sono le 10 costruite dopo il 2004: Pero, Rho-Fiera, Abbiategrasso, Assago Nord e Forum, Maciachini, Dergano, Comasina, Affori Nord ed Affori Centro.

IL MANCATO ACCATASTAMENTO – Repubblica aggiunge che di questi spazi 38 non sono affittati mentre bar ed edicole sono rispettivamente 53 e 80. Atm e Comune di Milano hanno ammesso che lo sfratto dovrebbe sanare una situazione che dura da 50 anni, ovvero dalla nascita del sistema metropolitano milanese. Questo però ha fatto si che i criteri di assegnazione dei canoni locatari siano tutto fuorché trasparenti. Perché non esiste uno schema per gli affitti. Nel 2013 il Comune ha deciso di ovviare a questa mancanza stanziando 640.000 euro a favore del Collegio dei geometri per gli anni 2013 e 2014, ma finora su 90 stazioni sono state accatastate solo le ultime 10 mentre per altre 11 lo studio dovrebbe compiersi entro fine mese.

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L’INCHIESTA DEL 2012 – Confcommercio ha deciso di battere i pugni sul tavolo a difesa dei negozianti e dei dipendenti richiedendo un contratto-ponte che tuteli tutti prima dell’apertura del bando che, come da pressi, dovrebbe favorire coloro che hanno occupato regolarmente gli spazi. Dovrebbero quindi essere esclusi 60 casi di morosità, di cui 22 per cessata locazione, e 72 casi di negozi privi delle fideiussioni necessarie. La questione però si protrae da tanto tempo, con Comune di Milano ed Atm che non sono ancora riusciti ad arrivare ad un punto di sintesi con gli esercenti. Il Corriere della Sera nel marzo 2012 aveva parlato di un’inchiesta condotta dalla Procura di Milano su denuncia dei negozianti che lamentavano il mancato accatastamento.