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Natascha Kampusch rivive le sue prigioni

Ricordate la ragazza rapita a dieci anni e tornata alla libertà quando ne aveva diciotto? Natascha Kampusch è tornata alla vita nel 2006 e ha raccolto la sua esperienza in un libro “3096 Tage“, ovvero la conta dei giorni di prigionia per mano di Wolfgang Priklopil, morto suicida dopo la fuga della sua ‘creatura’. La testimonianza da libro è diventata un film e oggi Natascha racconta il suo nuovo destino.

IL RACCONTO – Il 2 marzo del 1988 una bambina di dieci anni si prepara per andare a scuola e durante il tragitto viene rapita da un uomo che ne vuole fare l’oggetto dei suoi desideri. La bambina scompare da Vienna per otto anni. Wolfgang Priklopil riesce a costruire un nido inquietante per nasconderla e viverla come se fosse una sua creatura, una proprietà, un animale domestico. Il racconto dell’esperienza arriva tutto da Natascha Kampusch che riuscirà a darsi alla fuga mentre l’uomo decide di farla finita: senza ‘l’oscuro oggetto’ la sua vita non ha più senso. Dall’esterno, la vicenda è talmente inaccettabile che viene definita come ‘un film’ ma è vita vera che al massimo può ispirare una pellicola, come infatti è accaduto e, a giorni, ci sarà la prima mondiale sulla sua storia. Come vive oggi la venticinquenne dal passato così travagliato?

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LA TESTIMONIANZA – “È come mille anni in carcere”, le parole di Natascha per descrivere la sua esperienza. La ragazza ammette a Kronen Zeitung di non sentirsi sollevata al pensiero del suo aguzzino morto, avrebbe preferito che fosse la Giustizia a condannarlo e non se stesso. “Non ti senti libera?” chiede il cronista e la ragazza ammette che non si sente affatto così perché è alla ricerca del senso della sua vita. Ha un fermaglio blu tra i capelli e dopo la prigionia l’ha trovato nella sua stanza di bambina, proprio dove l’aveva lasciato quando aveva dieci anni. Sta per debuttare il film che racconta la sua odissea da segregata “3096 giorni – Solo uno di noi può sopravvivere”, recita il sottotitolo della pellicola. La ragazza ha poi acquistato la casa per evitare che altri “vedessero il luogo del suo dolore”. Non chiama mai l’aguzzino per nome la lo definisce l’autore del reato e sui presunti abusi non conferma né smentisce, parla di “coccole” ma non chiarisce e “vuole essere lasciata in pace”.

VITA NEGATA – “Da bambina ero frustrata perché non riuscivo a fare niente per liberarmi dal rapimento, oggi posso” e infatti, Natascha è tornata in libertà proprio grazie alla sua forza d’animo che le ha permesso di non arrendersi e di tentare la via della fuga da quello che sembrava ormai un destino scritto per mano di un autore sadico.  La ragazza ha appena compiuto 25 anni e racconta di una festa privata e spiega che da piccola festeggiava “alla grande”. Sono parole fatte di ricordi rubati, immagini come flash interrotti per uno stacco durato otto anni, è come finire in una capsula da bambini e risvegliarsi adulti senza aver avuto confronti con l’esterno. “Ricordo ciambelle, coriandoli e torte di clown con crema alle mandorle. È terribile invecchiare”, dice Natascha che dalle elementari si è trovata a far fronte a una vita da adulta, avendo perso tutto quello che di solito è previsto nel mezzo.

IL FUTURO OGGI –  “Il film rappresenta solo parte della mia vita, copre solo un  aspetto, credo che possa apparire interessante visto da fuori” dice la ragazza costantemente monitorata da un team. È stressante vivere così? “È doloroso essere sotto la costante supervisione di qualcuno. Non mi sento libera nemmeno adesso ma è diverso, nel senso, che non mi è ben chiara la direzione che sta prendendo la mia vita”. Tutti hanno paura del futuro, figuriamoci chi ha alle spalle un passato del genere: “Trascorro le giornate a fare acquisti, a lavorare, incontro la mia terapeuta e discuto con lei delle mie preoccupazioni”. Alla domanda “Come ti vedi a cinquant’anni?” risponde: “Mi auguro di essere in buona salute e di aver vissuto tante esperienze interessanti. Mi immagino in una casa costruita da me, dove posso vivere e lavorare allo stesso tempo”. Kampusch non pensa molto all’amore e ha difficoltà a interagire con la realtà virtuale di Facebook “Ho respinto 1.300 amici, è un mondo artificiale in cui non mi sento a mio agio”. Il 25 febbraio 2013 in anteprima mondiale Vienna vedrà sugli schermi la vita di Natascha fatta di un dolore insostenibile solo ad immaginarlo, una straordinaria forza che potrebbe mettersi in cattedra a mostrare i meccanismi dell’esistenza e del coraggio di rinascere.

(Photo Credit/Express.de/Krone.at/Getty Images)