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Offshore-leaks: i nomi italiani dello scandalo

Offshore-leaks. Segnatevi questo nome, perché rischia di diventare sinonimo del più grande scandalo finanziario mondiale. A quanto pare ci sono duecento nomi di italiani nel database sui paradisi fiscali che “L’Espresso” pubblica in esclusiva per l’Italia nell’ambito dell’inchiesta realizzata dal media network di Washington, The International consortium of investigative journalists (Icij), con la collaborazione di 86 giornalisti investigativi di 38 testate. E che è solo lontanamente paragonabile con Wikileaks, visto che i documenti sono 160 volte di più di quelli rivelati dai cable di Assange.

Offshore-Leaks: le immagini

OFFSHORE-LEAKS E I NOMI ITALIANI – Sono 200 i nomi di italiani finiti nel database sui paradisi fiscali realizzata dall’Icij in collaborazione con 38 testate mondiali. Tra questi, scrive l’Espresso che è media partner dell’iniziativa, anche “Gaetano Terrin, all’epoca commercialista dello studio Tremonti, Fabio Ghioni, hacker dello scandalo Telecom, i commercialisti milanesi Oreste e Carlo Severgnini, che hanno incarichi professionali nei più importanti gruppi italiani”. Secondo quanto scrive la Bild, i documenti sono arrivati in un hard disk per posta. La quantità di dati provenienti da dieci paradisi fiscali è pari a 260 gigabyte, circa 2,5 milioni di documenti, raccolti in più di 30 anni. Si parla di 130 000 persone in più di 170 paesi elencate nei documenti. ICIJ ha distribuito i dati  in 46 paesi. Sono 86 i giornalisti che hanno analizzato le informazioni, tra cui  “Washington Post” (USA), “Le Monde” (Francia), “Guardian” (UK). In Germania, la NDR e la “Süddeutsche Zeitung”.

COSA E’ OFFSHORE-LEAKS –  Dai primi documenti esaminati  emerge il nome del commercialista Gaetano Terrin: nel settembre ’97 è stato nominato “protector”, ossia custode, del Claudius Trust, creato nelle Cook Islands dall’avvocato americano Adrian A. Alexander e rimasto in attività fino al 2006. Terrin oggi siede nel collegio sindacale delle Generali ma all’epoca lavorava nello studio di Giulio Tremonti, di cui si definiva “stretto collaboratore”. E i file indicano come recapito proprio lo studio Tremonti di Milano. Ma Terrin spiega: “Ho accettato quell’incarico per amicizia, lo studio Tremonti non c’entra”.  Nelle British Virgin Islands invece si trova un’altra società che ha come beneficiario Fabio Ghioni, già collaboratore della security Telecom condannato per spionaggio illegale. Agli atti c’è la sua qualifica, il numero del suo passaporto, ma Ghioni dichiara a “l’Espresso”di non saperne nulla. L’offshore, aperta sei mesi prima del suo arresto, risulta attiva almeno fino al 2009. Un altro Trustee indica come amministratori due vip della piazza finanziaria milanese: i fratelli Oreste e Carlo Severgnini, commercialisti, professionisti che hanno avuto incarichi nei più importanti gruppi italiani e in passato anche consiglieri di Stefano Ricucci. A loro fanno riferimento pure altre due entità domiciliate nei paradisi fiscali. Invece Silvana Inzadi in Carimati di Carimate risulta avere dato vita nel 2002 a una complessa struttura di trust nelle Cook Islands che intreccia tre famiglie in una sorta di dynasty finanziaria. In prima fila, la stirpe dei Pederzani, titolari della gioielleria meneghina di via Montenapoleone, storici fornitori di ricche casate. Sono Claudio Pederzani, suo figlio Alberto jr e suo fratello Alberto sr. A questi si aggiunge Maria Cristina Agusta: figlia di Mario, fratello di Corrado e Domenico Agusta, esponenti della dinastia degli elicotteri, moglie divorziata di Claudio Pederzani e madre di Alberto jr. Il secondo gruppo allinea i due discendenti diretti di Silvana Inzadi, Enrico e Daria Carimati di Carimate, nonché Ascanio, figlio di Enrico e Cristina Agusta, al suo secondo matrimonio. Segue il terzo nucleo: Daria, sposata con Pierre Luigi Camurati, i loro figli Nicolò e Cristiana, l’anno scorso convolata a seconde nozze con Aristide Merloni, uno dei figli di Vittorio Merloni. Con sorpresa, tra i beneficiari sono riportati anche tre enti caritatevoli: Unione italiana ciechi; Lila ossia Lega italiana per la lotta contro l’Aids e il Centro per il bambino maltrattato. I responsabili negano di sapere nulla del trust. E secondo fonti de “l’Espresso” averli indicati potrebbe essere solo un escamotage per evitare controlli della magistratura. Ma anche gran parte dei beneficiari della struttura offshore sostengono di non avere mai avuto a che fare con le società costituite nell’atollo polinesiano.

I SOLDI DEGLI ALTRI – Sono una ventina le banche svizzere finite nell’inchiesta di Icij: lo scrive il quotidiano svizzero Le Matin, media partner di Icij, precisando che Ubs “ha creato almeno 2.900 societa’ di comodo”, mentre Credit Suisse “almeno 700”. In tutto sono “300 le persone di nazionalita’ svizzera” coinvolte nell’inchiesta. ”Funzionari governativi e loro familiari e associati in Azerbaijan, Russia, Canada, Pakistan, Filippine, Thailandia, Canada, Mongolia e altri Paesi si sono uniti per l’uso di compagnie private e account bancari”. Lo si legge nel rapporto Icij sui paradisi fiscali. ”I super-ricchi hanno usato strutture offshore per possedere ville, yacht, capolavori artistici e altri beni guadagnando vantaggi fiscali nell’anonimato non disponibile per la gente comune”, prosegue il testo. E cominciano a uscire anche nomi eccellenti.  Secondo quanto pubblica oggi Le Monde, Jean-Jacques Augier, 59enne uomo d’affari francese che e’ stato il tesoriere della sua campagna elettorale nel 2012, risultata essere titolari di due societa’ offshore alle Cayman, il paradiso fiscale nei Caraibi. L’inchiesta e’ stata condotta dal giornale francese sulla base dei documenti forniti dal consorzio dei giornalisti investigativi americani ha condotto un’inchiesta globale, con miliper “rivelare i segreti sui ricchi che nascondono i soldi” nei paradisi fiscali, come titola oggi il Guardian, un’altra testata che partecipa all’iniziativa. Un’inchiesta che e’ stata ribattezzata gia’ ‘offshore leaks”, con milioni di documenti riservati che sarebbero stati rivelati. Imbarazzato, Augier ha confermato al quotidiano francese l’esistenza di queste due societa’, ma ha affermato di “non avere un conto personale o investimenti personali diretti” nel paradiso fiscale. Ed ha spieagto di aver investito in queste societa’ tramite la mediazione della filiale cinese di Eurone, la Capital Concorde Limited. “Non c’e’ niente di illegale”, ha detto ancora.

IL RECORD MAN – L’evasore tedesco più importante individuato finora dalle rivelazioni di ”Offshore Leaks” sarebbe il defunto industriale e playboy, oltreché ex marito di Brigitte Bardot, Gunter Sachs, suicidatosi il 7 maggio 2011, che avrebbe creato due societa’ e cinque trust alle Isole Cook, ma altre sei a Panama, alle Isole Vergini ed in Lussemburgo. Il suo amministratore dell’eredita’ ha invece precisato che l’esistenza delle societa’ in questione era nota al fisco tedesco ”gia’ dai tempi in cui il signor Sachs era in vita”. Un altro finanziere che ha nascosto i suoi beni alle Isole Vergini sarebbe l’oligarca russo Michail Fridman, che in queste operazioni si sarebbe fatto aiutare da Franz Wolf, 60 anni, figlio di Markus Wolf, il mitico e defunto capo dello spionaggio estero della Ddr. Sempre nelle Isole Vergini sono 107 le societa’ create da evasori fiscali greci, delle quali solo quattro erano note al fisco di Atene, mentre nella stessa localita’ avrebbe trasferito i suoi beni anche la prima figlia dell’ex dittatore delle Filippine, Ferdinand Marcos, attuale governatore della provincia di Ilocos Norte. Sempre alle Isole Vergini avrebbero i loro conti la moglie del vice premier russo, Igor Shuvalov, e due top manager del colosso russo Gasprom. La baronessa spagnola Carmen Cervera, vedova del collezionista d’arte svizzero Heinrich Thyssen-Bornemisza, utilizzerebbe una societa’ domiciliata alle Isole Cook per acquisti milionari di opere d’arte presso le case d’aste Sotheby’s e Christie’s. Tra i quattromila cittadini americani che avrebbero evaso il fisco, viene citata anche Denise Rich, autrice delle musiche delle canzoni di molte star famose come Celine Dion. La Rich, che a fine 2011 ha rinunciato alla cittadinanza americana e che vive in Austria, avrebbe depositato 144 milioni di dollari nel 2006 alle Isole Cook. (tratto da: Ansa, Agi, Tmnews)

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