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I giacimenti d’oro in fondo al mare (e non solo)

Sotto il mare c’è l’oro e molto altro, e adesso andiamo a prenderlo. Non va bene tra quelli della Anglo American e il governo della Papua Nuova Guinea, litigano sui costi del progetto Solwara1 e probabilmente la multinazionale mineraria se ne andrà altrove a tentare di scavare le sue prime miniere sottomarine. La società Nautilus, in possesso della concessione, doveva ricavare oro, rame e argento dal fondo del Pacifico, ma probabilmente per ora non se ne farà niente, perché oltre alla concessione la multinazionale ha pretese giudicate troppo esose dal governo e viceversa.

IL TESORO – In questa carta pubblicata dal sito della società francese Ifremer si può avere un’idea dei giacimenti conosciuti. Si tratta non di giacimenti tradizionali, ma di formazioni geologiche costruite dall’azione convettiva del calore che sale verso la crosta terrestre e che una volta giunta a contatto dell’acqua del mare si solidifica. Dai noduli ai camini polimetallici, si tratta in sostanza di concentrazioni elevate di minerali pregiati “distillati” dal calore e dalle correnti di lava e gas che alimentano i fenomeni tettonici e vulcanici.

LA CORSA ALL’ORO –noduli polimetallici sono il sacro graal dell’industria mineraria del futuro, che grazie alla convergenza tra i prezzi elevati delle materie prime e all’evoluzione delle tecnologie, sembra finalmente in grado di riuscire a mettere le mani su questi immensi depositi di minerale in maniera economicamente profittevole, anche se per ora non è chiaro con quali conseguenze per l’inquinamento dell’ambiente marino. Una vera e propria corsa all’oro declinata in chiave moderna, alla quale però prenderanno parte solo le grandi corporation o le le aziende statali cinesi e russe, le uniche che si possono permettere gli investimenti necessari a sfruttare questi depositi per la prima volta.

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