campi libici per i migranti irregolari
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L’inferno dei campi libici per i migranti irregolari

I campi libici per i migranti irregolari fermati in Libia o intercettati nel Mediterraneo e riportati indietro sono centri di detenzione, dove le condizioni igieniche e di vita sono quelle di un girone infernale: persone ammassate le une sulle altre, circondate dai loro stessi escrementi, donne che partoriscono per terra e acqua razionata per tutti.

Oggi la Stampa ricostruisce le informazioni di cui possiamo disporre sui 34 campi libici per i migranti irregolari (sono solo quelli noti, precisa il quotidiano) che sorgono tra Tripoli, il Nord-Ovest del Paese e Sebha. In totale ospitano 8 mila persone e sono ufficialmente sotto il controllo dell’autorità per la lotta all’immigrazione clandestina, ossia Tripoli.

NEI CAMPI LIBICI PER I MIGRANTI IRREGOLARI TORTURE E ABUSI SESSUALI

Tutte le altre informazioni provengono dai tre organismi internazionali che vi hanno parzialmente accesso: l’agenzia Onu per i rifugiati Unhcr, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) e Medici senza Frontiere. La Stampa si è fatta raccontare cosa accada dentro i campi libici per i migranti irregolari proprio da chi li ha visitati.

«Entriamo più volte alla settimana in una ventina di centri (…), possiamo testimoniare condizioni inaccettabili», racconta il direttore dell’Ufficio di coordinamento per il Mediterraneo dell’Oim Federico Soda, reduce da un’audizione al Comitato parlamentare su Schenger. Tutte le strutture dipendono dal governo, insiste, ma diverse sono gestite da milizie e si tratta verosimilmente di quelle interdette agli stranieri. «Parliamo della Libia come se fosse un corpo omogeneo con un’unica catena di comando. Non è così. Nei campi vide l’arbitrio, la situazione cambia da un luogo all’altro, alcuni migranti ci dicono di essere stati picchiati per soldi, altri di aver subito torture o abusi sessuali, altri denunciano malnutrizione».

NEI CAMPI LIBICI PER I MIGRANTI IRREGOLARI PARTI ED ESCREMENTI

L’ultimo dei campi libici per i migranti irregolari visitato da Soda, tre mesi fa, è a Tripoli. La descrizione che ne fa è agghiacciante: «È una specie di caserma con un muro introno e un cortile a cielo aperto con le baracche. Dentro ci sono decine di uomini, donne, bambini, mamme che partoriscono da sole: tutti insieme, alcuni sulle poche brandine e altri in terra. Non c’è ventilazione, la luce filtra da finestre molto piccole, i bagni sono pochi e gli escrementi sono ovunque. Ero lì per rimpatriare 176 uomini e una trentina di donne: una minima parte dei detenuti stipati in uno spazio più che sovraffollato».

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MEDICI SENZA FRONTIERE DENUNCIA MANCANZA DI ACQUA NEI CAMPI LIBICI PER I MIGRANTI IRREGOLARI

La Stampa ha trovato conferma delle condizioni disumane dei campi libici per i migranti irregolari anche nelle parole dell’Alto commissario Onu per i Rifugiati Filippo Grandi e nelle denunce del dell’Unhcr, che – nonostante abbia lasciato la Libia nel 2014, ha accesso a 15 centri, dai quali nel 2016 ha ottenuto il rilascio di 578 persone. Anche lo staff di Medici senza Frontiere, che visita circa 1.300 detenuti al mese, parla di «disponibilità quotidiana d’acqua in quantità minima per bere o lavarsi, correnti interruzioni di corrente elettrica, cure mediche permesse in un ambiente altamente militarizzati e non sempre in piena libertà».

Ma allora perché non creare centri gestiti direttamente dall’Unhcr in collaborazione con gli altri organismi internazionali, una struttura tipo quelle dell’Oim in Niger? La risposta è corale: «In Libia oggi è impossibile raccogliere il consenso per una scelta del genere. Intorno ai centri di detenzione girano troppi soldi, i migranti sono un business da assai prima che raggiungano il Mediterraneo»

Foto copertina: ANSA/UFFICIO STAMPA OXFAM