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“Vi racconto il mio vicino di casa: Hitler”

Edgar Feuchtwanger è un bambino di otto anni quando incontra il suo nuovo vicino di casa e non c’è bisogno di presentazioni perché il suo nome è noto in tutta la Germania: Adolf Hitler.

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LA STORIA – Il bambino è il più piccolo della famiglia ebraica dei Feuchtwanger, ragion per cui, trema al solo pensiero di  scontrarsi con lo sguardo di quell’uomo che sta seminando panico e violenza in Europa. Un pomeriggio esce con la tata e arriva l’incontro: Hitler indossa la solita giacca a vento e il cappello: “Mi ha guardato fisso negli occhi, non credo che mi abbia sorriso. Alcune persone si sono fermate e hanno gridato ‘Heil Hitler’ e in risposta ha alzato il cappello, prima di salire in macchina”, racconta Feuchtwanger alla BBC News.

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L’INCONTRO – Sono passati quasi ottant’anni ma l’uomo ricorda ancora quel momento: “Certo che sapevo chi fosse, ma come può saperlo un bambino di quell’età”, racconta lentamente Feuchtwanger che riconosce quanto possa risultare strano sentir parlare del responsabile dell’olocausto in questi termini. “È strano pensare che l’uomo che viveva nella mia stessa via fosse il responsabile dei disagi nel mondo  – e, dopo una pausa, continua il racconto a ritroso nell’infanzia – Ogni giorno passavo di fronte al suo appartamento per andare a scuola, faceva parte delle mie abitudini. Ogni giorno avevo la curiosità di incontrarlo e una volta mi sono avvicinato per leggere il nome sul campanello”.

IL NAZISMO – In quel tempo la dottrina nazista veniva impartita nelle scuole e si doveva assumere come una medicina: “Uno dei miei insegnanti ha disegnato una svastica sulla prima pagina del mio quaderno, con la matita e nella pagina successiva dovevamo scrivere la lista dei nemici della Germania. Il primo della lista era la Gran Bretagna, poi la Russia e gli Stati Uniti”. Poi la minaccia è cresciuta: “Sapevamo che il suo potere, prima o poi, avrebbe rappresentato una minaccia per noi ebrei” ha raccontato e, infatti, ricorda con dolore l’attimo in cui i nazisti hanno portato via suo padre che miracolosamente è tornato a casa, in pessime condizioni di salute ma vivo. Dopo questa brutta esperienza, la famiglia si è trasferita a Londra ma nel 1950 Edgar è tornato in quella strada a controllare se ci fosse un simbolo del passaggio del Führer ma il palazzo non aveva voce, solo ricordi.

 

 

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(Photo Credit/BBC News)