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I bambini rubati nel nome di Dio

La Spagna degli anni ’80 sottraeva neonati alle madri per darli in adozione, dando il via a una saga di rapimenti che ha per protagonisti personaggi della sfera cattolica ma la storia ha radici anteriori.

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IL CASO – A marzo dello scorso anno, è stata fermata Suor Maria Gomez Valbuena, che convinceva le madri in difficoltà ad affidarle i neonati e poi li rivendeva. La donna è solo uno degli accusati per gli “Stolen Babies” letteralmente “bambini sottratti”. Il Suddeutsche racconta le storie di quei bambini cresciuti e delle madri che cercano disperatamente di ritrovarsi ma non è semplice dopo tanti anni.

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LA RICERCA – Oliver Quiqert 47 anni fa è stato portato via dalle braccia della madre e a compiere l’atto, subito dopo la nascita, sono state le suore cattoliche che lo hanno consegnato ai suoi futuri genitori adottivi. L’uomo è riuscito ad incontrare la madre oggi settantenne. Dopo tanta fatica, è arrivato il lieto fine ma non va sempre in questo modo, infatti i primi casi documentati dai “SOS Bebés robados” risalgono agli anni ’90 e i bambini cresciuti hanno fondato l’associazione per ricavare informazioni in merito al loro rapimento. La denuncia riguarda circa 300.000 casi ma gli esperti parlano di una cifra più contenuta ma non per questo meno angosciante.

IL RAPIMENTO – Il rapimento organizzato ha una base ideologica, suore e preti cattolici implicati agivano per evitare “il peccato”. Il peccato era costituito dalle ragazze madri o da gravidanze extra-coniugali che non avevano vita facile sotto il regime del dittatore Francisco Franco. In seguito alla sua morte nel 1975, la pratica è proseguita sotto nuove forme, è il caso della suora imputata Maria Gomez. La donna, che ha 87 anni, ha lavorato per decenni presso l’ospedale di Santa Cristina a Madrid. A scoperchiare il vaso di Pandora, la denuncia di Maria Luisa Torres che nel 1982 partorì una bambina che la suora dichiarò prima morta e poi data in affidamento a una famiglia. La donna si rivolse alla suora perché in quel periodo assicurava di prendersi cura delle madri in difficoltà e offrì alla Torres una stanza per ospitare la piccola e la possibilità di andare a trovarla a suo piacimento e di riportarla a casa non appena risolte le sue problematiche. La Torres ha incontrato la figlia solo a cinquantatré anni e Pilar ne aveva trenta. La famiglia adottiva ha dovuto coprire “spese di agenzia” per 100.000 pesetas, equivalenti secondo la suora a “un piccolo aiuto”.

STORIA – El Pais ha seguito da vicino le indagini di alcuni bambini sequestrati e adottati e conferma di aver ricevuto più di 2.000 annunci di madri alla ricerca dei proprio figli. Quasi tutte si sono sentire dire dalle suore che i loro bambini “sono nati morti”. Sull’onda delle ultime scoperte, una di loro ha fatto riesumare la bara della sua bambina scoprendola vuota. Suor Maria non rilascia dichiarazioni e dice di aver agito seguendo “le leggi della religione”. Nel frattempo si esaminano le cartelle cliniche del passato, alcune manomesse dalla suora accusata anche di falsificazione di documenti. Il caso ha sconvolto la Spagna e si è pensato di creare una banca dati del DNA per confrontare le informazioni genetiche delle madri e dei figli, favorendo la ricerca.

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(Photo Credit/Getty Images)