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Gli animalisti ai cacciatori: «Quest’anno non aggiungete al fuoco degli incendi quello dei fucili»

«Cacciatori, quest’anno non sparate», è l’appello di una cordata di associazioni animaliste – LAV, Lipu, Lndc-Lega nazionale per la difesa del cane – agli appassionati di arte venatoria. Lo rivolgono in una lettera aperta, indirizzata in modo particolare ad Arcicaccia e Federcaccia. Una richiesta, quella rivolta dagli animalisti ai cacciatori, che arriva al termine di una stagione in cui a causa degli incendi gli animali hanno già sofferto molto.

Ci ritroviamo da sempre su fronti opposti ma tutti quanti, oggi, siamo davanti a un’emergenza naturalistica senza precedenti. Appellandoci al vostro senso di responsabilità vi chiediamo, quest’anno, di rinunciare alla caccia. Non sparate, non aggiungete il fuoco dei fucili a quello che ha devastato tanta parte d’Italia. La caccia in queste condizioni sarebbe davvero un ecocidio.

Non sono solo gli incendi ad aver messo a rischio la fauna italiana: l’inverno scorso è stato segnato da temperature particolarmente rigide e l’estate che ne è seguita è stata tra le più calde e meno piovose di sempre. «Diverse regioni, di questi tempi, hanno richiesto lo stato di calamità naturale. Possibile che nessuna istituzione – si chiede su Repubblica la presidente LNDC Piera Rosati – abbia ancora messo in dubbio i calendari venatori, che rischiano addirittura di incombere con le preaperture concesse in deroga da tanti amministratori?».

«SOSPENDETE LA STAGIONE DI CACCIA», L’APPELLO AI CACCIATORI, DOPO QUELLO A GENTILONI

Una settimana le associazioni animaliste e ambientaliste – Enpa, Italia Nostra, Lac, Lav, Lipu e Mountain Wilderness – hanno inviato al premier Gentiloni, ai ministri dell’Ambiente, dell’Agricoltura e dell’Interno, una lettera per chiedere di annullare la stagione di caccia 2017/2018 «alla luce dei danni provocati anche alla situazione degli animali selvatici dagli incendi boschivi che ormai da settimane tanno interessando gran parte del Paese».

Gli incendi hanno distrutto più di 85mila ettari di territorio e uniti alla gravissima siccità che ha investito la nostra penisola, stanno creando enormi danni all’economia nazionale e all’ambiente, comportando anche difficoltà per l’approvvigionamento idrico e alimentare delle città. Una situazione che non ha eguali in Europa e che sta determinando gravissime ricadute sulla vita degli animali selvatici. È intollerabile che in un contesto nazionale di tale drammaticità, nel quale diverse Regioni hanno richiesto o si accingono a richiedere lo stato di calamità naturale, nessuna istituzione abbia messo in dubbio l’apertura della caccia; e come se non bastasse le Regioni aggiungono danno al danno concedendo tre settimane in più di caccia grazie alle preaperture.

ANIMALISTI: «LE REGIONI FAVORISCONO SEMPRE LA LOBBY DEI CACCIATORI»

La lettera delle associazioni animaliste e ambientaliste seguiva quella inviata in precedenza dal Wwf al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e ai presidenti delle Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria, Valle D’Aosta e Veneto per chiedere che la stagione di caccia quest’anno non fosse aperta come al solito in maniera anticipata a partire da settembre.

La cordata di associazioni che si è rivolta al governo spiega che lo ha fatto «considerato il perdurante sbilanciamento delle Regioni a favore della lobby venatoria» e sottolinea che il governo «ha piena competenza amministrativa per poter intervenire con adeguati atti contingibili e urgenti ai sensi della Legge 59/1987, allo scopo di tutelare gli animali selvatici, gli habitat e l’ambiente in generale così come disposto dalla nostra Carta Costituzionale».

Foto copertina: ANSA