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Fabiana Luzzi: Corigliano Calabro risponde alle accuse

“Siamo 300 ragazzi di Corigliano Calabro e siamo indignati per ciò che in questi giorni si dice sulla nostra città dopo l’omicidio di Fabiana Luzzi” – Comincia così una lunga lettera arrivata alla nostra redazione dalla cittadina calabrese al centro delle cronache italiane per essere stato il teatro dell’efferato femminicidio di Fabiana Luzzi, la ragazzina accoltellata e poi data alle fiamme dal suo fidanzato. L’indignazione dei giovani di Corigliano Calabro, tuttavia, non nasce da una generica rappresentazione data dai media, ma da una lettera pubblicata lunedì dal Corriere della Sera, scritta da una ragazza coriglianese, che racconta la  sua passata vita in Calabria prima di trasferirsi altrove.

fabiana luzzi lettera corigliano calabro (2)

“IO SONO SCAPPATA, FABIANA NON CI È RIUSCITA” – La ragazza si firma Francesca Chaouqui e nella lettera, pubblicata sul blog del Corsera La 27esima ora, racconta di essere nata e cresciuta in Calabria, in quella “terra matriarcale” dove le donne “fanno un voto a San Francesco per avere un figlio maschio”, in un paese di duemila anime fatto di case “costruite la maggior parte nel dopoguerra e mai ristrutturate”:

Fabiana è cresciuta come tutte noi, sentendosi dire cittu ca tu si filmmina, non su così pi tia, fai silenzio, sei una donna non sono cose per te. Davide sarà cresciuto aspettando il suo battesimo del fuoco, la prima volta, quella che ti fa entrare al bar spavaldo a dire mo sugnu n’uomminu, ora sono un uomo, come se bastasse questo per essere cresciuto e aver trovato un ruolo in quella società.

“MONDI PARALLELI” – Francesca racconta l’emigrazione delle ragazze “verso Milano o Bologna”, spinte dalle proprie madri e dai propri padri per scappare da “un binomio di mondi paralleli” tra uomo e donna, che “non si trovano mai, molti crescono vedendo padri e nonni dare qualche sganassone alle compagne, vedono loro reagire senza reagire”. L’emigrazione, la scelta fatta fatta Francesca e che Fabiana non avrebbe fatto in tempo a compiere, descritta come unica via d’uscita non solo da una vita che sembra offrire poche prospettive lavorative e di realizzazione personale ma anche – o forse sopratutto – dalla condizione di “donna” come angelo del focolare e poco più.

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UNA LETTERA FIRMATA DA 300 RAGAZZI – Ed è a questo punto che intervengono i trecento ragazzi di Corigliano Calabro, pronti a rivendicare con orgoglio l’amore per la propria terra e a smentire Francesca Chaouqui, un cognome – scrivono – “che non ci risulta essere tipicamente calabrese”, circa i sogni e le aspirazioni di Fabiana “una ragazza che non ha mai conosciuto” e sulla realtà della vita quotidiana a Corigliano Calabro.

 

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“NESSUNO SCAPPA DALLA CALABRIA” – Non negano, i coriglianesi, che la Calabria navighi in una “crisi morale senza precedenti”, ma rivendicano l’educazione “al rispetto e alla legalità” ricevuta dai genitori, sostenendo che “dalla Calabria nessuno è mai scappato” ma che c’è chi studia, c’è chi lavora, c’è anche chi si è spostato per amore”. Ma sopratutto, chiedono che l’autrice della lettera al Corriere della Sera si scusi, per aver compiuto “il gesto indegno” di “interpretare i sogni di Fabiana”.

Dopo il terribile omicidio di Fabiana Luzzi a Corigliano Calabro, gironzola per il web una lettera di una tale Francesca Chaouqui, una presunta ragazza calabrese che dice di essersi salvata scappando dalla Calabria e che Fabiana non abbia fatto in tempo a salvarsi come lei.
Per cominciare, non ci risulta che Chaoqui sia un tipico cognome calabrese, ed anche se lo fosse questo non giustificherebbe un gesto così indegno come quello di interpretare i sogni di una ragazza che non ha mai conosciuto.
E’ inutile negare che Corigliano Calabro così come tutta la Calabria sia una terra che naviga in una crisi morale e sociale senza precedenti.
Negli ultimi anni nella nostra città ci sono state inchieste e arresti per pedofilia, droga, prostituzione e soprattutto è stata sciolta l’amministrazione comunale per infiltrazioni mafiose nel 2011 e solo in questi giorni la città dovrebbe ritornare ad avere un sindaco “effettivo” dopo circa dieci anni.
Noi veri calabresi e Coriglianesi senza nomignoli o falsi nomi rispondiamo a quella lettera testimoniando che Corigliano sia anche questo, ma che non sia solo questo:
Corigliano è fatta da uomini e donne che crescono insieme e si rispettano, e crediamo sia uno dei pochi posti al mondo dove ancora ci si innamora da ragazzini e si sta insieme per tutta la vita.
Corigliano è fatta da padri e madri che crescono i propri figli nel rispetto della legalità, e della non violenza.
Corigliano purtroppo non ha molte piazze dove uscire,incontrarsi e divertirsi e tutti quei bar che ci sono in città (perché il bar non è solo uno) sono un posto indispensabile per farlo. E proprio perché siamo pieni di problemi riempiamo ogni sera quei bar di passione e discutiamo su cosa si possa fare, su come si possa reagire, ed anche se spesso quelle idee rimangono solo parole o idee chiuse dentro ad un bar, non rasentano mai il sentimento dell’odio.
In quei Bar parliamo di ragazzi e ragazze, di uomini e di donne, proprio “come fanno a Bologna e a Milano” dove hanno tutte quella grandi piazze per discutere che però spesso sono vuote, perchè lì si muore di freddo, mentre a Corigliano il sole splende tutto l’anno. Ma nonostante ciò la frase:“ora sono un uomo” l’abbiamo sentita dire solo dopo aver offerto un bicchiere di vino rosso ad una donna, oppure dopo averlo dato un consiglio ad un amico, anzi no, a Corigliano non esiste neanche l’amicizia e nessuno è amico di nessuno, perché da queste parti quando c’è vera amicizia ci si chiama fratelli.
Sempre in questi bar c’è una democrazia incredibile perchè nonostante il chiasso ognuno può contraddire le parole della gente seduta al tavolo di fianco senza conoscere il suo nome ed il suo cognome e senza essere mai punito. Ah, e di Tribunali ultimamente non ce ne sono tanti, e quindi l’unico, “severo e insindacabile tribunale di chi vale e di chi non vale, di chi conta e chi no” sono le persone che ci amano.
A Corigliano tra mare, collina e montagna, se cammini tra quelle “case arroccate costruite nel dopoguerra” dove non è mai caduta neanche una tegola, puoi sentire un fantastico odore di camini accesi d’inverno, ma non sono odori di fumo qualunque, perché solitamente verso dicembre dopo aver mangiato le nostre fantastiche clementine famose in tutto il mondo, amiamo gettare la buccia nel fuoco del camino: l’unica materia esistente sulla faccia della terra che riesce a profumare tra le fiamme.
E sempre in quelle viuzze tra case arroccate, puoi incontrare donne bellissime, mediterranee, meridionali, intelligenti, educate e forti: talmente forti che a volte fanno paura agli uomini.
Nessuno di noi è mai scappato dalla Calabria, c’è chi studia, c’è chi lavora, c’è anche chi si è spostato per amore.
Capita spesso anche tra noi ragazzi, che qualcuno si trasferisca in una città alla ricerca di un lavoro solo per stare accanto alla ragazza che ama e chissà quanti di questi sognano di mettere in pratica quanto appreso in questi anni per contribuire al rilancio del proprio paesello.
Se amare troppo è sinonimo di pericolosità da cui scappare, allora Corigliano è una città pericolosissima,
ma Fabiana non è vittima di Corigliano, perchè Corigliano oggi soffre più che mai e Francesca Chaoqui è libera di pensare ciò che vuole su una città che non ha mai visto, ma speriamo davvero che si scusi per aver interpretato i sogni di una ragazza che non ha mai conosciuto, perchè i sogni di Fabiana hanno il diritto di restare per sempre i sogni di Fabiana.