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Così muoiono i bambini in Siria

Sotto i colpi del conflitto interno siriano tra ribelli e forze di governo sono morte almeno 70 mila persone: questo è l’ultimo bilancio delle Nazioni Unite. La Siria sta pagando un prezzo altissimo per la sua libertà e mentre le bombe cadono, i cittadini abbandonano il paese verso i confini più vicini ma c’è chi resta e la Bild testimonia le loro vite in un reportage appena pubblicato.

IL CONFLITTO – Navi Pillay, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha segnalato l’aumento dei morti siriani salito a 70 mila: “Nell’ultimo rapporto erano già 60 mila, adesso il dato è salito probabilmente a 70 mila” ha detto Pillay in una riunione a New York, scrive lo Spiegel. “Dobbiamo fare qualcosa per questa violenza” ha continuato “il conflitto siriano ha avuto – e sta avendo – conseguenze disastrose”. Cosa fanno gli altri paesi per impedire questa tragedia? “Saremo giudicati per il modo in cui queste torture stanno accadendo proprio davanti ai nostri occhi”. Il punto, prosegue Pillay è che “La mancanza di un accordo sulla Siria e l’inattività hanno rappresentato una complicità al dramma e i civili hanno pagato un prezzo alto. A questo Consiglio e a chi occupa ruoli alti all’interno delle Nazioni Unite, verrà chiesto di rispondere in merito al nostro operato”. In solo sei settimane dall’ultimo rapporto Onu, le vittime sono salite a più diecimila. Ban Ki-moon, segretario Onu, spiega che ormai il conflitto va considerato sul tempo perché ogni giorno porta nuove morti. La carneficina non deve passare inosservata: è questo il messaggio che le Nazioni Unite vogliono far trapelare per muovere le istituzioni e l’opinione pubblica. Nel frattempo il conflitto siriano non si arresta e la Bild è andata sul posto per documentare la situazione che vede la morte all’ordine del giorno: è talmente diventata un’abitudine al punto che si teme non possa fare più notizia?

 

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I BAMBINI SIRIANI – La Bild ha inviato il giornalista Julian Reichelt a Aleppo, ecco cosa racconta di una giornata qualunque in città: “Alle 11:03 vedo i bambini giocare a calcio in un vicolo della città. Sono circa trenta, tra i cinque e i dodici anni, che inseguono la palla e insieme scherzano, ridono e piangono”. Potrebbe essere una normale scena vissuta in qualsiasi posto ma qui c’è un conflitto che da quasi due anni ha ridotto la Siria in ginocchio e i bambini lo sanno “Sanno bene di essere in pericolo, perché anche qui le forze di Assad hanno lottato contro i ribelli almeno per sette mesi – il giornalista si interrompe – ma all’improvviso si sente un fischio e poi un boato come il crollo di una casa e vedo una nube nera avanzare verso la città. Le truppe di Assad pochi minuti dopo iniziano a sparare proprio dove stavano giocando i bambini”. Si sentono urla e il sangue scorre ancora, l’inviato racconta infatti che dieci bambini muoiono sul colpo mentre venti restano feriti in modo grave. Gli uomini corrono e portano via i piccoli feriti in un negozio trasformato in una clinica di emergenza, li adagiano sulle piastrelle e li aiutano a respirare con l’ossigeno, le pareti intorno sono piene di sangue. “Guarda cosa stanno facendo per Assad! Sono solo bambini” urla un padre indicando la testa del figlio ferita da schegge. Tutti i bambini qui ‘ricoverati’ urlano e piangono di dolore, la scena è straziante. “Ci sono troppi bambini per solo dieci posti letto di emergenza. Ahmed ha undici anni e se ne sta seduto con le gambe insanguinate perché non c’è posto per lui”. Si avvicina un uomo che dice all’inviato: “Tu sei un giornalista, scrivi che abbiamo bisogno di aiuto e di medicinali”. Intanto, nell’edificio a fianco che prima era un garage, ci sono dieci piccole salme adagiate: sono quelle dei bambini morti poco prima.

ALEPPO DI SANGUE – Reichelt cammina per le strade di Aleppo e nota la polvere grigia che copre le foglie degli ulivi, le piante sono quasi tutte distrutte dalle granate. La città, un tempo vanto dell’impero ottomano, è praticamente distrutta. Solo negli ultimi dodici mesi sono morte 7.074 persone ma le strade sono ancora piene di vita, c’è chi resiste e nei mercati si trovano noci, arance, cipolle rosse. “Il fuoco non si è fermato per mesi” dice Abdelhaq, 34 anni, in fila per il pane che racconta come il prezzo sia salito da 20 centesimi a 1 dollaro, come del resto è toccato alla benzina: da 50 centesimi a 1 dollaro e 90. “I politici parlano, parlano ma non dicono mai cosa devono subire i nostri figli che qui devono crescere. Che ne sarà di loro? Che ne sarà del loro futuro se questo conflitto non accenna a fermarsi?” dice Ahmed Nasser, un mercante di spezie al mercato di Aleppo. Il giornalista racconta che i ribelli hanno appena fatto in tempo ad approfittare della luce del giorno per scavare dodici fosse al cimitero e prima di seppellire i cadaveri, li mostrano per dimostrare di “essere pronti a continuare” finché non si ottiene la libertà da Assad. Ad ogni costo.

 

(Photo Credit/Bild/Getty Images)