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“Il terremoto durerà ancora a lungo”

La faglia africana continua a premere contro quella eurasiatica. E c’è come una curiosa propaggine, una lingua di placca africana che si spinge fino al nord dell’italia, costeggiando il dorso orientale degli appennini. E finisce in Emilia, proprio nell’area di Finale Emilia, Mirandola e l’Alto Modenese. Sono le zone piagate dal terremoto di una settimana fa e di ieri, sono le aree colpite dalla distruzione di questi giorni. Per le quali c’è una spiegazione scientifica forse a lungo ignorata.

QUESTIONE DI FAGLIE – Ci sono i complottismi dell’Haarp. E poi c’è l’Istituto di Geofisica e Vulcanologia.

 

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Che tenta di dare una spiegazione, come nell’articolo pubblicato da Repubblica.

La pressione dell’Africa sull’Europa è diretta verso nord-nordest e fa corrugare la roccia degli Appennini contro la Pianura Padana, come quando spingiamo un tappeto verso una parete. «La linea di faglia corre tra est e ovest in maniera irregolare, suddivisa in tanti pezzetti e pezzettini» — spiega Gianluca Valensise, dirigente di ricerca dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). «Come in un domino, la rottura di un frammento può innescare una tensione nel frammento che si trova accanto. Sarà sufficiente questa tensione a scatenare un’altra scossa, e quando? Questo non lo sappiamo mai in anticipo. Quel che possiamo dire è che un fenomeno sismico su una faglia a volte innesca sulla faglia vicina un conto alla rovescia che può durare giorni, anni, magari millenni. Prima o poi però l’orologio arriva all’ora zero».

E’ come un tappeto che si corruga, spinto verso la parete del muro. Si creano delle onde, dei rigonfiamenti, che fanno tremare la terra. Spiegano gli scienziati che si tratta dei cosiddetti “terremoti a grappolo”: lo sciame sismico, dicono ora gli esperti, non dovrebbe farci stare molto tranquilli.

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