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Dossier Emanuela Orlandi, il dietrofront della famiglia: da «documento verosimile» a «polpetta avvelenata»

«Da 35 anni subiamo queste situazioni che partono da certi personaggi e poi finiscono nel nulla. La ferita non si è mai chiusa». Inizia così la dichiarazione di Natalina Orlandi, sorella di Emanuela, alla trasmissione Chi l’ha visto in onda ieri sera su Rai Tre, a proposito del dossier presentato alla stampa da Emiliano Fittipaldi, giornalista de L’Espresso. Nel documento sarebbero state indicate le spese per il mantenimento e il trasferimento di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana scomparsa nel 1983 e che, secondo lo stesso documento, sarebbe stata in vita fino al 1997.

DOSSIER ORLANDI DIETROFRONT FAMIGLIA, LE PAROLE A CHI L’HA VISTO

«C’è gente che ne approfitta – rincara la dose Andrea Ferraris -, persone esterne che hanno dato continuamente indizi senza nessun fine. Inoltre, questi indizi non sono mai arrivati alla famiglia. Perché portano i documenti ai giornalisti? È ancora più imbarazzante. Noi pensiamo che sia una polpetta avvelenata».

Insomma, la famiglia Orlandi sembra non credere alla veridicità del documento, facendo leva proprio sulle contestazioni che sono state fatte in questi giorni in merito alla lettera: il nome sbagliato del cardinale Louis Touran, l’errore nel titolo con cui vendono indicati i cardinali (Sua Riverita Eccellenza, al posto di Sua Eccellenza Reverendissima), l’assenza di qualsiasi timbro o filigrana riferibile allo Stato Vaticano, l’impaginazione scorretta.

DOSSIER ORLANDI DIETROFRONT FAMIGLIA, IL POST DI PIETRO ORLANDI SU FACEBOOK

Eppure, all’uscita del documento, la famiglia sembrava essere propensa a seguire questa pista. Pietro Orlandi, l’altro fratello di Emanuela, aveva scritto su Facebook «Il muro sta crollando», come commento a un articolo a proposito dell’uscita del dossier.

DOSSIER ORLANDI DIETROFRONT FAMIGLIA, LE PAROLE DELL’AVVOCATO

E lo stesso avvocato Laura Sgrò – contattata da Giornalettismo – aveva parlato di «documento verosimile» e aveva affermato che la famiglia era a conoscenza della sua esistenza sin da inizio anno. Sempre dai microfoni di Giornalettismo, inoltre, aveva chiesto alla magistratura di aprire il fascicolo e aveva fatto un appello a Papa Francesco perché potesse aiutare nella ricerca di una verità «non negoziabile». Nel corso della trasmissione, invece, anche l’avvocato sembra fare retromarcia: «Non sono in grado di dire se il documento è vero o falso – dichiara Laura Sgrò davanti alla telecamere di Chi l’ha visto – ma in un verso o in un altro lo reputo inquietante. Ci sono tanti elementi che portano a pensare che sia un falso, sia per il suo contenuto sia per come è composto».

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Insomma, intorno alla vicenda sembra esserci tanta confusione. La stessa che, del resto, ha caratterizzato gli ultimi 35 anni. Non resta che riportare il duro appello di Federica Sciarelli, in chiusura del segmento della puntata dedicata a Emanuela Orlandi: «La speranza resta quella che qualcuno che si veda vicino all’Inferno intenda confessare e rivelare la verità, in modo tale da non essere così vigliacco da andarsene senza dire cosa sia successo a questa 15enne».