ndrangheta in lombardia
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La mappa (e gli affari) dei clan della ‘ndrangheta attivi in Lombardia

I punti di contatto tra ‘ndrangheta e mondo imprenditoriale e politico emersi dall’inchiesta che oggi ha portato all’arresto del sindaco di Seregno (Monza Brianza) e di altre 23 persone è solo l’ultimo segnale, la conferma, di un’operosità della criminalità organizzata in Lombardia particolarmente forte. L’operazione odierna, che riguarda diverse attività illecite, dal traffico di droga alle estorsioni e alla corruzione, dimostra ancora una volta come i clan di origine calabrese, oltre a mettere le mani sugli affari prettamente criminali, siano riusciti a penetrare negli anni anche nel tessuto amministrativo locale. Le  relazioni semestrali del Ministero dell’Interno al Parlamento sull’attività svolta e i risultati conseguiti dalla Dia (la Direzione Investigativa Antimafia) descrivono bene il nuovo scenario.

‘NDRANGHETA IN LOMBARDIA, STRUTTURA IN CONTATTO CON LA CALABRIA

Secondo l’ultimo rapporto, relativo alla seconda parte del 2016, l’importanza strategica della Lombardia ha fatto sì che la ‘ndrangheta vi insediasse, come anche in Liguria, una struttura di riferimento regionale, denominata appunto ‘la Lombardia‘. È una sorta di ‘Camera di controllo’, un organismo di coordinamento e di comunicazione con la ‘casa madre’ reggina (rappresentata dal ‘Crimine di Polsi‘) e sovraordinata rispetto alle locali (i piccoli gruppi di ‘ndranghetisti) della zona.

 

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‘NDRANGHETA IN LOMBARDIA, MAPPA DEI CLAN

Gli interessi della criminalità organizzata calabrese in Lombardia risultano sempre più stratificati. Si passa dall’edilizia alla ristorazione e alla gestione di locali notturni: attività che, insieme al traffico di stupefacenti, hanno facilitato l’infiltrazione e il radicamento nella società lombarda, soprattutto a livello istituzionale ed economico, spesso con la compiacenza e il sostegno reciproco o addirittura l’assoggettamento di appartenenti al mondo istituzionale ed imprenditoriale. Uno dei casi più significativi è l’operazione ‘Underground’ che lo scorso anno ha riguardato un sodalizio criminale costituito da imprenditori bergamaschi e calabresi finalizzato alla corruzione e alla acquisizione di subappalti di opere pubbliche, tra le quali anche la linea ferroviaria che collega i terminal 1 e 2 dell’aeroporto di Malpensa. Nell’ambito dell’operazione non sono stati contestati reati di mafia ma i magistrati hanno riscontrato tuttavia una contiguità con famiglia di ‘ndrangheta, come quelle del Macrì-Commisso di Siderno (Reggio Calabria) e i Piromalli e i Mulè di Gioia Tauro (sempre nel Reggino).

Negli stessi mesi un’altra operazione, denominata ‘Rent’, che ha interessato le province di Milano, Mantova, Bergamo, Brescia, Bologna, Catania e Reggio Calabria, ha portato al sequestro di un patrimonio di circa 15 milioni di euro riconducibile ad alcuni imprenditori del Nord ritenuti contigui alle cosche Coluccio-Aquino di Marina di Gioiosa Ionica (Rc) e Piromallo-Bellocco di Rosarno (Rc). Dalle indagini sono emersi anche interessi nella realizzazioni di opere all’Expo 2015 come le infrastrutture di base e i padiglioni di Cina ed Ecuador.

Altri sequestri della Dia, ai danni di un imprenditore che aveva sviluppato attività tra Milano e Catania, hanno invece fatto emergere gli interessi sul territorio lombardo dei clan Pesce-Bellocco e Condello. Ma significativa è anche l’operatività della locale di Laurena di Borrello, formata dalle famiglie del reggino Ferrentino-Chindamo e Lamari, della ‘ndrina Grande Aracri di Cutro (in provincia di Crotone) e della cosca Marrazzo di Belvedere Spinello (ancora nel Crotonese). Nel basso Milanese intanto è risultata attiva, tramite la famiglia Ietto, la locale di Natile di Careri (Rc). In provincia di Brescia si registrano nel traffico di droga interessi della famiglia Franzè di Fabrizia (Vibo Valentia). Per quanto riguarda la Brianza, poi, la Dia ha segnalato l’attività di affiliati alla locale di Seregno. Mentre nel Pavese emersi interessi del clan Arena di Isola Capo Rizzuto (Kr). Va poi segnalata l’operazione ‘Pecunia Olet’ riguardante il traffico di proventi illeciti, nell’ambito della quale sono stati effettuati sequestri per circa 10 milioni tra Italia e Svizzera e che ha fatto emergere interessi delle famiglie reggine Facchineri di Cittanova (Rc) e Feliciano di Oppido Mamertina (Rc) su più province (Brescia, Bergamo, Como, Milano e Mantova).

La relazione della Dia sul primo semestre dello scorso anno racconta che la Lombardia è anche rifugio di criminali in fuga. A maggio 2016 a Lodi Vecchio (Lo) è stato arrestato un latitante che si era sottratto all’esecuzione di una misura cautelare emessa dal Tribunale di Reggio Calabria. Era contiguo alla cosche Alvaro di Sinopoli (Rc) e Pesce di Rosarno (Rc). Un’operazione della Polizia compiuta nel mese di marzo ha invece dato atto del reimpiego di capitali proventi di traffico di droga da parte delle famiglie Marando, Romeo e Calabrò, un riciclaggio avvenuto anche con l’acquisto di una farmacia in una zona centrale di Milano avvalendosi dell’operato di un direttore di un ufficio postale calabrese. Infine, sempre in relazione al traffico di stupefacenti, l’operazione ‘Mar Jonio’ conclusa dai Carabinieri ad aprile: a Milano è stata disarticolata un’organizzazione composta da calabresi contigui alla cosca Ruga-Loiero-Metastasio di Monasterace (Rc).

(Foto: fermo immagine da un video diffuso dai carabinieri del Comando provinciale di Milano. Credit: ANSA / US CARABINIERI)