Lo famo strano? No, il missionario… è meglio

La psicologia sdogana nuovamente la classica posizione sessuale con “l’uomo sopra e la donna sotto”, poiché sembra facilitare nella donna...

La psicologia sdogana nuovamente la classica posizione sessuale con “l’uomo sopra e la donna sotto”, poiché sembra facilitare nella donna l’orgasmo. A patto, però, di farla con il “gatto”!


Doverosa premessa. Avvertiamo i nostri lettori che per la delicatezza dell’argomento affrontato in questo articolo, se ne consiglia la lettura solo ad un pubblico adulto. Oggi infatti parliamo di sesso, anzi di posizioni sessuali e sul come far bene l’amore, sulla scorta di un recente studio che, sembra, abbia fatto giustizia di vecchio un luogo. La classica, scontata e magari troppo conformista posizione del “missionario” (lui sopra, lei sotto n.d.a.) sarebbe quella che nelle donne procura più facilmente l’orgasmo. Parola di Psyicology Today sito specializzato in dinamiche della psicologia umana.

TUTTO MERITO DEL GATTO – Se per gli uomini la posizione del “missionario” può essere molto appagante, per via della vicinanza fisica e dell’intimità emotiva che questa procura, per molte donne può risultare problematica, poiché induce un senso di sottomissione. Eppure, secondo gli esperti di PT, la tecnica dell’allineamento coitale aiuta le donne a raggiungere con più facilità l’orgasmo durante il rapporto sessuale. La risposta, a quanto pare, è un qualcosa chiamato “The Cat“, termine molto in voga negli anni ’80 prima che tutti se ne dimenticassero. Secondo il sessuologo Edward Eichel, il CAT non è altro che una variante del “missionario” classico: situazione questa che renderà il tutto ancor più stimolante

FAMOLO STRANO? NO, MEGLIO DI NO – Con il passare del tempo, la rivoluzione dei costumi sessuali, ha portato via via ad accantonare questa posizione, almeno tra dalle preferite delle coppie moderne. Le donne – spiega il sessuologo – hanno trovato psicologicamente più accattivanti altre posizioni, specie quelle dove sono “molto più protagoniste” dell’atto sessuale. Per esempio, quella dell’amazzone. Questa posizione che può soddisfare la psiche, poiché induce alla sensazione del dominio del maschio in realtà, meccanicamente, ha meno attitudine alla stimolazione del clitoride a meno di particolare accorgimenti e della fattiva collaborazione del partner. Siccome però nell’orgasmo femminile la psiche ha un ruolo fondamentale, anche in questo caso l’orgasmo può essere comunque facilmente raggiunto. Inoltre, piace a molti uomini.

MICIO, MICETTA… PUSSYCAT – Lo studio che i ricercatori hanno condotto si è basato sui risultati “raggiunti” da  36 donne, le quali hanno dichiarato che non hanno mai avuto un orgasmo praticando la posizione del missionario. Tutte loro, insieme con i loro partner, hanno partecipato ad un workshop sessuale di 8 settimane, che ha insegnato loro la sensualità e la capacità di comunicazione sessuale. Il gruppo è stato poi scomposto in due sottogruppi. Uno di 17 donne alle quali è stato “solo” insegnato a preaticare l’autoerotismo e a prendere confidenza con la loro reattività sessuale. Niente di strano, poiché prendere “confidenza” con il proprio organo sessuale e con gli stimoli che questo genera, è considerato dagli esperti come un approccio tipico e soprattutto normale nella terapia sessuale. Nel frattempo, alle altre 19 donne sono state insegnate le “tecniche” CAT. Ogni coppia ha poi redatto una sorta di diario per 21 giorni annotando le sensazioni ed i risultati raggiunti. il gruppo di 17 donne, quelle dedite alla masturbazione, ha registrato un aumento del 27% della frequenza dell’orgasmo durante la posizione del missionario, l’altro, quello che si è affidato al CAT, un aumento pari al 56%. Il doppio. Aumenti – spiegano gli esperti – che non si registrano anche con la pratica approfondita ed esperta delle altre posizione. Secondo alcune donne che hanno sperimentato questa tecnica, questa posizione piace perché “è molto intima e se non è egoista consente di raggiungere l’orgasmo”. Che dire? Non ci resta che sperimentare. Mai come questa volta vale il detto “Provare per credere”.