Nadia: la storia della ragazzina suicida di Cittadella a Lucignolo

di Redazione | 17/02/2014

Un breve viaggio nel mondo dei giovani che compiono o subiscono vessazioni via web. È quello compiuto da un servizio mandato in onda ieri sera nel corso della trasmissione di Italiauno Lucignolo 2.0 e che rende note alcune dichiarazioni di adolescenti di Cittadella, in provincia di Padova, dove la scorsa settimana, vittima del cyberbullismo, si è tolta la vita gettandosi nel vuoto dal balcone di casa una 14enne di nome Nadia, e che riprende anche il caso della 16enne violentata ina scuola di Finale Ligure.

 

lucignolo cyberbullismo 1

 

«CI PRENDONO GUSTO» – «A me è capitato di essere stata derisa. Succede molto tra 13enni e 14enni», confessa una ragazza ai microfoni di Mediaset. «Domande come ‘Quando ti uccidii?’ e ‘Facci vedere le foto mentre ti tagli’… tutte robe così che l’hanno portata a crollare», afferma invece un ragazzo riferendosi al caso di Nadia. E ancora, un altro adolescente: «Ci sono gruppi di persone che incitano alla violenza gli altri». «Lo fai non pensando e dopo…», dicono i giovani. «Ci prendono gusto e poi sempre di più… la prendono come vittima».

 

lucignolo cyberbullismo 2

 

«SI SENTONO PROTETTI» – «Bisogna cercare di fare qualcosa, perché i ragazzi si sentono troppo sicuri e protetti all’interno delle scuole», spiega Maria Teresa Bergamaschi l’avvocato della ragazza molestata da quattro compagni di classe nel bagno di scuola a Finale Ligure. «Quello che racconta la ragazza – dice il legale – è un episodio violento, la punt adi un iceberg di una serie di molestie che andava avanti da un po’ di tempo». Sostiene qualcosa di diverso davanti alle telecamere di Lucignolo 2.0 l’avvocato Rocco Vigliaroti, legale di uno dei ragazzi accusati di ripetute molestie ai danni della 16enne. «Quando ha letto l’imputazione è rimasto sbalordito. L’ha inteso fin dall’inizio come uno scherzo».

 

lucignolo cyberbullismo 3

 

«IL CARNEFICE GODE» – Alla teoria del gioco che si sarebbe trasformato in violenza parlano anche altri ragazzi del posto. «Probabilmente uno scherzo è stato interpretato in un modo… un po’ così». Qualcuno non ha timore a raccontare il metodo preciso, studiato e infallibile attraverso il quale prendere di mira con le offese un altro adolescente: «Siccome teniamo di solito a far sapere alla gente quando stiamo male… puntare su questo… ‘Mi ha lasciato il ragazzo’… e noi di nascosto ‘Ha fatto bene lui’… ‘sei tu la pxxxxxx’… così andiamo a colpire i suoi punti deboli. Poi magari vedi che il giorno dopo sta male, magari sta male grazie a me, dici ‘Vediamo come la prende’. Il carnefice deve godere di quello che fa, deve provare piacere». Una ragazza invece racconta: «Le persone che ti stanno vicino sono alla fine quelle che ti pugnalano alle spalle. Ask è un sito dove le persone hanno l’anonimato. Non sai chi ti prende in giro. Ma chi dice quelle cose deve per forza conoscerti. Mi ha fatto arrabbiare il fatto che Nadia non sapeva chi la offendeva, aveva dubbi su tutti e forse per questo non si confidava». «Magari anche la sua migliore amica le diceva ‘ucciditi’», aggiunge un’altro ragazzo. Insomma, purtroppo anche essere cattivo può diventare figo.

(Fonte immagini: Lucignolo 2.0 / Italiauno / Mediaset)