|

I giovani italiani, profughi della crisi

I giovani italiani che si trasferiscono all’estero alla ricerca del lavoro che manca nel nostro paese sono uno dei simboli della crisi infinita. La Germania è diventata una delle mete preferite per chi è costretto a costruirsi un futuro al di fuori dei nostri confini. Süddeutsche Zeitung racconta i sentimenti di ansia e di esclusione percepiti dai ragazzi italiani appena trasferitisi a Monaco di Baviera.

DESTINAZIONE MONACO – “Non sapevo più come poteva andare avanti”. La considerazione di Giovanni Pagliuca, ingegnere di Frosinone appena trasferitosi a Monaco di Baviera, è comune a tanti ragazzi italiani. Sempre più giovani del nostro, spesso laureati o con formazioni post accademiche, si trasferiscono all’estero alla ricerca di un futuro occupazionale che il nostro paese non può offrire.Pagliuca ha 30 anni, e si è laureato in ingegneria civile. Il ragazzo di Frosinone ha lavorato per tanti anni nella stessa azienda, a soli 900 euro al mese. “Non mi sono mai potuto permettere di andare a vivere da solo”. Negli ultimi sei mesi però la crisi del settore edilizio ha prosciugato le entrate, così che il suo datore di lavoro non aveva più soldi per pagarlo. Per questo motivo Giovanni Pagliuca ha deciso di andare via dall’Italia, e trasferirsi a Monaco di Baviera. Nella città più grande della Germania meridionale vivono più di 22 mila italiani, e solo nell’ultimo sono arrivati più di mille giovani alla caccia di un futuro.

PROFUGHI DELLA CRISI – Süddeutsche Zeitung, il più diffuso dei quotidiani tedeschi nazionali, la cui redazione si trova proprio a Monaco di Baviera, sottolinea come per i giovani del nostro paese il trasferimento in Germania non sia un “sogno che si realizza”. La disoccupazione giovanile a più del 30% evidenzia come andare via dall’Italia sia una necessità. “Molti giovani hanno paura del futuro. Se rimangono nella loro patria, devono lavorare con contratti precari, che non assicurano stipendi regolari nel tempo. La Germania offre da questo punto di vista la sicurezza di poter pianificare il proprio futuro, e rapporti di lavoro più regolari”. Il problema maggiore dei ragazzi italiani che vivono a Monaco di Baviera è l’incomprensione; molti di loro vorrebbero essere considerati per ciò che sono, persone in fuga da una crisi che i tedeschi non riescono a capire.

PREGIUDIZI DIFFUSI – Giovanni Pagliuca confessa a Sz come al momento viva grazie ai suoi risparmi, anche se è rimasto colpito dall’assistenza ricevuta dallo stato tedesco. ” Non ho mai pagato le tasse in Germania, eppure mi pagano il corso di lingua e mi offrono consulenze per la ricerca del lavoro. In Italia sarebbe l’opposto”. Sopratutto per molti accademici la Germania assomiglia ad un paese delle meraviglie dal punto di vista economico. Sono sopratutto i laureati ed i dottorandi che si trasferiscono tra Berlino, Monaco e Amburgo, quelli che in Italia vengono chiamati “cervelli in fuga”. “La Germania offre molto di più, non c’è sviluppo nel nostro paese”, dice Enrico Ercolani, un romano di 29 anni che si sta trasferendo dalla capitale a Monaco di Baviera per concludere il suo dottorato. Le condizioni economiche sono molto migliori, però vivere all’estero significa confrontarsi con i pregiudizi che per esempio i tedeschi hanno nei nostri confronti. I ragazzi intervistatati da Süddeutsche Zeitung sottolineano il disagio di doversi sentire rimproverare alcuni dei “difetti” del nostro paese, come la mafia o Silvio Berlusconi.

DISAGIO EMOTIVO – Angela Cancelliere, che vive da 3 anni nella capitale della Baviera rimarca come “la mafia sia sempre associata al sole ed alla pizza, gli stereotipi del nostro paese. Però io vengo da una zona, la Sicilia, dove la criminalità organizzata è la realtà, ed i tedeschi non hanno neanche idea di ciò che questo significhi”. La Cancelliere, così Pagliuca o la ventisettenne Roberta Ragonese, raccontano di un altro problema associato alla vita da “profugo dell’economia”: la solitudine. Pagliuca racconta con disagio delle sue camminate solitarie per il centro di Monaco, mentre la Ragonese evidenzia come da quando lavori in uno studio di architettura della città nessuno dei suoi colleghi l’abbia mai invitata fuori. “La lingua è un problema solo all’inizio, poi il vero scoglio è la mentalità altrui”. La mancanza di lavoro spaventa, ma una vita di solitudine non è una prospettiva rassicurante. Anche per questo Giovanni Pagliuca, così come gli altri giovani italiani ascoltati da Sz, rivelano di non essere sicuri della loro permanenza in Germania.