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Atleti-schiavi: dall’Africa ai paesi del Golfo, la tratta dei giovani campioni

Gli promettono soldi, una casa, una macchina: basta poco per convincere giovani e spesso poco istruiti atleti africani a cambiare federazione sportiva e a trasferirsi nei paesi ricchi grazie al petrolio, come Qatar, Bahrein e Azerbaigian. In patria la competizione per arrivare in nazionale è spietata, così sono molti quelli che accettano di partire. Le promesse però non vengono mantenute: una volta giunti a destinazione vengono resi atleti-schiavi: gli viene ritirato il passaporto, non vedono i soldi promessi, non hanno la libertà di uscire e spesso sono costretti a ingurgitare droghe per migliorare le loro prestazioni. Capita addirittura che gli vengano sequestrati anche i premi in denaro che si conquistano in competizione.

L’INCHIESTA DEL GUARDIAN SUGLI ATLETI-SCHIAVI

Il Guardian ha pubblicato un’inchiesta sulla tratta degli atleti-schiavi dall’Africa. Un lavoro curato insieme all’emittente pubblica tedesca ARD e ad Holland Media Combination. Alla base vi sono i dati curiosi sul numero di richieste di cambio di federazione ricevute dalla IAAF – l’associazione internazionale delle Federazioni di atletica leggera – prima delle Olimpiadi di Rio: “In un solo giorno ne sono arrivate 25 – scrive il Guardian – molte di queste senza un evidentemente motivo, eccetto il cinico tentativo di nazioni ricche di petrolio come Qatar, Bahrein e Azerbaijan di aumentare le loro chance di vincere medaglie sul palcoscenico mondiale”.

I SUCCESSI DEGLI ATLETI AFRICANI CHE HANNO CAMBIATO FEDERAZIONE

E i risultati effettivamente arrivano: la scorsa estate ai Campionati Europei di Amsterdam, la Turchia ha dominato il medagliere, con 12 atleti saliti sul podio: 6 di loro erano ex atleti kenioti. Ha ambizioni simili anche il Kazakhistan, che per il Campionato del Mondo che inizia a Londra proprio oggi punta tutto sui suoi atleti nati in Africa. O ancora i successi del Bahrein: il piccolo paese del Golfo ha conquistato le prime medaglie olimpiche l’hanno scorso ai Gioghi di Rio. L’atleta di origine keniota Ruth Jebet è salita sul gradino più alto del podio nei 3.000 siepi, competizione per cui detiene anche il record mondiale. Mentre la sua collega Eunice Kirwa, anche lei keniota naturalizzata bahreinita, ha conquistato l’argento nella maratona.

ATLETI-SCHIAVI, PASSAPORTO RITIRATO APPENA SI TRASFERISCONO

Il Guardian ha intervistato alcuni atleti che hanno fatto la stessa scelta, come Leonard Mucheru, un corridore keniota, che si è trasferito in Bahrain nel 2003: “Ho iniziato a sentirmi uno schiavo”, ha detto, “Quando sono arrivato in Bahrain  ho capito che non mi avrebbero mai accompagnato in un negozio o a divertirmi. Volevano solo prendere il mio passaporto. Ho detto loro di no, perché avevo bisogno di inviare soldi alla mia famiglia. Ma mi hanno risposto che non potevo mai lasciare la stanza dell’hotel”.

Atleti-schiavi, a cui vengono promessi soldi e regali in caso di successo, ma di fatto costretti a vivere una vita priva di libertà. E se il successo non arriva è anche peggio. “Ho fatto il meglio che potevo per l’Azerbaigian“, racconta al Guardian Lily Abdullayeva, 26enne atleta etiope. Una carriera finita, a causa di un infortunio al tallone curato male dalla federazione di adozione. “Ho lavorato sodo e corso bene, ma alla fine mi hanno trattata come spazzatura”.

Lily, che si è allenata in Azerbaigian dal 2009 al 2013, ha provato a denunciare quello che le è capitato, ma la Federazione azera ha negato ogni responsabilità: “E’ vero che la signora Lily Abdullayeva ha partecipato alle competizioni atletiche in Azerbaijan tra il 2009 e il 2013. Tuttavia, è bene mettere in chiaro che lei non aveva alcun contratto con la Federazione di atletica azera, ma competeva per singoli club sportivi e ha ricevuto tutti i premi in denaro”. E a proposito di quanto Lili riferisce sul doping impostole: “Troviamo totalmente inaccettabile che lei continui a muovere questo genere di accuse, che danneggiano la reputazione della Federazione di atletica e dei suoi ex allenatori”.

Foto copertina: l’atleta keniota naturalizzata barenita Ruth Jebet al termine delle 3000 siepi al Diamond League di Shanghai, il 13 maggio 2017. Credit Image: © Wang Lili/Xinhua via ZUMA Wire