Il mistero della strage di Caselle

di Redazione | 07/01/2014

Gli investigatori che cercano di far luce sull’uccisione a coltellate dei coniugi Mariangela e Claudio Allione, di 65 e 66 anni, e della madre di lei, Emilia Dall’Orto, 93 anni, avvenuta a Caselle Torinese, avranno molti misteri da risolvere e ipotesi da vagliare per cercare la verità sul triplice delitto.

 

 

IL POSSESSO DI DROGA – Innnanzitutto, dovranno valutare bene la testimonianza e la posizione di Maurizio Allione, 29 anni, il figlio di Mariangela e Claudio, già sottoposto dai Carabinieri ad un lungo interrogatorio (13 ore) dal quale non sono però emersi elementi che potessero far sospettare di lui come autore della strage. Il giovane di Caselle, residente a Torino, disoccupato con la passione della batteria, non è indagato per omicidio. Anche se un’indagine senz’altro meno preoccupante è stata aperta sul suo conto, quella relativa al possesso illegale di stupefacenti. Precisamente gli inquirenti lo hanno denunciato dopo avergli trovato in casa durante la perquisizione piccole dosi di marijuana. Un caso che non sembra preoccupare Maurizio, già denunciato in passato per possesso di droga. «Sono stato io – ha affermato il giovane, lo riporta Andrea Pasqualetto sul Corriere della Sera – a dire che avevo fumo, anche se questo mi è costato una denuncia. Io non ho paura di dire la verità».

 

APPASSIONATO DI DISEGNO – Maurizio è dunque oggi pienamente libero di muoversi, così come la sua fidanzata e l’amico che ha scoperto i corpi delle vittime, anche loro ascoltati in caserma. Il figlio delle vittime della strage in particolare viene descritto dai vicini come un «bravo ragazzo», «un lavoratore». Sia  lui che la fidanzata non hanno un lavoro fisso, tirano avanti con lavori precari. Lui, a quanto pare, ne ha cambiati parecchi. L’ultimo dichiarato sul web è quello di «carrellista manutentore» in un’azienda dell’indotto del settore auto. Maurizio sostiene inoltre di avere una passione per il disegno meccanico, mentre i vicini di casa ricordano la sua passione per la batteria. Il giovane si fa chiamare Mox Sushai Allione, batterista degli Alldways, nome d’arte della band.

LA TESTIMONIANZA DI MAURIZIO – «Non so cosa sia successo – avrebbe dichiarato Maurizio agli inquirenti – ma non sono stato io. Venerdì ho trascorso la serata in un locale con amici, c’era anche Milena (la fidanzata, ndr), poi siamo tornati a casa e sono rimasto sempre con lei». Drammatica la scoperta dell’uccisione di genitori e nonna. «Ieri sono andato in montagna con Milena da amici e pensavo di tornare domenica. Sapevo che mio padre non stava bene e allora l’ho cercato al telefono…». Ma agli squilli nessuno avrebbe risposto. Quindi la decisione di chiamare la signora Rita, la vicina più confidente, e poi l’amico Andrea per verificare cosa fosse successo nella casa di Caselle dove abitavano le tre vittime. «Gli ho spiegato come poteva entrare…», ha detto Maurizio. E quando è entrato, il suo amico d’infanzia Andrea, anche lui 29 anni, ha quindi scoperto l’orrore. Da quanto si apprende la testimonianza di Maurizio non presenterebbe contraddizioni. Il giovane e la sua fidanzata hanno raccontato di trovarsi ad Aosta sabato mattina, dove erano andati a sciare. Nel racconto del giovane da chiarire solo un buco di 70 minuti.  Spiega Marco Imarisio sul Corriere della Sera:

Mai come in questa vicenda, sempre fino a prova contraria, i risultati dell’autopsia sembrano decisivi, e questo spiega anche la cautela del pubblico ministero nel formulare i quesiti rivolti al medico legale. Gli esiti dell’esame autoptico devono spiegare se quelle decine di ferite causate da una lama lunga almeno venti centimetri sono state sferrate dopo la morte delle tre vittime, e soprattutto avranno il compito di stabilire l’orario esatto dei decessi. Non stavano andando a dormire e neppure si erano appena alzate. Indossavano maglioni e abiti da giorno, questo è l’unico dato certo. Tutti sanno che Maurizio, l’unico figlio degli Allione, è in libertà, ma con il marchio del sospetto. La differenza tra il suo alibi, la menzogna e la verità, ruota intorno a uno spazio di settanta minuti al massimo, il tempo di una uscita con gli amici nella serata di venerdì, la partenza nella tarda mattinata del sabato verso la casa di montagna. L’esame dei tabulati telefonici di Maurizio e della sua fidanzata servirà a dare un senso alle loro parole.

I MISTERI – I carabinieri del Ris di Parma che hanno lavorato per circa cinque ore ieri pomeriggio nella villetta di Caselle. Dal loro lavoro spuntano diversi misteri. I militari specializzati in indagini scientifiche, infatti, cercano tracce di sangue che, ad occhio nudo, non si vede e sembrano non aver dato per ora risposte certe. Un interrogativo su tutti: come è possibile uccidere a coltellate tre persone, accanirsi sui corpi, e non lasciare neppure una traccia di sangue? I Ris, che lavorano anche grazie al luminol, avranno bisogno di nuovi sopralluoghi, a partire da stamane. Ma il giallo sembra difficile da risolvere non solo per la mancanza al momento di un assassino e del sangue. Manca anche l’arma del delitto. La mancanza di tracce di sangue, in particolare, ha perfino tratto in inganno i primi soccorritori, che inizialmente hanno pensato ad una morte avvenuta per esalazioni di monossido di carbonio da una stufa. Ad un esame più approfondito sono poi spuntate le ferite da arma da taglio inferte dall’assassino sui corpi di tutte le tre vittime. Oltretutto i due cani, di razza pastore tedesco, di proprietà di Mariangela e Claudio sono stati trovati chiusi in uno scantinato. Secondo alcuni testimoni si tratta del luogo dove venivano abitualmente tenuti di notte, ma è strano che i due animali non abbiano abbiato per avvertire del pericolo. Infine, non si trova nessun movente e nessun possibile responsabile della strage. La casa, all’interno, è stata trovata in perfetto ordine. Perfino il portafogli di Claudio era al suo posto.

TRE IPOTESI – Tre le ipotesi dunque che emergono al momento dopo le prime ore di lavoro dei Ris. La moquette presente in casa può aver assorbito il sangue. Il sangue può essere stato assorbito dall’assassino con l’aiuto di un complice. Le tre vittime possono essere state avvelenate e poi colpite con il coltello.

photocredits ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO