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Ex Isochimica, l’Eternit dimenticata di Avellino

Un altro caso di amianto dimenticato e riaffiorato grazie all’azione della magistratura. Tre giorni fa la procura di Avellino ha disposto il sequestro dell’area ex-Isochimica, la quale nel periodo 1983 – 1988 si occupava della scoibentazione dei vagoni e carrozze ferroviarie delle Ferrovie dello Stato per liberarle dall’amianto.

L'amianto dimenticato della Isochimica

IL SEQUESTRO – Come ci spiega Ottopagine, l’area destinata al sequestro è quella dell’intero Borgo Ferrovia. Il procuratore Rosario Cantelmo ha emesso inoltre 24 avvisi di garanzia mentre le ipotesi di reato vanno dal disastro ambientale colposo alla cooperazione colposa in disastro ambientale. Il nucleo della forestale di Avellino ha provveduto al sequestro perché le ultime verifiche avevano dimostrato come le condizioni i 469 cubi di cemento-amianto friabile, per un totale di 2767 tonnellate di materiale, erano così gravi da dover richiedere un intervento immediato. Le forze dell’ordine sono quindi intervenuti nell’azienda dell’imprenditore Elio Graziano sequestrando l’area.

DIECI MORTI PER AMIANTO – Ad aggravare la situazione le morti degli operai. Nei giorni scorsi un ex operaio dell’azienda, un cinquantenne residente a Mercato San Severino, è deceduto a causa di una patologia derivante dall’inalazione di absesto, la materia prodotta dall’inalazione di fibre d’amianto. Con lui i morti totali sono 10. Gli altri 116 colleghi, tra cui alcuni ancora in attività, hanno chiesto il pre-pensionamento, spaventati dalle condizioni in cui si trovano a lavorare. Ottopagine aggiunge che dalle analisi effettuate da esperti è emerso che ulteriori indagini sono in corso nei confronti di persone allo stato non identificate per accertare eventuali coinvolgimenti e responsabilità nella mancata atttività di bonifica e emessa in sicurezza dello smaltimento e dell’area.

L'amianto dimenticato della Isochimica

IL PARERE DEI TECNICI – Se la notizia del sequestro ha destato l’attenzione di tutto il Paese, ancora emotivamente scosso dalla sentenza d’appello sul caso Eternit di Casale Monferrato, in Campania già da anni si segnalava la pericolosità dell’area ed i rischi per i lavoratori. Ottopagine riporta la relazione dei tecnici nominati dalla procura di Avellino. Secondo la relazione curata dagli esperti, Gualtiero Ricciardi e Umberto Moscato del Policlinico “Gemelli” di Roma,  “l’esposizione professionale all’amianto è di per sé nota, incontrovertibilmente accertata e principale causa delle patologie benigne e/o maligne absestocorrelate. La tipologia di lavorazione effettuata nell’assenza pressoché totale di dispositivi di protezione individuale, definiti dalla potenzialità protettiva troppo limitata rispetto al rischio quando presenti e collettivi, rappresenta una condizione lavorativa a maggior rischio per lo sviluppo delle patologie”.

“SIAMO MORTI CHE CAMMINANO” – “Le alterazioni radiologiche riscontrate in molti dei lavoratori della ditta Isochimica -hanno concluso gli esperti- sono riconducibili ad esposizione a polveri e fibre di absesto”. Quindi secondo i tecnici quindi tutti coloro che hanno lavorato alla scoibentazione sono in pericolo di vita. Tale valutazione è stata confermata dal dottor Arturo Cianciosi, medico legale e competente in medicina del lavoro, che cura gli interessi dei lavoratori malati nei procedimenti intentati contro l’Inail. Queste valutazioni hanno gettato nello sconforto più completo i dipendenti dell’azienda, le cui voci sono state raccolte da Il Mattino. Il coro è unanime: “Siamo morti che camminano. Ora lo dicono anche gli esperti della Procura”.

L'amianto dimenticato della Isochimica

CARTELLE CLINICHE INEQUIVOCABILI – Carlo Sessa, ex coibentatore, ha aggiunto spiegando che se questa notizia da un lato sconvolgerà l’opinione pubblica, per loro non farà altro che confermare quelle che sono le paure di tutti i dipendenti: “ci siamo sottoposti a visite ed esami nelle strutture di Siena e Napoli, fornendo a stampa ed inquirenti cartelle cliniche che sono inequivocabili. Certo da oggi siamo ancora più angosciati, soprattutto perché di morti, tra i nostri ex colleghi, ne abbiamo già contati dieci. Quelle relazioni dovrebbero leggerle i medici di Asl e Inail che hanno sempre sottovalutato le nostre patologie”. Ed ora gli operai si chiedono perché l’Inail non ha riconosciuto le loro patologie, confermate dagli esperti.

“PER L’INAIL NON ERA NULLA” – Aggiunge un altro ex operaio, Nicola Abrate: “Ricordo le dichiarazioni di un medico dell’istituto durante un incontro in Regione presso la commissione sanità. Disse che le nostre condizioni non erano preoccupanti, che avevamo solo qualche placchetta pleurica così come qualsiasi cittadino. Oggi ci piacerebbe, alla luce di quanto riportato dai superperiti, che le stesse cose le ripetesse in un’aula di tribunale […] Utilizzavamo solventi, lana di vetro, sigillanti, vernici e antirombi prodotti dallo stesso Graziano in un altro suo stabilimento a Fisciano. Tutte sostanze dichiarate fuorilegge dai Ministeri di salute e lavoro a metà degli anni ’90”.

L'amianto dimenticato della Isochimica

INDAGATA LA GIUNTA DI AVELLINO DEL 2005 – Gli avvocati degli operai, Ezio Bonanni e Brigida Cesta, chiederanno il sequestro conservativo dei beni degli enti indagati, ovvero l’Asl avellinese, il Comune e le ferrovie dello Stato: “Vogliamo per il caso Isochimica che vengano applicati gli stessi principi del processo Eternit”. Parliamo del Comune. Come ci ricorda Affaritaliani, tra gli indagati c’è anche la municipalità di Avellino, e più precisamente l’intera Giunta al potere nel 2005, in quanto ritenuta responsabile di rifiuto di atti d’ufficio. Quindi parliamo dell’ex sindaco Giuseppe Galasso e dei consiglieri Sergio Barile, Ivo Capone, Giancarlo Giordano (neo deputato di Sel), Luca Iandolo, Toni Iermano, Donato Pennetta, Raffaele Pericolo, Antonello Rotondi, Antonio Spina.

MANCANZA DI SCADENZE CERTE – Le responsabilità dell’allora giunta della città vengono spiegate da Ottopagine. Il 23 maggio 2005 la Giunta deliberò la sospensione della procedura di esecuzione in danno dei lavori di bonifica e di trasmettere al curatore fallimentare, l’avvocato Leonida Gabrieli -anche lui indagato-, il piano di caratterizzazione redatto dall’Arpac e approvato in precedenza. Per gli inquirenti però il problema riguarda la nuova procedura per la messa in sicurezza e per il ripristino ambientale del sito dello stabilimento. Questa non ha dato alcuna assicurazione sui tempi di realizzazione e la tipologia d’intervento. Mancava quindi qualsiasi termini per la realizzazione del progetto di bonifica. Non solo, mancava anche il parere del commissario del governo per l’emergenza rifiuti.

L'amianto dimenticato della Isochimica

LO SCANDALO LENZUOLA D’ORO – Come dicevamo in precedenza, la storia della Isochimica era ben conosciuta tra Campania e dintorni. Il giornale on-line della scuola di giornalismo “Suor Orsola Benincasa”, inchiostronline, ci riferisce che l’azienda, fondata nel 1982, era fallita nel 1990 e che gli operai fino al 1985 lavoravano a mani nude, coperti solo da una mascherina di carta. Molti di loro non hanno sentito nulla -o quasi- per tanto tempo, visto che le patologie absesto-correlate godono di un periodo di latenza anche di 40 anni. Viene ricordato anche lo strano legame tra Elio Graziano e le Ferrovie Dello Stato, certificato dallo scandalo “lenzuola d’oro”, ovvero il caso degli appalti truccati per rifornire i treni notte di biancheria scadente. Nel 1979 la Idaff di Graziano si aggiudicò l’appalto per 150 miliardi di lire. Il caso venne denunciato dal concorrente, Antonio Ayroldi. I vertici delle Ferrovie furono costretti alle dimissioni e l’imprenditore fu condannato a 5 anni e mezzo di reclusione. L’isochimica, forte di un contratto da 18 miliardi di lire con le Fs, fu costretta a chiudere a causa dell’arresto del suo proprietario, come confermato da Gabrieli.