Cultura

Cocaina dal tagliatore al consumatore

28 ottobre 2008

Vendo a poco prezzo, anche solo una pizzicata. Io per primo ne posso comprare poca alla fonte, e per farla durare e stracciare il prezzo la devo tagliare come un pazzo. A volte non dico che la invento ma…“. Raffaele è un dettagliante napoletano di cocaina. Uno spacciatore. Di più, un fabbricante: al taglio per il dettaglio.

È un one-man-band del commercio della “bianca“. Perché lui non è soltanto un anello di una catena, ma uno che fa “sinergie“: si arrangia, la compra all’ingrosso per quello che può e la rivende al dettaglio, dopo averla tagliata e tagliata per guadagnarci il più possibile. Non uno con la clientela “selezionata“. Perché quelli i soldi li fanno veramente. Lui è uno che si arrangia, uno come tanti.

Me lo presenta un’amica, che mi ha chiesto un parere “legale“: un problema di assicurazione, falsa e sconfinata nel penale. Mi reco a casa sua, a San Giovanni. Sangiovannesi gente e ‘ mmerda, dicono a Napoli, dove ogni rione ha la sua nomea. Mi faccio venire a prendere giù al palazzo, sennò non potrei neanche salire. Il quartiere è molto popolare, pure troppo. I fabbricati sono tutti vecchi e scrostati nell’intonaco. San Giovanni a Teduccio ti accoglie in modo meno brutale, più da Napoli antica, che Ponticelli nei suoi casermoni ad alveare postmoderni: è un posto più raccolto ma, data l’esiguità degli spazi interni, non sapresti dove fuggire. Qui, se ti capita, sei davvero in trappola. Vediamo di non farlo capitare.

Quando mi porta da lui, lo fa quasi vergognandosene. Sbaglia: non mi devo scandalizzare, che poi perché. Dovrei, ai suoi occhi, per cultura ed estrazione: in verità, non me ne frega niente ma faccio lo stesso lo sportivo. Comprendo il dramma sociale che c’è dietro, fingendo di distogliere lo sguardo per fissare speranzoso e amareggiato l’orizzonte. È il rituale d’accettazione: se sei cosciente, conti i secondi della pausa ad arte e ti senti solo in tinta con le pareti marce. In realtà abbasso gli occhi per guardare giù in cortile: il cane che ci vive sta pisciando sulle ruote come un’ inaugurazione. “Non ti dispiace se ripeti a lui quello che hai detto a me?“. Figurati. “El Tiburòn, El Tiburòn…” rimbomba ovunque: come rifiutare.

Direbbe Dylan Thomas che alla mia età dovrei saper distinguere l’estate dai vermi. Tra un po’ non saprò più discernere la farina dalla cocaina. Il corso di gnosi della droga da sballo, “sua natura vera, componenti e manutenzione“, me lo fa accelerato un simpaticissimo signore sulla quarantina che mi viene ad aprir la porta. Ha un grembiale da lavoro e non somiglia al pasticcere trozskista di Moretti quanto piuttosto ad un barbiere. Ci specchiamo nella stessa età e generazione. Per riguardo a me, non ha sistemato l’appartamento prima che io entrassi. Che si sappia che non sono un estraneo. Ma un amico.

5 commenti a Cocaina dal tagliatore al consumatore

  1. cordapazza

    Che bella la costruzione di questo tuo pezzo, tutto giocato su tre leit-motiv, in maniera quasi mimetica, direi: la polverosità (già si annuncia e presente in quell’intonaco scalcinato dell’incipit);l’odiosa luce bianca, artificiale; e il senso di trappola claustrofobica del tutto.
    Quando alla fine vai via dal mostro, sembra di tornare a respirare anche a chi legge…
    complimenti!

  2. Rodriguez

    Il neon produce luce fredda, non scalda.

    Poi il pezzo ha un non so che di moralistico.
    La parte dello stinco di santo che entra all’inferno ma tenta di far sembrare normale ogni cosa…boh, non mi ha convinto.
    Boh ma oggi c’ho la sabbia nella figa, quindi come se non avessi scritto nulla

  3. Wil

    Oddio, per quel che mi riguarda potrebbe anche essere tutto inventato.

    Ai tossici, o chi vuole fare festa, non gli piace affatto essere fregati. Ed immagino che data la polverizzazione (perfetto sta volta) dell’offerta, questo pseudo pusher si rovinerebbe al secondo cliente.

    Ma si sa, tutto può essere.
    Wil

  4. Molto molto ben scritto. Parla più di te che della cocaina, questo pezzo, ma non è un male. :-)

  5. Che triste e misera realtà!

    …e le mogli ringraziano pure per l’affare sporco!stupefacente… :(

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