Erba sintetica, questa sconosciuta

Mi dicono dalla regia che devo scrivere qualcosa sul campo sintetico del Ciessekappaa di Moskwa la quale finanzia la redazione di Giornalettismo con rubli freschi in cambio di invidia e odio – pagati un tanto al chilo – da diffondere sull’internet al posto loro (loro i russi).

Il Ciessekappaa di Moskwa, come tutti avrete visto dalle immagini a pagamento o sentito dalle radio a gratis, gioca su un campo di erba sintetica di quarta generazione. Cosa significa erba sintetica? E quarta generazione? Urge un passo indietro: innanzitutto i campi sintetici differiscono dai campi naturali perché sono composti per lo più da materiali sintetici (come la gommapane, la gommapiuma, il latex, l’anal-lube, ecc.). In particolate, si parla di campi sintetici di prima generazione per la prima volta intorno al 1872: questi precursori erano costituiti molto ingegnosamente da fili di erba realizzati con carta (di quaderni a righe piccole) e incollati a mano su solette in calcestruzzo, armate a loro volta con una rete elettrosaldata (10×10, dm 6 mm). I pochi svantaggi fisici per gli atleti (abrasioni mortali sulle cosce per chi tentava una scivolata, fratture scomposte della colonna vertebrale con fuoriuscita di midollo spinale per chi tentava una rovesciata, accelerazione del processo di eliminazione delle cartilagini delle ginocchia e delle caviglie per chi tentava i colpi di testa) erano comunque abbondantemente superati da un grande vantaggio per lo spettacolo: i rimbalzi del pallone di cuoio sul campo ricordavano quelli della palla matta che gran parte degli spettatori trovavano in quelle macchinette mangialire fuori dai tabaccai quando erano bambini!

Dopo qualche anno (siamo nel 1994), causa riforma della sanità del governo Berlusconi I, che tagliò i fondi ai pronti soccorsi per le persone infortunate per svago, un pool di scienziati tecnonucleari propose l’erba sintetica di seconda generazione: sostanzialmente era uguale alla prima, ma l’erba di carta stavolta era riciclata e dipinta di verde (cosa che facilitava anche il riconoscimento delle righe bianche che delimitano le varie parti del campo di calcio). Purtroppo questa erba non durò a lungo, perché nel frattempo l’avvento di internet aveva portato alle stelle – per qualche motivo che disconosco – i prezzi dei quaderni a righe piccole, e quindi l’installazione di questi nuovi manti erbosi costava tipo un miliardo di dollari ed essi rimanevano tutti invenduti nelle cartolerie-smorzi per l’edilizia (il 1994 fu l’anno che vide la nascita e la fine repentina di tutte quelle piccole e medie imprese – sulle quali erano stati dirottati i finanziamenti tolti ai pronti soccorsi – che vendevano quaderni a righe piccole, sacchette di cemento e reti elettrosaldate).

Per un po’ di tempo non si parlò più di erba sintetica, fino al 2001, quando un inventore sguizzero, tale Graziano Puzzerstoffhen, brevettò l’erba sintetica di terza generazione. Grazie alle nuove scoperte sulla pericolosità dell’eternit come materiale da costruzione, il 2001 fu l’anno in cui fallirono moltissime aziende che producevano appunto eternit (la maggiorparte delle quali erano nient’altro che una riconversione a nuova attività di vecchie aziende che vendevano quaderni, cemento e reti elettrosaldate). Ma smaltire l’eternit costava più che produrlo, e dopo un tentativo fallimentare di spacciarlo come alimento ipocalorico (ma ricco di fibre), ecco che il Puzzerstoffhen ne acquistò una quantità gigantesca, e mediante un impasto con colle viniliche, resine epossidiche, polimeri espansi, granuli di liquerizia e saliva-dopo-aver-masticato-kiwi presentò al grande pubblico la famosa erba sintetica di terza generazione, da spalmare comodamente sui campi mediante cazzuole (anch’esse in eternit, comprese nel prezzo della fornitura insieme a un rumeno spalmatore). Il processo per strage cui fu sottoposto il geniale Puzzerstoffhen dopo la morte di migliaia di atleti, senza la benché minima prova che la sua erba provocasse il cancro fulminante, fu una macchinazione dei nardones sguizzeri che ancora oggi rimane come macchia indelebile per la libertà la democrazia e un’altra cosa che non mi ricordo. La medaglia d’oro al valore per la morte di cancro fulminate di migliaia di spalmatori rumeni risarcì solo in parte la sua memoria.

Ed infine, è nell’anno 2009 che l’erba sintetica di quarta generazione, quella usata (soltanto) dalla Ciessekappaa di Moskwa, vede finalmente la luce: composta di una miscela purissima di curdi, ceceni, georgiani, inguscezi, moldovi, giornalisti, polvere di nani di gesso da giardino, piroclastiti finissime del vesuvio, ¾ di martini, lime e un’oliva, impastata a mano dalla batiuska di putin, costo a mq: sette barili di petrolio più due escort italiane appena maggiorenni, rappresenta il fiore all’occhiello della tecnologia russa, solo che adesso che la Ciessekappaa di Moskwa è stata umiliata dall’inter il campo se lo possono dare bellamente in faccia e per ripagarselo dovranno invadere per lo meno la mongolia.

E’ rimasto poco spazio, quindi B11 molto veloce:

De Sanctis (portiere – Udinese): nonostante la benda sugli occhi e il braccio ingessato esce inviolato dalla sfida con la Juve. Voto: 8; Pasquale (difensore – Udinese): posto nel b11 di diritto questa settimana. Voto: 8; Burdisso (difensore – Roma): menare meno, menare tutti. Voto: 8; Cassetti (difensore – Roma): migliora di domenica in domenica grazie alla nuova pettinatura. Voto: 8; Valdes Zapata (centrocampista – Atalanta): la serie B ti aspetta, caro il mio eroe. Voto: 8; Motta (centrocampista – Inter): vittima dell’erba sintetica di 4° gen. Voto: 8; Ricchiuti (centrocampista – Catania): quando gioca si capisce meglio di quando scrive. Voto: 8; Pizarro (centrocampista – Roma): how bizarre! Voto: 8; Mascara (attaccante – Catania): non lo farei mai sposare a mia figlia (se ne avessi una) però gli farei battere le punizioni al posto mio (se avessi delle punizioni da battere). Voto: 8; Maxi Lopez (attaccante – Catania): al cacao. Voto: 8; Di Natale (attaccante – Udinese): fuori luogo in questa settimana, ma non potevo mettere certo l’agnello sagrifigale Balotelli. Voto: 8; All. Delneri (Sandoria): si fa crescere i baffi per nascondere le lettere che gli mancano in bocca. Voto: 8