La fuga nascosta delle aziende italiane

di Andrea Mollica | 30/08/2013

Il caso della Firem è la vicenda più clamorosa di un’azienda italiana che si è trasferita all’estero di nascosto dai suoi dipendenti, per proseguire in un altro paese le sue attività. Simili scelte indignano i lavoratori e le comunità dove le imprese si trovano, ma sono per Handelsblatt uno dei simboli delle difficoltà del nostro paese ad uscire dalla sua lunga crisi.

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FUGA NELLA NOTTE – Handelsblatt, il più importante quotidiano finanziario tedesco, dedica un approfondimento ai recenti casi di aziende italiane fuggite di nascosto all’estero. La consuetudine italiana di chiudere i siti produttivi per tre settimane durante il mese di agosto è stato sfruttata dal un’impresa modenese, la Firem, per trasferire i suoi impianti in Polonia. Una fuga notturna ed in gran segreto che è stata scoperta dagli operai della ditta, stupiti dalle attività frenetiche che si svolgevano nel sito industriale nonostante la chiusura. La vicenda Firem è parzialmente rientrata visto che la proprietà ha aperto una vertenza sulla sua decisione, anche se Fabrizio Pedroni, il capo dell’azienda, ritiene ancora giusta la scelta. ” Se avessi rivelato i miei piani saremmo stati occupati dagli operai. Voglio che la mia impresa sopravviva, e l’Italia non è più il posto giusto per far industria”. I 40 dipendenti di Firem, azienda che produce resistenze elettriche, sono riusciti a fermare solo uno dei Tir che hanno portato in Polonia i macchinari industriali dell’azienda. Dopo molti giorni di pressione la proprietà ha accettato di confrontarsi con sindacati, ma il futuro dell’impresa in Italia è ancora molto incerto.

SIMBOLO DELLA CRISI – L’analisi di Handelsblatt sottolinea come la Firem non sia stata l’unica impresa a prendere una simile decisione in questa nuova estate di crisi. Oltre al gruppo modenese, anche la milanese Hydronic Lift e la forlivese Dometic Italy hanno optato per delocalizzazioni segrete che simboleggiano le difficoltà dell’economi italiana. “Mentre l’eurozona sta mostrando i primi segnali di crescita, l’Italia è ancora intrappolata nella recessione. Le perdite delle fabbriche sottolineano quante difficoltà sta affronta il paese per far ripartire le attività produttive e l’economia”. Secondo la graduatoria del World Economic Forum l’Italia si trova al 128esimo posto, dietro solo al Burkina Faso, nella classifica della produttività e dei salari. La Polonia, dove voleva trasferirsi Firem, si trova invece al 39esimo. Sempre più grandi gruppi del nostro paese hanno deciso di delocalizzare le produzioni negli ultimi mesi, dalla Fiat all’Indesit, al fine di recuperare competitività abbattendo i costi di produzione.

SCELTA OBBLIGATA – Indesit, storica azienda di elettrodomestici, andrà in Turchia ed in Polonia cancellando 1400 posti di lavoro nel nostro paese. La Fiat occupa già più di 4 mila persone in Polonia. Il professore della Bocconi Carlo Alberto Carnevale Maffe, che insegna strategia aziendale alla più importante università commerciale del nostro paese, rimarca come il comportamento della proprietà di Firem può essere criticato, “per le modalità che hanno danneggiato il rapporto con i suoi collaboratori e la sua comunità di appartenenza. Molti altri imprenditori prima di lui hanno già abbandonato la nave Italia, perché questa scelta era l’unico modo per sopravvivere. Imprese come Firme incasellano solo perdite dallo scoppio della crisi, una situazione insostenibile per un’azienda”.

EMORAGGIA PROSEGUE – Fabrizio Pedroni ha rimarcato come per lui non fosse fondamentale massimizzare gli utili, ma semplicemente tornare a fare quei profitti che Firem non era più in grado di realizzare producendo in Italia. “Molti colleghi mi hanno chiamato complimentandosi con me. Non sono il primo che va via dal nostro paese, e non sarò neppure l’ultimo”. Firem dovrebbe mantenere una sede in Italia con dieci dipendenti, mentre Pedroni porterà con se quattro collaboratori di sua stretta fiducia in Polonia. Il paese dell’Est Europa appare una delle poche oasi continentali dove investire. Dallo scoppio della grande crisi la Polonia è stata l’unica nazione ad aver evitato la recessione. Nel 2013 l’economia polacca crescerà poco, ma il Pil aumenterà comunque dell’1,1%. L’Italia invece dovrebbe incasellare un’altra significativa contrazione della sua ricchezza nazionale, probabilmente non lontana dal dato del 2012. L’anno scorso il Pil era calato di 2,4 punti, quest’anno dovrebbe assestarsi poco sotto il 2%. Numeri che evidenziano la profonda notte attraversata dall’economia italiana, ed il disastro sociale che ne consegue.