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Voucher aboliti? Ora 2 su 3 rischiano il lavoro nero

Per due terzi di coloro che utilizzavano i voucher c’è ora il rischio di ritorno al sommerso, al lavoro nero. È quanto emerge da uno studio realizzato dalla Fondazione studi dei Consulenti del lavoro secondo la quale i principali utilizzatori dei buoni lavoro aboliti di recente dal governo sono stati pensionati, disoccupati e lavoratori dipendenti che arrotondavano rispetto all’occupazione principale.

VOUCHER ABOLITI, RISCHIO DI RITORNO DI SOMMERSO E LAVORO NERO

Secondo la Fondazione anche il lavoro intermittente, pur modificato abolendo i limiti di età, non può risolvere il problema del ritorno del sommerso perché avrebbe tutte le caratteristiche del lavoro dipendente con costi e burocrazia molto più alti rispetto ai ticket. L’indagine sui dati Inps, affermano gli autori, «impone una riflessione politica urgente per evitare che tutti questi soggetti finiscano per alimentare quel lavoro sommerso reso visibile proprio grazie all’utilizzo dei voucher. Pensionati, lavoratori dipendenti e disoccupati, per motivi vari, oggi non possono che essere occupati ‘occasionalmente’ solo tramite uno strumento normativo con le caratteristiche simili al buono lavoro. Allo stato attuale, neanche il lavoro intermittente ‘modificato’ sarebbe utile, poiché destinato all’utilizzo da parte di aziende, cioè da parte soggetti che non hanno utilizzato i voucher in maniera prevalente come inizialmente sostenuto dai principali detrattori».

 

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VOUCHER ABOLITI, MANCANO ALTERNATIVE VALIDE

Secondo le elaborazioni dei Consulenti del lavoro sui dati Inps solo il 37% dei 1,38 milioni di utilizzatori di buoni nel 2015 (circa 509.500 persone) aveva come unica fonte di reddito i voucher mentre gli altri 870mila avevano oltre fonti di reddito (lavoro dipendente, pensione o disoccupazione). L’abolizione integrale della disciplina può risultare poco favorevole – si legge nello studio – soprattutto per quelle categorie di lavoratori che utilizzavano i voucher in maniera genuina per rispondere ad effettive esigenze di lavoro occasionale, saltuario e limitato nel tempo, e che adesso rischiano di trovarsi senza alternative valide.

I consulenti ricordano che per le imprese non ci sono nei casi di lavori occasionali valide alternative rispetto ai voucher. Il contratto a tempo determinato, ad esempio,  oltre a dover avere una durata seppur minima ha bisogno di una programmazione oltre all’intervallo di tempo tra un contratto e l’altro. Il contratto di somministrazione, invece, ha un costo orario della prestazione che supera anche del 50% quello del lavoratore ‘voucherista’. Il contratto intermittente, poi, è pur sempre un rapporto di lavoro subordinato con costi orari tra il 40% e il 60% superiori al costo del singolo voucher. Ma si prevedono difficoltà anche per le famiglie, che non sono attrezzate per provvedere agli adempimenti formali previsti per la formalizzazione di un rapporto di lavoro, e che potevano trovare nel voucher uno strumento flessibile e semplice per richiedere prestazioni lavorative di piccolo cabotaggio, tipiche delle esigenze familiari.

(Foto: ANSA / ETTORE FERRARI)

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