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La bufala dell’attentato di Londra e della complicità della polizia

La notizia (preoccupante) è che basta un video postato sui social network per gettare ombre sul lavoro della polizia nella lotta al terrorismo e ottenere un ampio apprezzamento. Si pongono delle domande azzardando improbabili collegamenti e si disorientano centinaia o migliaia di utenti, conquistando però una valanga di like e condivisioni. Nelle ultime ore si è diffuso su Facebook un filmato, realizzato da Andrea Tosatto, nel 2013 candidato M5S al Senato e autore di alcuni inni del Movimento, che alimenta il sospetto di una complicità delle forze dell’ordine nell’attentato terroristico di tre giorni fa a Londra.

ATTENTATO LONDRA, DISINFORMAZIONE VIA FACEBOOK

Quanto accaduto nella capitale britannica è noto. Sabato sera, poco dopo le 22 locali, tre terroristi a bordo di un furgone hanno investito alcuni passanti che passeggiavano sul London Bridge e, dopo essersi schiantati contro un pub, sono usciti dal veicolo iniziando ad accoltellare i passanti. Nell’attacco sono complessivamente morte 10 persone, compresi i tre assalitori, che sono stati uccisi grazie ad un tempestivo intervento della polizia. Ebbene, con il video di Tosatto, che vanta oltre 60mila fan su Facebook, si sostiene che «tutto quello che ci stanno raccontando non ha alcun senso». Il filmato mostra alcune persone, «presumibilmente poliziotti», «che vengono riprese mentre nascoste dietro un furgone della polizia si cambiano i vestiti», indossandone altri «diversi dalla divisa», ad esempio «pantaloni mimetici e maglietta nera». Subito dopo viene mostrata la foto di uno dei terroristi a terra dopo essere stato colpito dagli agenti con addosso «pantaloni mimetici e maglietta nera». Si pone, dunque, l’interrogativo: «Anche ammettendo che i poliziotti si siano vestiti in questo modo per infiltrarsi meglio tra i terroristi per combatterli in maniera più efficace, come avrebbero potuto sapere in anticipo in che modo i terroristi veri si sarebbero vestiti?».

Insomma, la ricostruzione ufficiale dell’attentato terroristico sarebbe smentita o, almeno, messa in dubbio da una coincidenza legata all’abbigliamento di uno dei terroristi. Ma non solo. Nel video si chiede come mai, se «l’Islam proibisce i tatuaggi», l’attentatore fanatico ne avesse diversi sul proprio corpo. Un terrorista «che arriva ad immolarsi per la religione non offenderebbe mai le regole della religione stessa», è il ragionamento. Ma una serie di fantomatiche ‘anomalie’ dell’attentato vengono segnalate anche nel post che accompagna il video: i terroristi hanno utilizzato un solo furgone quando potevano utilizzarne tre, potevano attaccare in un luogo più affollato, non avevano bisogno di bombe finte alla cintura, hanno causato poche vittime. Sono le stesse domande che vengono poste sull’attentato al mercatino di Natale: «C’era bisogno di andare fino a Berlino per fare dodici vittime? Sarebbe bastato mettere il camion di traverso ad un passaggio a livello o guidarlo contro mano in una strada qualsiasi e il danno sarebbe stato molto maggiore».

Insomma, tutti gli attentati sarebbero organizzati da una mano occulta, da quelli che «stavolta hanno pisciato proprio fuori dal vaso». Chissà, forse Khuram Shazad Butt, 27enne pachistano, capo della cellula non era per niente uno jihadista radicalizzato. E non lo era nemmeno Rashid Redouane, trentenne mezzo libico e mezzo marocchino, radicalizzato nel 2013. Così come Youssef Zaghba, 22 anni, figlio di un marocchino e un’italiana, che già un anno fa fu fermato all’aeroporto di Bologna mentre cercava di prendere un volo per raggiungere la Siria.

(Foto da video Facebook)

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