Tony Blair: “Diana era una manipolatrice come me”

Nel suo libro di memorie “A Journey”, l’ex primo ministro ripercorre il decennio passato a capo del governo di Londra. Per un...

Nel suo libro di memorie “A Journey”, l’ex primo ministro ripercorre il decennio passato a capo del governo di Londra. Per un diario che avrebbe già avrebbe ricevuto un anticipo sulle vendite di 4,6 milioni di sterline, non poteva mancare il capitolo Windsor.

Diana, Principessa del Galles era scesa in terra, affascinante e intelligente, ma anche testarda e incline a essere troppo emotiva”, scrive l’ex primo ministro Tony Blair nel suo libro di memorie. E, così come riportato dal Telegraph, ricorda un incontro con la principessa a Chequers, nel luglio del 1997, il mese prima che morisse, specificando di sentirsi a disagio per la relazione che Diana aveva con Dodi Al Fayed, ma che allo stesso tempo non poteva metterci il dito perché lei non amava parlare di quell’argomento.

“GIOCAVAMO COI SENTIMENTI DEGLI ALTRI” -Siamo stati entrambi, a modo nostro, manipolatori. Bravi a cogliere i sentimenti degli altri e istintivamente a giocarci su”. Ricordando quello che accadde nella drammatica notte in cui la Diana perse la vita, Blair afferma di essere stato svegliato alle 2 del mattino del 31 agosto, da un ufficiale di polizia ai piedi del suo letto il quale gli disse che Diana era stata ferita gravemente. Sapeva fin dall’inizio che le sue possibilità di sopravvivenza erano scarse e la notizia della sua morte gli fu data alle 4 del mattino. Poi, senza voler essere insensibile, afferma di aver voluto “gestire” la situazione e il dolore nella forma pubblica che sarebbe seguita.

PROTEGGERE LA MONARCHIA DA SE STESSA - Egli ricorda che fu tutto molto difficile perché non c’era nessun accordo per la morte di una persona come la Principessa del Galles e che preparò il suo ormai famoso discorso sul “People’s Princess” sul retro di una busta con l’aiuto di Alastair Campbell. Egli riteneva che la mancanza di una reazione della famiglia reale alla morte della principessa era pericolosa per loro stessi nell’affrontare una effusione così massiccia di dolore pubblico e si sentiva in dovere di proteggere la monarchia da se stessa. Così fece del suo meglio, anche se ad alcuni membri delle Istituzioni non piaceva chi egli fosse e cosa rappresentasse ( un riferimento indiretto al Principe Filippo? n.d.r.). Ritenendo di non poter essere così diretto con la Regina, per la gravità della situazione, parlò allora con il Principe di Galles, che avrebbe fatto da tramite. La Regina doveva fare una dichiarazione pubblica. E lei accettò .

QUELLA LEZIONE ALLA REGINA - Dopo il funerale, Blair partì per il weekend a Balmoral, dove si sentiva un po’ a disagio e trascorse molto tempo da solo con la Regina. Fu difficile per lei accettare la percezione pubblica sul fatto che lui le stesse dicendo cosa fare. Erano entrambi a disagio l’uno con l’altra. “Ho parlato con passione, della necessità di accettare le lezioni della vita. Mi preoccupavo che mi stesse trovando presuntuoso – lei era un po’ arrogante“. Ma alla fine del week-end la Regina ammise di aver imparato alcune lezioni. Un anno dopo la sua famiglia trascorse un fine settimana a Balmoral con Cherie, che volle portarci i bambini. Fecero un barbecue dove la famiglia reale serviva il cibo nei piatti. “Pensate che stia scherzando? – si legge nel libro – tu sei seduto davanti al tuo piatto vuoto e improvvisamente, la Regina sparecchia per te”. “Mr. Blair dice che ha parlato al Principe William che era ancora arrabbiato per la morte della madre. E ritiene che il Principe si senta oppresso dalla ‘prigione della tradizione ereditaria’“. Apperò, che democratici, questi Windsor.