Il nuovo tormentone social dopo la foto dell’americano bendato: «E allora Chico Forti?»

29/07/2019 di Enzo Boldi

Il benaltrismo continua a essere un male atavico del Terzo Millennio. Come accaduto per altri recenti fatti di cronaca, anche sul caso del indagato americano bendato e ammanettato all’interno della Caserma di via in Selci, a Roma, ecco che i social si stanno riempiendo di quello che, se non fosse per la tragicità degli eventi, potrebbe essere definito un tormentone. Ed ecco che, dunque, gli americani (in particolare i media o tutte le personalità che hanno parlato di questa vicenda) non possono assolutamente parlare di quanto accaduto nella Capitale. Il motivo? Da Guantamo ad Abu Ghraib, passando per Amanda Knox e Ustica. Ma l’hashtag delle ultime 24 ore è:  «E allora Chico Forti?».

Chico Forti è un famoso velista e imprenditore televisivo italiano condannato nel 2000 per l’omicidio di Dale Pike, il cui corpo senza vita venne trovato due anni prima sulla spiaggia di Sewer Beach, a Miami. Le attenzioni degli investigatori statunitensi si concentrarono subito sull’italiano che stava acquistando dalla vittima il Pikes Hotel di Ibiza. Secondo i giudici americani, Chico Forti avrebbe ucciso Dale Pike dopo che quest’ultimo aveva scoperto un tentativo di truffa. Per questo è stato condannato all’ergastolo anche se l’italiano si è sempre dichiarato innocente e ha sempre parlato di grave errore giudiziario.

La storia di Chico Forti e la foto dell’americano bendato

Questa è solo una breve ricostruzione di una lunga vicenda processuale fatta di chiari e scuri e i cui contorni non sono mai apparsi così netti. Ma la giustizia a Stelle e strisce ha giudicato lui l’unico colpevole di quella morte. Giusto o non giusto, il web (spesso e volentieri neanche sapendo di cosa si stia parlando) ha deciso di usare il benaltrismo su Chico Forti per sostenere che i media statunitensi non possano avere voce in capitolo sulla foto dell’americano bendato durante le indagini e prima dell’interrogatorio per il caso della morte di Mario Cerciello Rega, il carabiniere ucciso a Roma la notte tra il 25 e il 26 luglio.

Il benaltrismo che non è razionale

E ad acuire ancor più questo benaltrismo – ormai insito nel dna italiano – è stata l’intervista rilasciata a La Stampa da Alan Dershowitz,  professore emerito di legge all’Harvard University e uno degli avvocati penalisti più famosi d’America. Lui ha detto che i due ragazzi indagati (uno reo confesso) potrebbero utilizzare quella fotografia in Caserma per invalidare il processo. Parole che hanno dato il via a diversi insulti e al tormentone: «E allora Chico Forti?». Tutta l’erba un fascio, come al solito. Far notare che il comportamento di un militare (o più) sia stato scorretto, inadeguato e contro lo Stato di diritto non vuol dire sminuire le accuse e la gravità del gesto come l’uccisione di un carabiniere. Ma sui social non si riesce ad andare oltre e valutare gravi entrambe le cose.

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