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Felipe non potrà più giocare a rugby perché non ha il vaccino anti-tetano

Felipe è un bambino come tanti altri, con la passione – insolita per un ragazzino della sua età – per il rugby. Si ispira ai suoi campioni, ha i capelli lunghi come l’idolo Martin Castrogiovanni. Sogna di giocare, un giorno, nella nazionale italiana. Da qualche tempo, però, non può più maneggiare la palla ovale insieme agli altri bambini. Felipe, infatti, non ha presentato la certificazione dell’avvenuta vaccinazione contro il tetano, resa obbligatoria della Federazione Italiana Rugby da questa stagione. Conseguenza, ovviamente, della legge sui vaccini fortemente voluta dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Il bambino, quindi, è stato di fatto estromesso dalla sua squadra.

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BAMBINO TETANO RUGBY, LA DENUNCIA DELLA MAMMA

La denuncia è stata fatta dalla mamma, Elisabetta Pevarello, che ha usato i social network per lanciare questa battaglia. Secondo la donna, nell’escludere il figlio dalla squadra di rugby di Bassano del Grappa, non è stata presa in considerazione nessuna liberatoria prodotta dalla famiglia.

«Iniziamo con l’estromettere i bambini dalle scuole, dagli ambiti sportivi, poi? – scrive la mamma in un post che è stato ripreso dalla pagina Facebook Sistemi innati e abilità specifiche – Ci metteranno a sedere negli ultimi posti degli autobus? Ci faranno indossare una lettera scarlatta per riconoscerci? Avremmo nelle piazze delle città più belle d’italia due fontanelle dove poter bere vaccinati e non vaccinati? Le scuole diversificate già ci sono, cosa succederà ancora?».

BAMBINO TETANO RUGBY, CI SARÀ QUALCHE SPIRAGLIO?

La mamma del bambino teme che decisioni come queste possano scatenare estremismi e paure: «L’ignoranza – continua – genera paura che a sua volta genera odio che a sua volta genera intolleranza e violenza e tutto questo è l’antitesi della libertà, unica strada verso l’evoluzione». Felipe, per il momento, guarderà i suoi idoli in tv, mentre si passano la palla all’indietro. Correrà insieme a loro con la fantasia e schiaccerà l’ovale in meta. Senza capire, probabilmente, quale sia il responsabile che gli impedisce di farlo per davvero.