Cino Tortorella, conduttore di trasmissioni Tv, è stato colpito venerdì sera da un’ischemia cerebrale. Dopo ore di paura per la sua vita, si è ripreso. Il peggio è passato, le sue condizioni si sono stabilizzate anche se è ancora ricoverato sotto osservazione nel reparto di neurologia dell’ospedale Sacco di Milano.
Cino Tortorella non è un presentatore televisivo qualunque: perché tutti i bambini di ieri (e molti di quelli di oggi) lo conoscono come il mago Zurlì, il presentatore dello Zecchino d’Oro, il festival di canzoni per bambini dell’Antoniano che molti di noi hanno guardato ed amato. Confessiamolo: siamo stati tutti bambini.
Difficile dimenticare “Il valzer del moscerino”, i “44 gatti” in fila per sei con resto di due, “Popoff”o più recentemente “Il coccodrillo come fa” o “E’ meglio Mario”. Lo Zecchino d’Oro è uno dei programmi musicali per ragazzi più importante al mondo ed è l’unica trasmissione televisiva al mondo ad essere stata dichiarata dell’Unesco Patrimonio dell’Umanità.
Lo Zecchino d’Oro nasce da un’idea di Cino Tortorella, il mago Zurlì, geniale come tutte le idee semplici. Quella di far cantare dei bambini, mettendoli senza rete al centro della scena, “approfittando” della loro freschezza, schiettezza, genuinità. Quella freschezza e genuinità che ci portano alla verità in modo intuitivo ed irrazionale, guardando le cose con lo stupore e la meraviglia del fanciullino presente in un cantuccio dell’anima di ognuno di noi. Quella che ogni adulto vorrebbe veder conservata per sempre in sé, e che purtroppo spesso la vita si porta via.
Ma Cino Tortorella non è solo il mago Zurlì. E’ anche il deus ex machina della Zecchino d’Oro: un’idea indovinata, un progetto complesso, una macchina che muove soldi ed interessi e che a volte solleva qualche polemica, come quelle che puntualmente alimenta “Striscia la Notizia”, dove coraggiosi inviati d’assalto attaccano i “poteri forti” scoprendo scandali terribili, come i pacchi di Affari tuoi o le vendita di enciclopedie per i concorrenti dello Zecchino. Inchieste da verificare (più di un genitore ha difeso il conduttore dicendo “a noi nessuno ha mai chiesto nulla”) ma che casualmente se la prendono quasi sempre con le trasmissioni della “concorrenza”.
Però Cino Tortorella quest’anno, allo Zecchino d’Oro che si è svolto pochi giorni fa con la vittoria de “La doccia col cappotto”, non c’era. Ma non per via di questa storia: perché da qualche anno, con l’arrivo del nuovo direttore, Frate Alessandro Caspoli, le cose all’Antoniano sono cambiate. Mariele Ventre è morta, Topo Gigio si è messo a fare la pubblicità progresso anti influenzale. Alla Rai le trasmissioni per bambini non piacciono da un pezzo. E anche la “tv dei ragazzi” che accompagnava i pomeriggi degli italiani, con trasmissioni forse un po’ deamicisiane ma non prive di intelligenza, è scomparsa.
E anche allo Zecchino d’Oro si è voluto rinnovare: i bambini, assoluti protagonisti di decine di edizioni di successo assieme al mago Zurlì, sono finiti in secondo, terzo, quarto piano. Cino Tortorella ha visto il “suo” giocattolo snaturato, trasformato in una specie di “talent show”. La trasmissione patrimonio dell’Umanità, fatta di bambini per i bambini è diventata una passerella di bambini fatta per adulti, o al limite per bambini da far crescere in fretta. Cino Tortorella si è sentito messo da parte, ha brontolato, proprio come quei nonni che girano per casa e che nessuno ha voglia e tempo di ascoltare. E il mago Zurlì è morto. L’hanno ucciso.
Cino Tortorella invece guarirà: perché ha 77 anni, ma è uno tosto. E sicuramente spiegherà – se gli sarà permesso, visto che prima di sentirsi male aveva minacciato di incatenarsi ai cancelli di Mediaset se Striscia la Notizia non gli concedeva il “diritto di replica” – le circostanze che gli vengono contestate. Ma non è per questo che l’Antoniano e la Rai lo hanno messo da parte, relegandolo in un cantuccio.
In un cantuccio, che non è quello dell’anima di fanciullino, ce l’hanno messo la Rai, l’Antoniano e Mediaset. E tutti coloro che in politica, in Tv, nella società hanno decretato qualche anno fa la scomparsa del passato e quella del futuro, in nome di un’idolatria dell’eterno presente che rinnega la vecchiaia per evitare di fare i conti con la memoria e che ha distrutto l’infanzia per non riflettere sul futuro.
Nel paese delle culle vuote, dove i bambini sono costretti a fare i “piccoli adulti” e gli adulti fingono di restare eterni bambini, non c’è posto per lo Zecchino d’Oro di una volta, per Topo Gigio e per il mago Zurlì. Meglio le tette al vento delle veline di Striscia la Notizia, i talent show e un bel Tg con notizia virtuali firmato Minzolini. Al limite, un posto – magari dopo una bella causa giudiziaria e una conciliazione amichevole – si potrà trovare anche per un guarito Cino Tortorella. Ma solo se aggiusta un po’ il colore dei capelli, si fa un ritocchino di lifting e si veste in giacca e cravatta.























Raiset e l’Antoniano hanno ucciso il mago Zurlì…
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Tutto mi sarei aspettato, su Giornalettismo, salvo che trovare un pezzo sul buon tempo antico che se ne va. Vien da chiedersi: quanti anni hai, Cipiciani? Se meno di 45, sei davvero un fenomeno. Io ne ho 49, ricordo benissimo lo Zecchino d’Oro e la sensazione di sfruttamento che trasmetteva alla mia (troppo) delicata sensibilità di bambino timido, che mai e poi mai sarebbe andato a cantare in pubblico, salendo su una piattaforma fatta apposta per farti arrivare al microfono ma soprattutto per farti sentire “più grande”. E ricordo, più grandicello, i racconti di mamme frustrate il cui figlio aveva tentato invano di scalare le durissime e non sempre chiarissime selezioni bandite dai frati dell’Antoniano. Trovo che dallo Zecchino d’Oro alle veline il passo è diretto e inevitabile quanto la transizione dalla DC a Berlusconi. E, da 49enne, non posso che confessare che le veline con le tette al vento (dettaglio desiderabile, ma che non risulta agli atti: quello era lo Smaila di “Colpo grosso”) mi garbano di più del frustrante Zecchino della mia infanzia. A ogni epoca i suoi bambini.
Ciao Marcello, grazie per l’interessante commento
Comincio dicendoti che ho 46 anni, da poco compiuti e che non mi sento nè sono un fenomeno…^_^
Ognuno ha , naturalmente, i suoi ricordi. Non sono mai stato un fan dello Zecchino d’Oro, e non era mia intenzione fare un pezzo sul buon tempo antico che se ne va.
Lo Zecchino d’Oro, come ho scritto, è una fantastica idea di un geniale manager che fa cantare dei bambini, mettendoli senza rete al centro della scena, “approfittando” (che non è proprio un complimento, né un inno alla “nostalgia dei tempi andati, non ti sembra?) della loro freschezza, schiettezza, genuinità. Ed è anche “una macchina che muove soldi ed interessi e che a volte solleva qualche polemica”. Lungi da me e da Giornalettismo difenderlo in quanto tale, quindi.
Quello che volevo esprimere non è un elogio del “tempo antico”, che non era effettivamente un granché, come dici tu. Ma – e qui le nostre opinioni credo divergano – dire che quel tempo antico secondo me aveva un briciolo di dignità – in Tv e in politica – che oggi si è persa definitivamente.
Tu invece vedi una continuità tra passato e presente. Bene. io vedo una cesura: per me la Tv e l’Italia democristiane (che pure non erano il massimo, anzi personalmente mi facevano pure un po’ schifo) erano molto diverse (e “migliori”) da quelle “berlusconiane” di oggi.
Una volta avevamo Campanile sera, o più avanti Non stop o al limite Quelli della domenica e anche certe edizioni di Canzonissima (quella con manfredi, o con Cochi e renato, per esempio), e adesso abbiamo il grande fratello, o “Amici” o Lucignolo.
E se devo scegliere tra le due italie e le due Tv, posto che è una scelta del meno peggio, non ho dubbi.
Ah, un ultima cosa: da 46enne le donne mi piacciono. E pure molto. L’esposizione del loro corpo (di cui Striscia mi sembra faccia abbondante uso, poi anche queste sono opinioni) mi fa schifo. Molto più dell’”approfittare” dell’ingenuità di un bambino mandato a cantare su un palco. Anche se pure quello non è certo ciò che ho sognato di fare e/o di far fare ai miei figli.
Grazie ancora.
Un sorriso 46enne
C.
Caro Comicomix, ti ringrazio per avermi dato la soddisfazione di saperti nella mia stessa fascia d’età.
Ciò premesso (e vale soprattutto per me, ovviamente) temo che il percepire la “cesura” tra vecchio e nuovo e il preferire “Campanile Sera” a “Affari tuoi” dà più conto del nostro incedere anagrafico che di un reale stato dei fatti. Per il 20-30 enne di oggi, “Affari tuoi” E’ l’equivalente del “Campanile”. Se ben ci pensi, anche Tangentopoli ha qualcosa di romantico rispetto a ciò che accade oggi: allora gli accusati si vergognavano sul serio e volte non reggevano, con conseguenze tragiche. Te l’immagini oggi un Amorese o un Moroni che si suicidano, sapendo che ciò di cui li si accusa risulta indifferente o gradito al 55% degli italiani?
Non è un appiattire storico a tutti i costi, ma la consapevolezza che la percezione di un complessivo peggioramento della morale è un tratto caratteristico della senilità. Per questo mi sforzo di mantenermi sintonizzato con i tempi e dico che le tette al vento in tv (ma non al Moulin Rouge, che ha una tradizione) mi fanno senso perché sono io strano e non perché la morale peggiora.