Eugenio Maria Luppi
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Eugenio Maria Luppi non si scusa per il saluto fascista e dice che stava solo salutando in tribuna

Eugenio Maria Luppi si è cancellato da Facebook dopo aver chiesto falsamente scusa per aver esultato con il saluto romano e con la maglietta nera con lo stendardo della Repubblica sociale italiana a Marzabotto. Il giocatore del 65 Futa aveva creato una forte polemica per un gesto che più scellerato non avrebbe potuto fare. Dopo gli adesivi di Anne Frank in maglia giallorossa Luppi ha pensato bene di superare gli ultrà della Lazio per simpatie nazifasciste, offendendo le vittime del più grave eccidio subito dall’Italia nella Seconda Guerra mondiale.

LE FALSE SCUSE DI EUGENIO LUPPI PER IL SALUTO FASCISTA A MARZABOTTO

Luppi e il 65 Futa, dopo che l’esultanza fascista del calciatore è diventata un caso nazionale dopo la ferma condanna del comune di Marzabotto, hanno scritto due lunghi messaggi di scuse sul profilo Facebook della squadra dilettantistica.  Il 65 Futa si è scusato rimarcano come nessuno dei suoi dirigenti si fosse accorto della maglietta indossata da Eugenio Maria Luppi, mentre il calciatore ha mostrato di esser pentito, per quanto con un post davvero contorto.  «Ho lasciato passare un terribile messaggio di cui sono totalmente pentito e dispiaciuto. So che nessuna mia parola potrà cancellare né il mio sconsiderato gesto né il dolore che esso ha causato. Ma era mio dovere morale scusarmi. Sono consapevole di aver recato offesa non solo alle associazioni partigiane e antifasciste ma a tutta la comunità di Marzabotto. Ho agito con leggerezza senza pensare alle conseguenze che questo mio gesto avrebbe scaturito tanto a livello personale quanto comunitario». Eugenio Maria Luppi ha però smentito le sue scuse in una intervista a Repubblica, in cui afferma il contrario di quanto scritto sulla pagina Facebook di 65 Futa. Scomparsa dal social media, così come ha fatto Luppi col suo profilo personale, visti gli insulti ricevuti.

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EUGENIO MARIA LUPPI DICE DI NON ESSER STATO COMPRESO IN UN SALUTO NORMALE A MARZABOTTO

A Repubblica il calciatore dice praticamente il contrario di quanto affermato sulla pagina Facebook della sua squadra. «La verità è che sono stato male interpretato. Non ho fatto nessun saluto romano, il braccio non era teso, stavo semplicemente salutando la mia morosa e mio padre che erano in tribuna». Luppi poi si supera negando perfino che la maglietta con l’aquila fascista simbolo della Rsi fosse un messaggio politico. «No, nessuna rivalsa politica, nessuna questione di nessun tipo, la politica non c’entra, avevo questa maglia normalissima e l’ho messa. Non c’era nulla di premeditato». Il giocatore ha detto che un politico di centrodestra di Marzabotto lo aiuterà a trovare un avvocato per difendersi, anche se sinceramente sembra che gli serva un altro tipo di consulenza.

 

Foto copertina: ANSA/ YOUTUBE