Rudi Garcia: il retroscena dei pugni nella firma del contratto con la Roma

di Niccolo' Carosio | 15/02/2014

Rudi Garcia racconta nella sua autobiografia appena pubblicata in Francia un episodio piuttosto curioso riguardo il suo approdo alla Roma, e la firma del contratto in quello che chiama «un club prestigioso». Il libro, scritto con il giornalista Denis Chaumier “Rudi Garcia, tous les chemins mènent à Rome” (ed. Hugo Sport) uscirà a inizio aprile in Italia per Mondadori.

rudi garcia tous les chemins menent a rome

Del libro parla oggi Anais Ginori nelle pagine dello sport di Repubblica. L’attenzione è focalizzata su quanto accaduto all’epoca della firma del contratto con la Roma, e dei suoi rapporti con Walter Sabatini, direttore sportivo della Roma, e con il presidente James Pallotta:

A New York ma con la stessa premessa: nessuna garanzia. «Ero perplesso, mi pareva uno strano modo di procedere» continua Garcia. «Capii che dopo la scelta di Luis Enrique e Zeman, Sabatini non voleva prendersi da solo la responsabilità. Non poteva permettersi di sbagliarsi una terza volta. E così dovetti essere incoronato da Pallotta». Prima del viaggio negli Usa, con l’agente di Garcia si parla di condizioni contrattuali: lo stesso compenso di Lille e un anno di ingaggio. Alla fine firma per due rinnovabili, l’esito di una trattativa tesa. Garcia racconta lo stupore della prima conferenza, a New York, senza in mano uno straccio di carta.

Solo che c’è ancora un problema… burocratico:

Qualche settimana dopo, quando è davanti ai giornalisti a Trigoria non ha ancora il contratto. «Come spiegare una tale lentezza amministrativa in un club così importante?» si chiede polemicamente nel libro, mostrando indignazione anche davanti all’ufficio stampa che vuole suggerirgli le risposte sui temi caldi. «La interruppi per dirle che sapevo benissimo quel che dovevo dire o non dire». La firma del contratto avviene dopo che Garcia “irritato” fa per andarsene dalla stanza sotto lo sguardo preoccupato di Sabatini. «Capirono che era meglio firmare subito ». Anche l’assunzione dei suoi collaboratori, Bompard e Fichaux, non passa subito liscia. «La discussione rischiò di capottare per ragioni finanziarie. A un certo punto, dovetti battere i pugni sul tavolo e imporre il mio punto di vista ».

Garcia segnala anche che non fu sua la decisione di vendere Lamela, Marquinhos ed Osvaldo. Ma