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Mada Kabobo: il picconatore e il lato oscuro della follia

Un’ora e mezza di follia e di violenza, senza alcuna apparente motivazione. E con non pochi punti oscuri. La vicenda di Mada Kabobo, il ghanese 31enne che sabato, nel quartiere Niguarda di Milano, ha assaltato i passanti con il suo piccone  uccidendo Alessandro Carolei e ferendo altre quattro persone, un ancora in condizioni gravi, l’altra in morte celebrale- continua a presentare aspetti poco chiari. Non erano servite a molto le prime parole dell’uomo, in isolamento a San Vittore e accusato di omicidio e duplice tentato omicidio. Soltanto poche parole, in un italiano stentato (“Io non dormo mai”, “Ho fame”), che non sono servite molto agli inquirenti. Tensione per il presidio della Lega Nord, che ha strumentalizzato l’episodio per tornare a criticare il ministro Kyenge sul diritto di cittadinanza e lo ius soli. Tutto mentre resta incomprensibile il ritardo con cui sono stati avvertiti i carabinieri.

Milano, aggredisce passanti col piccone: un morto e due feriti

MADA KABOBO, LE VIOLENZE E I PUNTI OSCURI – Oggi è previsto l’interrogatorio di garanzia: Kabobo era già stato in carcere a Lecce, condannato per alcuni reati minori. Clandestino, aveva chiesto asilo politico nel 2011. Il Corriere della Sera ha sottolineato come non sembra esserci un movente per quei colpi sferrati e per la furia assassina di Kabobo. Dalle 17 alle 18.30, prima ha ferito, con un tubo di metallo, due persone in modo lieve. Poi, dopo essersi procurato un piccone in un cantiere vicino, si è scagliato contro un pensionato, Ermanno Masini, che si trova ora in condizioni gravi. A perdere la vita è stato Alessandro Carolei, mentre un altro ragazzo – che stava consegnando dei giornali insieme al padre – è  in condizioni disperate. Il Corriere della Sera si interroga sull’incomprensibile ritardo con cui sono state avvertite le autorità:

“Kabobo poteva essere fermato. Bastava prendere un cellulare e premere i tasti: 1-1-2. Le «gazzelle» dei carabinieri sarebbero arrivate in zona cercando un ragazzo di colore con una maglietta grigia e un bastone, o un piccone, in mano. Ma le prime tre vittime, per loro stessa ammissione, ognuna
con una storia e una motivazione diverse, non l’hanno fatto. Perché?”

Il Corsera dà voce alle stesse vittime dell’assalto: “Sono stati momenti di terrore. Ho pensato solo a fuggire, sinceramente non so perché non mi sia venuto in mente di chiamare le forze dell’ordine”, spiega uno dei feriti. Antonio Niro, un 50enne, non si era accorto dell’uomo, colpito alle spalle: “Sono crollato a terra, ho battuto col volto sull’asfalto, ho perso gli occhiali e mi sono rotto il naso. Sono svenuto e quando ho ripreso conoscenza la strada era deserta”, si è difeso. Momenti concitati in cui il primo pensiero è stato quello di chiamare l’ambulanza. “In ospedale, quando sono arrivati altri feriti, abbiamo capito”, ha spiegato la moglie. Un’altra, Antonio Morisco – spiega il Corriere – è fuggita. Secondo quanto spiegano alcuni criminologi, si citano paura e individualismo:

“La paura può provocare comportamenti in qualche modo “omertosi”. Credo che queste persone non abbiano messo a fuoco il reale pericolo. Purtroppo viviamo in un contesto di legami labili e, una volta in salvo, non si pensa al rischio che qualcun altro potrebbe correre”.

STRUMENTALIZZAZIONI – Mada Kabobo, che non parla italiano, non era un nome nuovo per le forze dell’ordine, essendo stato fermato già per danneggiamento, rapina, furto e resistenza. Era arrivato a Milano da circa un mese, ma nessuno, nella comunità del quartiere, sembrava conoscerlo. Non sono mancate nemmeno le polemiche per i tentativi di strumentalizzazione. Il leghista Mario Borghezio è stato contestato durante il presidio della Lega Nord, realizzato proprio a Niguarda per raccogliere firme contro i clandestini. Mentre Matteo Salvini, su Facebook, continuava a tuonare: “Io penso che Mada Kabobo, il clandestino assassino, non dovrebbe rimanere in un carcere italiano. Ci costerebbe troppi soldi. Che venga rispedito nel suo Paese, meglio se a calci. E che si ripuliscano in fretta le nostre città, con controlli casa per casa, via per via, da tutti i clandestini!”, scriveva l’esponente leghista. Maroni ha cercato di riportare la calma, dopo le nuove critiche al ministro Kyenge: “Io non faccio alcun collegamento tra le proposte della ministra e l’incredibile episodio di Milano: quell’immigrato è un pazzo”, ha spiegato  su Repubblica.

LA SECONDA VITTIMA – E’ stata dichiarata poco prima delle 11 la morte cerebrale per Daniele Carella, il 21 enne ricoverato all’ospedale di Niguarda dopo essere stato aggredito a picconate, ieri mattina, a Milano, da Mada Kabobo, il ghanese irregolare che ha ucciso un altro uomo e ferito tre persone. Ora si attenderanno 6 ore per dichiarare il decesso.