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Le confessioni di una spia della DDR

Jana Döhring è stata una spia della DDR. La donna, che ora ha cinquantadue anni, ha collaborato per la Stasi per alcuni anni, raccontando delle passioni occidentali delle persone che conosceva. La collaborazione con il servizio segreto più temuto tra i regimi comunisti che le ha lasciato un profondo senso di colpa.

View of a prison cell in the former pris

SPIA CASUALE – Jana Döhring ha deciso di raccontare in un libro, “Topo della Stasi”, la sua esperienza di spia della Stasi. In un lungo colloqui con Die Welt la donna racconta la sua esperienza, evidenziando la casualità con la quale è diventata una collaboratrice della temuta Staatssichereit, l’apparato che monitorava la sicurezza statale della DDR. All’epoca la Döhring era una giovane cameriera del Palast Hotel di Berlino, e lavorava nel bar dove pernottavano molti stranieri. Un’occupazione da sogno per la Germania comunista dell’epoca, visto che aveva la possibilità di ricevere mance nelle valute straniere, e non nel marco che circolava all’interno della DDR. Dopo due anni di lavoro il suo capo però le disse di salire in una stanza dell’albergo, e quando aprì la porta la vita della giovane cameriera cambiò per sempre. Davanti a lei si presentò un responsabile della temutissima Stasi, un’ombra dalla quale la stessa Döhring aveva cercato di stare il più possibile lontano. Ma quando la Stasi ti vuole parlare, tu non le puoi sfuggire, rimarca la donna a Die Welt.

PAURA DI CADERE – Il funzionario della Stasi le chiese all’inizio di controllare l’eventuale utilizzo di droga all’interno del Palat Hotel. L’uomo disse alla Döhring che erano giunte voci in tal senso, e che avrebbe dovuto dare informazioni in merito nei prossimi mesi, controllando i clienti ed eventuali strani movimenti. Il compito offertole non era obbligatorio, ma nella donna si instaurò la paura di perdere il proprio posto di lavoro, venendo declassata in mansioni meno redditizie. Disse di sì al telefono, ma al funzionario della Stasi questo assenso non bastò, e le chiese di firmare un documento dove dichiarava che avrebbe rivelato tutto quello che poteva minacciare il benessere della Repubblica democratica tedesca. Dopo questa dichiarazione il funzionario della Stasi preparò una piccola festa con tanto di bottiglia stappata per celebrare, ed alla fine rivelò il suo nome. “Sono Micha”, e da quel momento la Döhring capì che la sua vita sarebbe stata diversa, per sempre. Oramai, come sottolinea Die Welt, era uno di loro, uno degli informatori della Stasi.

VITA DA INFORMATORE – I compiti relativi alle droghe piacevano alla Döhring, perchè le davano la possibilità di vivere la sua esperienza da piccola “007”, come sottolinea al quotidiano tedesco. Quello però non era l’unico compito assegnatole dalla Stasi, perchè avrebbe dovuto anche guardare le vite degli altri, come richiama il titolo del celebre film.  “Non mi hanno chiesto di estrapolare informazioni a precise domande, su questo sono stata fortunata. Avevo però il compito di guardare come si comportavano gli altri, cercando di capire se erano tornati da eventuali viaggi dalla Germania dell’Ovest”. La Stasi monitorava i tedeschi orientali che avevano contatti con i nemici, e la Döhring doveva intuire quale persone non osservate potessero averne. Le riunioni avvenivano in un appartamento piuttosto modesto di Prenzlauer Berg, dove i vari informatori riferivano delle loro attività a Micha.

FINE DEL PROGRAMMA – Gli incontri avvenivano una volta ogni due mesi. La Döhring ha spiato le persone per circa 4 anni, e raccontava di eventuali abusi di alcol, un segno di “occidentalità”, così come l’abitudine a guardare la Tv della Germania Ovest, oppure la propensione a dare mance troppe generose, anch’esso un segnale sospetto di contatti coi i più ricchi cugini di oltrefrontiera. La spia confessa di aver utilizzato una volta la sua funzione per punire una collega che le stava rubando i clienti al bar del Palast Hotel. Grazie alla sua denuncia, fu retrocessa in un altro posto di lavoro. Ogni piccola denuncia della Döhring poteva essere motivo di un’indagine della Stasi, anche se lei stessa non sapeva quali potessero esserne le conseguenze. La sua attività di collaborazione con i servizi di spionaggio della DDR durò fino al 1988, quando la donna rimase incita. La sua permanenza a casa la rendeva poco interessante, e quando tornò a lavoro la Germania dell’Est era scossa da un’ondata di movimenti che rendevano la Stasi sempre più bisognosa di informazioni più sostanziali. Seguire i piccoli sospetti ormai non era più possibile. L’ombra del suo passato ha sempre accompagnato la Döhring, che dopo la caduta del regime si è trasferita a Colonia, dove ha sposato un uomo che ignorava la sua attività di spia. La confessione è arrivata dopo che un ex spiato le mandava continuamente delle cartoline, torturandola psicologicamente per le sue attività.

(Photocredit: Die Welt, Getty)