La storia di John Elkann e dei giovani che «stanno bene a casa»

di Alessandro D'Amato | 15/02/2014

La frase di John Elkann sui giovani che non trovano lavoro perché stanno bene a casa è oggi su Repubblica, in un articolo a firma di Valentina Conte. Ieri Elkann ha sviscerato la sua tesi davanti a una platea di studenti valtellinesi delle scuole superiori, riuniti alla Banca popolare di Sondrio per un dibattito su formazione e lavoro.

john elkann giovani bamboccioni


JOHN ELKANN E I GIOVANI SENZA LAVORO
– Racconta Repubblica:

«Il problema dei giovani è che non hanno la giusta determinazione a trovare un lavoro», ha premesso il rampollo Agnelli. «Forse non hanno una reale voglia di cogliere queste opportunità, perché non ne hanno bisogno, perché stanno bene a casa, oppure non ci sono sufficienti stimoli o non hanno la giusta ambizione a fare delle cose». Elkann si dice convinto che «il lavoro c’è», non è questo il problema. Per fare un esempio, «ci sono tantissimi lavori nel settore alberghiero». Dunque, per l’erede della più importante dinastia di industriali italiani, «c’è tantissima domanda di lavoro, ma c’è poca offerta». Colpa del divano di casa – modello Tanguy – e certo della playstation che annega ogni voglia di riscatto.

Anche il Corriere ha dedicato un articolo alla storia:

Verso la fine del confronto, durato un paio d’ore, arrivano le domande senza filtro dei professori. Dall’ultima fila uno studente chiede a Elkann perché abbia deciso di lavorare quando avrebbe potuto vivere in vacanza. «La mia famiglia ha stimolato a fare sia me, sia Lapo e Ginevra (fratello e sorella, ndr). E ti posso garantire che è molto più interessante vivere lavorando». Il ragazzo però è rimasto sulle sue posizioni: «Non sono d’accordo». Ma forse l’intervento più efficace è venuto da Nicola, un giovanotto con la testa piena di ricci scuri e una camicia a quadri fuori dai pantaloni: «Scusi presidente, io quest’anno divento elettricista. Non è che ci sarebbe un posto da voi in Fiat?». «Nicola, finisci bene la scuola e poi ne paliamo».

I PRECEDENTI SUI BAMBOCCIONI – Il Messaggero elenca i precedenti sui bamboccioni:

La definizione più famosa, che ha inaugurato il “genere”, è stata quella di «bamboccioni», lanciata all’indirizzo dei giovani dall’allora ministro dell’Economia Padoa Schioppa. Era il 2007 e il ministro spiegava che la sua Finanziaria conteneva delle misure atte a fare affrancare i giovani, appunto i «bamboccioni», dalla dipendenza dei genitori. Qualche anno più tardi, sempre ad opera di un ministro, stavolta la titolare delWelfare Elsa Fornero, i giovani sotto i trent’anni si sono visti affibbiare un aggettivo esotico: «Choosy», schizzinosi, in inglese. Bamboccioni e schizzinosi dunque perché la tendenza dei ragazzi italiani, secondo la Fornero, era di tergiversare troppo «aspettando il posto ideale» mentre la situazione era tale che bisognava «prendere le prime offerte e poi da dentro guardarsi intorno». Non si doveva essere troppo choosy, cioè. Glissando sullo «sfigati», dato successivamente dal viceministro del Governo Monti Michel Martone a tutti quei giovani che non si laureavano prima dei 28 anni, arriviamo fino ad oggi. E la musica non è cambiata.

LE ALTRE REAZIONI – E in effetti non appena finisce sui giornali on line, scatena molte reazioni: