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Dall’avvocato Claudia del Re riceviamo e pubblichiamo

STUDIO LEGALE DEL RE – SIRIANNI

Maddalena Claudia del Re
Avvocato
email avvmaddalenadelre@alice.it
PEC maddalenaclaudiadelre@legalmail.it

C.F. DLRMDL66T58H501F
P.IVA 11004451008

20129 Milano – Viale Premuda,16
02.66.95.066 fax 02.66.93.801

00192 Roma – Via Germanico, 107
06.36.98.75 fax 17.84.41.46.00

Domenico Sirianni
Avvocato
email studiolegalesirianni@interfree.it
PEC domenico.sirianni@milano.pecavvocati.it

C.F. SRNDNC58S10H579B
P.IVA 12360590157

20129 Milano – Viale Premuda,16
02.66.98.08.67 fax 02.66.93.801

20021 Baranzate (MI) – Via 1° Maggio, 16
02.38.20.02.35 fax 02.66.93.801

Rettifica ai sensi dell’art. 8 L. stampa
La sottoscritta avv. Maddalena Claudia del Re, in qualità di rappresentante e difensore della sig.ra Paola Barale espone quanto segue:
in data 28 giugno 2012, sul sito internet denominato giornalettismo.com precisamente al seguente indirizzo web http://www.giornalettismo.com/archives/388523/maurizio-costanzo-e-paola-barale-nellindagine-sulla-cocaina-a-mediaset/
è pubblicato l’articolo intitolato “Nomi dell’indagine sulla cocaina a Mediaset”.
Nel sommario si legge: “Maurizio Costanzo e Paola Barale citati nelle intercettazioni”.
Viene trascritta in parte, con evidenti omissioni, una conversazione telefonica tra tale Marco Damiolini e Raffaele Laudano nella quale, tra l’altro, il Damiolini racconta: “l’amico mio ha preso 12 anni di galera perché lavorava con Maurizio Costanzo. Davide Caffa, lui gli dava la barella… (cocaina) alla Barale, a Costanzo, ad ogni Buona Domenica … Gli dava due etti e mezzo. Gliela pagavano profumata… È successo… E ha preso 12 anni”.
Successivamente si precisa nell’articolo che per gli inquirenti però si tratta di millanterie o leggende metropolitane.
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La signora Paola Barale con la presente richiesta di rettifica formale precisa di non aver mai conosciuto o incontrato le persone citate nell’articolo a parte, ovviamente, il signor Maurizio Costanzo.
I fatti narrati nella intercettazione telefonica riportata dall’articolo messi tra virgolette in cui viene citata la signora Barale, sopra integralmente richiamati, sono falsi e in ogni caso la signora Barale ne è del tutto estranea e non la riguardano assolutamente.
Si precisa inoltre che la pubblicazione della suddetta intercettazione, con la pubblicazione del nominativo della signora Paola Barale, riportato anche nel sommario dell’articolo, è lesivo della dignità e del decoro della signora Paola Barale poiché, con superficialità e leggerezza dell’articolista, la stessa viene collegata al mondo della droga, all’inchiesta che ha visto diversi arresti anche di dipendenti della società Mediaset, lasciando intendere al lettore un coinvolgimento giudiziario della famosa conduttrice televisiva nella suddetta inchiesta.
La pubblicazione è vieppiù lesiva perché del tutto gratuita; essa, si ribadisce, riferisce fatti di un’intercettazione telefonica non corrispondenti al vero; risalenti nel tempo; non attuali e pertanto del tutto privi di interesse pubblico per il lettore. La signora Paola Barale, infatti, ha lavorato nella trasmissione “Buona Domenica” citata fino all’anno 2001.
In ultimo il giornalista ha inteso pubblicare, come ha pubblicato, l’articolo in questione senza interpellare la signora Paola Barale sui fatti narrati.
Per quanto sovraesposto, la signora Paola Barale ha subito e continua subire dalla pubblicazione del suddetto articolo danni gravi alla immagine e alla reputazione.
Si chiede pertanto a codesta spettabile testata on-line di voler pubblicare la presente rettifica ai sensi dell’art.8 della legge sulla stampa, e di voler altresì eliminare integralmente il richiamo del tutto gratuito alla signora Paola Barale nel suddetto articolo.
Con riserva di tutelare tutti i diritti della mia assistita Paola Barale nelle competenti sedi giudiziarie.
Si insiste per la pubblicazione della presente rettifica ai sensi dell’art. 8 della Legge sulla stampa.
Milano, 29 giugno 2012
avv. Maddalena Claudia del Re

risposta della redazione:

Facciamo presente di aver riportato, come del resto tantissimi altri sul web e sui quotidiani del giorno dopo, le frasi contenute in intercettazioni già agli atti citandole come falsità e leggende metropolitane a cui gli stessi inquirenti non credevano.