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Migranti e ong, parla il prete indagato: «Ho sempre lavorato alla luce del sole»

«Ho sempre lavorato alla luce del sole. Soprattutto dal 2011 in poi, da quando è scoppiata la rivolta in Libia e ho cercato di coordinare l’evacuazione dei profughi rimasti intrappolati nelle varie città libiche verso la Tunisia. Quanto ricevo una richiesta di aiuto come prima cosa avviso la Guardia Costiera Italiana e quella libica, quindi non capisco proprio da cosa nasca l’accusa». parla così don Mussie Zerai, il prete eritreo che ha speso una vita al fianco dei migranti, nel 2015 candidato al Premio Nobel per la Pace, oggi indagato dalla procura di Trapani per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nell’inchiesta sulle ong e su presunti legami tra organizzazioni e trafficanti di uomini. In un’intervista rilasciata al quotidiano Il Manifesto il sacerdote, fondatore dell’Agenzia Habeshia per i diritti dei migranti, dice di non aver ancora scoperto su cosa di basano le accuse nei suoi confronti.

 

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DON ZERAI: «NON HO NESSUN SEGRETO»

«Dalle carte che mi sono state consegnate – dice – non risulta nessuna accusa specifica. Aspetto che gli avvocati capiscano meglio di cosa si tratta». Don Zerai dice di aver avuto contatti in questi annin «se non proprio con tutte» le ong, «con molte di loro». «Sicuramente – ha spiegato nell’intervista al Manifesto – con Msf, Moas, Sea Watch e Watch the Med che non è un’ong con navi come le altre, ma fa un servizio di raccolta dati e informazioni via telefono. Solitamente quando ricevevo una richiesta di soccorso come prima cosa avviso sempre la Guardia Costeira italiana e quella maltese prima ancora delle ong. Siccome poi la Guardia costiera mi ha sempre chiesto di dare conferma scritta alla telefonata invio anche una mail. Questo è il modo in cui ho sempre comunicato. Nessuna chat segreta, come è stato scritto o chissà cosa. Non c’è nulla di segreto». Nessun contatto con i volontari delle Jugend Rettet. «Che io ricordi non ho mai comunicato direttamente con loro», dice il sacerdote.

(Foto Zumapress da archivio Ansa. Credit: Benoit Doppagne / Belga / ZUMAPRESS.com)