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«Vi racconto le 4 ore che hanno ucciso mio figlio in ospedale»

Raffaele Scafuri racconta le ultime ore di vita del suo Antonio, 23 anni di Torre del Greco, morto la mattina del 17 agosto
nel reparto di rianimazione dell’ospedale Loreto Mare di Napoli, dove era arrivato in codice rosso la sera prima, per un brutto incidente stradale con la moto. Antonio è morto per ritardi e litigi nel reparto. Ad avvalorare questa tesi la denuncia del dottor Alfredo Pietroluongo, responsabile del Pronto soccorso del Loreto Mare.

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I LITIGI DEL PERSONALE NEL RACCONTO DEL PADRE DI ANTONIO SCAFURI

Racconta Scafuri al Corriere:

«Me lo hanno ucciso. Mio figlio era lì che moriva e intanto al pronto soccorso litigavano per decidere quale infermiere dovesse accompagnarlo in ambulanza per fare l’AngioTac. Qualcuno dovrà pagare per quello che è successo, non posso rassegnarmi a questa morte assurda». (…) «È certo —accusa— che seppure preso in carico dalla chirurgia, è rimasto parcheggiato in pronto soccorso per ore».
«All’arrivo in ospedale — aggiunge— inizialmente lo hanno assistito, poi è stato steso su un lettino in attesa di effettuare
quella Tac che avrebbe evidenziato eventuali problemi ai vasi sanguigni. Antonio aveva fratture multiple e l’emoglobina in discesa, si temeva un’emorragia interna,ma lui era sempre lì sul lettino». Quindi ulteriori attese, mentre i medici delle urgenze pressavano per il trasferimento.
E qui il paradosso: quale infermiere avrebbe dovuto accompagnarlo in ambulanza? «Tra i paramedici di turno sembrava non esserci accordo, erano tutti occupati a fare altro. Saranno state le 4 del mattino quando ho perso la pazienza e ho alzato la voce — ricorda il padre — solo a quel punto medici e infermieri si sono messi d’accordo, dopo che li avevamo visti litigare». Al giovane vengono trasfuse quattro sacche di sangue, è evidente che c’è un’emorragia interna ma non si riesce a localizzarla.
Pietroluongo fa presente al collega di chirurgia che occorre fare presto, ma nemmeno la sua preoccupazione
serve ad abbreviare i tempi. Così, dopo una burrascosa telefonata tra i due, il primario chiede aiuto all’ispettore
sanitario e si riesce finalmente a trovare un infermiere per il trasferimento. Antonio viene trasportato al vicino
ospedale, su un’ambulanza priva dirianimatore. Intanto le sue condizioni peggiorano e lo sottopongono ad altre due trasfusioni, poi con i risultati dell’esame viene rispedito al Loreto Mare e sono ormai le 8 del mattino.

Oramai era troppo tardi…

«In quel momento— dice il padre— hanno informato me e mia moglie che si trovava in rianimazione e che i risultati delle analisi erano favorevoli».
Invece tutto precipita. «Ci fu consentito di vederlo solo dopo le 15 — accusa il padre — quando era già deceduto. Era freddo, segno che era morto da tempo. Ci dissero che aveva avuto tre infarti»

(in copertina foto ANSA)