«L’Italia cancella la Storia dell’Arte dalle scuole per sempre»

di Maghdi Abo Abia | 05/02/2014

L’Italia dice no all’insegnamento della storia dell’arte? La storia monta sul web, dopo che è tornata in auge la storia di un emendamento presentato il 31 ottobre dal deputato Sel Celeste Costantino che chiedeva il ripristino della storia dell’arte nella scuola secondaria, respinto. L’emendamento è stato bocciato perché, come riporta Bloggokin, «Significherebbe aumentare una spesa che è stata tagliata perché il Paese non è in grado di sostenerla». Anche se molti contestano questa ricostruzione, soprattutto perché ha riportato in auge una storia di tre mesi fa.

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IL TAGLIO DEL 2008 – Il cerchio era stato aperto nel 2008 dall’ex ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini che con la riforma dell’istruzione abolì o ridusse drasticamente l’insegnamento di una materia teoricamente fondamentale per un Paese che detiene oltre la metà dei beni artistici del Pianeta. Le discipline artistiche erano diminuite nei licei artistici ed erano state cancellate dai bienni nel classico e nel linguistico, oltre che dagli indirizzi Turismo e Grafica degli Istituti tecnici e dei professionali. Anche l’attuale ministro dei Beni Culturali Massimo Bray aveva incentivato una raccolta firme tra 2012 e 2013 per il ripristino dell’insegnamento della storia dell’arte in queste scuole, ma non se n’è fatto niente.

 

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LA PETIZIONE – Lo scorso 9 ottobre abbiamo parlato dell’appello rivolto al ministro dell’Istruzione, Maria Laura Carrozza, alla quale venne rivolto un appello firmato, tra gli altri, daAdriano La Regina, Salvatore Settis, Cesare de Seta e Rosi Fontana:

Che l’Italia sia il Paese al mondo con la maggiore quantità di beni artistici e culturali è cosa nota.

Possiamo vantare circa 6.000 siti archeologici, 4.700 musei , 46.000 beni architettonici vincolati, 44 i siti italiani patrimonio mondiale UNESCO, per non parlare della bellezza delle nostre città e dei nostri borghi, della miriade di opere d’arte sparse in chiese, palazzi, piazze.

Ma forse ci siamo talmente abituati e assuefatti a tale abbondanza d’arte che pervade ogni angolo del nostro Bel Paese, che neanche percepiamo la gravità insita nelle carenze delle nostre politiche dei beni culturali, troppo poco incentrate su una seria promozione alla valorizzazione e tutela del patrimonio e dunque sulla sua conoscenza attraverso una “Politica della Formazione ai Beni Culturali”.

A proposito di quest’ultimo aspetto, è ormai tempo di cambiare rotta. Con una tale preziosissima eredità, è pensabile che i nostri ragazzi non studino adeguatamente il mondo in cui vivono e, soprattutto, in cui dovranno muoversi da adulti?

In un Paese come il nostro ci si aspetterebbe che uno dei pilastri della formazione scolastica sia lo studio della Storia dell’arte, cioè della storia della principale risorsa che abbiamo la fortuna di aver ereditato. Invece forse non è stato sufficientemente evidenziato come proprio tale disciplina sia stata pesantemente decurtata dall’offerta formativa in diversi indirizzi delle scuole superiori dalla Riforma dell’ex Ministro Gelmini.

E’ fondamentale, soprattutto in una fase così complessa ed economicamente fragile come quella che l’Italia sta attraversando, attuare tempestivamente scelte che si muovano nella direzione opposta a quanto fatto negli ultimi anni. Intervenire con una Riforma dell’Istruzione che potenzi questo ambito di studio produrrebbe degli enormi benefici, a più livelli: civico-formativo ed economico-occupazionale (che corrispondono poi ai punti critici della nostra società).

Nel Paese dei Beni Culturali per eccellenza, continuare ad impedire ai ragazzi di maturare una adeguata conoscenza del proprio patrimonio artistico, significa infatti ostacolare non solo una formazione culturale degna di questo nome, ma anche lo sviluppo di quel senso civico che tutti noi auspichiamo e che si sviluppa a partire dalla conoscenza e dal conseguente rispetto per quell’insieme di valori territoriali, ambientali, storici e artistici che chiamiamo Cultura. Se non si apprende la storia dei luoghi e dei monumenti che ci circondano, come si potrà maturare il valore del rispetto per gli spazi comuni?

Si pensi poi all’innegabile potere che ha, a livello formativo, la sensibilizzazione alla bellezza e al valore dei nostri beni artistici: un adolescente che cresca educato in questa direzione, sarà un individuo meno soggetto al degrado che sempre più dilaga nelle nostre città.

Incredibilmente importanti, poi, sono le potenzialità che una approfondita formazione al nostro patrimonio artistico e archeologico avrebbe a livello occupazionale.

In Italia dovremmo poter vivere e lavorare principalmente di questo, mentre siamo al paradosso che i milioni di turisti che ogni anno vengono a visitare le nostre città e i nostri musei tornano a casa con un bagaglio di conoscenze relative alle nostre bellezze artistiche in proporzione molto maggiore rispetto alla cognizione che ne ha mediamente un italiano, il quale vive una intera esistenza in quel contesto senza aver avuto la possibilità di studiarne adeguatamente la storia e comprendere appieno valore. Se si continua a trascurare questo ambito per noi così vitale, come si finirà? Bisogna forse aspettare di veder deteriorati altri antichi beni, la cui precaria tutela in tempi recenti ha fatto tremare molti italiani al crollo di strutture millenarie come quelle di Pompei, per arrivare a comprendere finalmente che la più grande potenzialità economica e la più “pulita” industria italiana è proprio quella legata ai beni culturali?

Sono le domande che si pongono gli insegnanti di Storia dell’arte delle scuole superiori, firmatari di un appello rivolto al Ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, e sottoscritto da grandi nomi del mondo della cultura e dell’arte, in cui si chiede di potenziare lo studio di questa meravigliosa e per noi vitale materia scolastica. Sarebbe un primo, fondamentale, mattone nella costruzione dell’Italia di domani.

IL NO DEL MINISTRO CARROZZA – Ma nonostante le parole forti, il ministro ha glissato. Ne parla anche Ilgiornaledell’arte che ci parla della nascita dell’associazione Artem Docere (Associazione nazionale Docenti Disegno e Storia dell’arte), che promette battaglia così come i duemila insegnanti precari della materia in questione. E dire che il 7 novembre 2013 il Ministro Carrozza aveva presentato il progetto «L’Istruzione riparte» che prevede «borse per il trasporto studentesco, fondi per il wireless in aula e il comodato d’uso di libri e strumenti digitali per la didattica» oltre al ritorno della geografia.

CHIAREZZA – A fare chiarezza ci pensa infine un commento allo stesso blog che aveva lanciato l’allarme, che riporta la risposta alla mail inviata dalla commentatrice a Irene Baldriga, nel Direttivo Nazionale ANISA, L’Associazione Nazionale Insegnanti di Storia dell’Arte:

Gentile Signora,

non vi è dubbio che le notizie riportate siano prive di fondamento.

E’ un dato di fatto, ed è anche un merito della battaglia condotta negli ultimi anni dalla nostra Associazione, che la Riforma Gelmini

abbia portato – nei regolamenti attuativi – ad un incremento della storia dell’arte nel Liceo Classico Tradizionale (passando dalle precedenti 4 ore complessive del triennio: 1+1+2, alle attuali 6 ore: 2+2+2).

Il pesante ridimensionamento della presenza della nostra disciplina nei curricoli scolastici si è registrato invece nell’istruzione Professionale (da dove è sparita), in quella Tecnica (dove è stata ridotta, per esempio, nell’indirizzo turistico).

Più in generale, tutti gli indirizzi (Liceo Classico compreso) hanno perso ore di storia dell’arte a causa della eliminazione delle sperimentazioni che avevano permesso, in una notevolissima quantità di scuole italiane, l’incremento del monte ore proprio in risposta ad una esigenza formativa espressa dall’utenza e sostenuta dai Collegi Docenti in regime di autonomia. Tanti Licei Classici, per esempio, avevano inserito la Storia dell’Arte nell’offerta formativa del Ginnasio. Con l’eliminazione delle sperimentazioni, tale incremento è stato annullato.

Di tutto questo, l’ANISA ha dato puntuale informazione in ogni modalità e in ogni sede (dai quotidiani nazionali, alle reti televisive, alle sedi istituzionali, ai convegni italiani e stranieri), senza mai affermare che la Storia dell’arte è stata “eliminata”. Ciò è del tutto falso e, riteniamo, molto facile da verificare. Basta consultare i Regolamenti dei nuovi Licei: DPR 87, 88, 89/2010 con i relativi quadri orari.

Auspichiamo che nel prossimo futuro il dibattito sulla presenza dell’educazione all’arte e al patrimonio nella scuola secondaria superiore possa riaprirsi. Lo stesso Ministro ha recentemente rilasciato dichiarazioni positive in questo senso.

Allego la lettera che, proprio in questi giorni, la nostra Associazione – nella persona della Presidente Rech – ha inviato al Ministro Carrozza.

Sperando di aver risposto in modo esaustivo alla sua richiesta, la saluto cordialmente.

Irene Baldriga

Direttivo Nazionale ANISA

 

(Photocredit Blogokin)

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