Le cose allucinanti trovate nell’iPhone 5 di Alexander Boettcher

di Redazione | 01/03/2016

Alexander Boettcher

Alexander Boettcher aveva dimenticato il Pin del suo iPhone 5 equipaggiato con iOs8. «Non me lo ricordo» aveva risposto a più riprese. Gli investigatori sono però riusciti a superare il vuoto di memoria dell’uomo grazie alla consulenza di una società israeliana con sede a Monaco, la «Cell brite», che per 1.500 euro è riuscita a “sbloccare” l’apparecchio trovando il Pin: 5555. Più semplice di così.

ALEXANDER BOETTCHER E L’IPHONE SBLOCCATO DA UN’AZIENDA ISRAELIANA

 

Alexander Boettcher probabilmente aveva pensato che il suo smartphone poteva essere inaccessibile un po’ come il telefono degli attentatori a San Bernardino che Apple si rifiuta categoricamente di sbloccare. Del resto su iOs 9 il processo sembra sia impossibile. Non per quanto riguarda i telefoni equipaggiati con iOs 8. Gli inquirenti hanno quindi avuto accesso al telefono dell’imputato scoprendo messaggi come «Alexander marchia le donne come il bestiame» o video e fotografie hot. Tra dicembre 2014, momento del sequestro e oggi è stato possibile “violare” il sistema operativo. Potrebbe accadere anche per iOs 9, solo il tempo potrà dirlo.

ALEXANDER BOETTCHER, I DATI CONTENUTI NEL SUO IPHONE

 

 

Questo però non riguarda Alexander Boettcher visto che la «Cell brite» è riuscita a recuperare 9 giga byte dal suo smartphone. Tra questa mole di dati sono state trovate anche tracce determinanti per ricostruire l’attività della “coppia dell’acido”. Roberto Parente, legale di Antonio Margarito, studente vittima di un’aggressione con tentato accoltellamento alle parti intime da parte di Martina Levato, ha voluto sottolineare due tracce emerse dall’analisi dello smartphone di Alexander Boettcher. Poche ore dopo l’aggressione l’uomo ha cercato col telefono informazioni sull’evirazione. Il 3 dicembre 2014 Alexander Boettcher cerca ancora informazioni su Margarito aprendo decine di pagine Facebook dei suoi amici.

ALEXANDER BOETTCHER, I RIFERIMENTI AL CASO CARPARELLI

 

Il 15 novembre 2014 alle 18.49, continua il Corriere della Sera, una ragazza scrive a Boettcher: «Ciao, sei a Milano?» ottenendo come risposta: «Ho mal di testa, hanno provato a rubarmi il telefono. Ho preso un pugno e per rincorrerlo sotto la pioggia mi sono allagato». Una frase che ricorda il racconto rovesciato dell’agguato in via Nino Bixio dove il fotografo di moda Giuliano Carparelli si è protetto con un ombrello dall’acido lanciato da Martina Levato. L’uomo si protegge poi scatta la foto alla vettura che si allontana. Alexander Boettcher, secondo l’accusa, a quel punto rincorre Giuliano Carparelli sotto la pioggia e gli ruba il telefono.

ALEXANDER BOETTCHER E L’AGGRESSIONE A STEFANO SAVI

 

Nella memoria è stata poi recuperata una foto di Carparelli, cancellata da qualcuno dopo l’arresto di Alexander Boettcher e prima del sequestro del suo pc. La notte tra l’1 e il 2 novembre 2014, a ridosso dell’agguato contro Stefano Savi, i cellulari dei due sono spenti. Alle 3.10 la giovane scrive all’amante: «Se ci sei è meglio». I due vanno a casa di Andrea Magnani. Alle 4.29 il terzo scende in auto dopo la chiamata di Alexander Boettcher. Magnani è l’unico a tenere acceso il telefonino che aggancia via Quarto Cagnino, il luogo dell’aggressione. Verso le 10 del mattino dal telefono emergono ricerche sul mercato abusivo di Via San Donato. Tutto grazie alla violazione dell’iPhone di Alexander Boettcher. E grazie a questi dati sarà più facile arrivare alla verità.