Ambra Angiolini perde la pazienza: «Poche donne in scaletta? Basta con le polemiche inutili»

di Gaia Mellone | 30/04/2019

Ambra Angiolini perde la pazienza: «Poche donne in scaletta? Basta con le polemiche inutili»
  • Alla vigilia del concerto del Primo Maggio a Roma, Ambra Angiolini ha perso la pazienza

  • La polemica sulle poche donne in scaletta sarebbe «inutile» e il «problema a monte» e la conduttrice sfida «ogni donna intelligente a prendersela»

  • A Roma è gia stato organizzato il contro-concerto "Mai cosi tante"

Alla viglia del primo maggio Ambra Angiolini, conduttrice insieme a Lodo Guenzi dello storico concerto romano, perde la pazienza. Colpa della domanda, innocua tutto sommato del giornalista, che le chiede come risponde alle polemiche sul basso numero di artiste donne sul palco per la festa dei lavoratori.

Chi sono le poche donne che saliranno sul palco del Primo Maggio a Roma

«Ma vi sembra davvero una polemica questa? Sono seria eh, non sono ironica» risponde Ambra Angiolini, evidentemente stufa di quella domanda. Da quando infatti è stata resa nota la scaletta degli artisti che calcheranno il palco del concerto del primo maggio a Roma, in molti hanno puntato il dito su un’assenza di quote femminili: le donne sei contano sulle dita di una mano dalla scaletta dei 67, e nemmeno tutte soliste ma parte di band. C’è Francesca Mesiano del duo Coma Cose, Isabella Tundo dei La Municipal, poi Ylenia Lucisano, Margherita Zanin e I Tristi. Insomma, il terreno per la polemica è in effetti fertile.

Ambra Angiolini perde la pazienza: «Poche donne in scaletta? Basta con le polemiche inutili»

«Per qualcuno è anche polemica di due donne come me e Mara Venier che giocano a farsi i dispetti e diventa un caso nazionale» continua esasperata Ambra Angiolini, dichiarando che «dobbiamo smettere di far finta di parlare di cose che non hanno senso». «Io da donna non mi sono sentita offesa perché non sono stata lì a contare quante donne ci sono sul palco del primo maggio» ha aggiunto la conduttrice, che non si è tirata indietro nemmeno in conferenza stampa sull’argomento. Ha infatti spiegato che il concerto «è una radiografia del paese, vuol dire che i problemi sono a monte». L’organizzazione del primo maggio, ha continuato a spiegare, «non ha fatto una selezione pensando “questa è donna, via”», semplicemente «è stata fatta una selezione sulla musica che va nei primi posti delle classifiche e le donne che c’erano non erano disponibili». «Perché nelle classifiche ufficiali ci sono solo due donne allora? Perché non lo chiediamo anche alle case discografiche, a quelli che stanno prima del primo maggio?!» ha poi incalzato Angiolini.

«Sfido ogni donna intelligente a prendersela» ma esiste già il controconcerto rosa

Dopo aver ribadito la sua posizione sia in conferenza stampa che nell’incontro ravvicinato con i giornalisti, Ambra Angiolini ha chiuso – o almeno, cosi sembra sperare – la polemica una volta per tutte rivolgendosi proprio alle donne: «Sfido ogni donna intelligente a prendersela contando le donne sul concerto del primo maggio e me ne prendo ogni responsabilità».

Eppure, di donne che si sono risentite ce ne sono, tanto che hanno dato il via ad un concerto alternativo. Angela Baraldi, protagonista del film Quo vadis, Baby? di Gabriele Salvatores, e Diana Tejera, cantautrice romana e frontwoman dei Plastico, hanno infatti organizzato il contro- concerto Mai Così Tante all’Angelo mai, locale alternativo romano. «Non ci stiamo: è un controsenso che anche sul palco dei sindacati confederali, sempre attenti alle questioni di genere, si perpetui una contraddizione così assurda» hanno dichiarato presentando l’evento che servirà a «lanciare un segnale riappropriandoci di spazi, strumenti e parole per mettere a nudo il conformismo imperante. Da anni il concerto di piazza San Giovanni si è trasformato in una passerella televisiva e, via via, i temi del lavoro, della parità di genere e della giustizia sociale sono stati messi in secondo piano». Il contro concerto vuole quindi posso come una manifestazione dello «sdegno crescente per l’ennesima affermazione della cultura sessista che, nel nostro Paese, facciamo fatica a estirpare».

(credits immagine di copertina:  ANSA/ ETTORE FERRARI)